A Lashargar abbiamo curato 66 mila persone…La lettera di una volontaria di Emergency
martedì, aprile 13th, 2010Mi è giunta questa lettera di una volontaria di Emergency. La pubblico. Giudicate voi. Sessantaseimila interventi medici a Lashargar, che oggi Emergency ha dovuto abbandonare…
Quindi, ad ora, non esistono ancora notizie ufficiali sullo status dei nostri colleghi: sono in stato di fermo? Sono stati arrestati? Di cosa sono accusati? Se sono accusati di qualcosa, avranno diritto a vedere un avvocato? Dove si trovano? Quando potranno parlare le loro famiglie o con la sede di Emergency?
Avrebbero organizzato un attentato contro il governatore nel proprio ospedale? Dopo una vita così, per aiutare gli altri, per uccidere il governatore avrebbero fatto saltare in aria il proprio ospedale, uccidendo i propri pazienti, i loro parenti, i colleghi, gli amici?
Le notizie si susseguono, a ripetizione. L’ultima me la segnalano mentre sto scrivendo: il portavoce del governatore ha dichiarato che “lo staff di Emergency ha amputato senza motivo le mani dei soldati dell’esercito afgano per renderli disabili”. E questo no, non lo dovevano dire: accusarci di un crimine in sala operatoria? A chi posso consegnare tutte le cartelle cliniche dei nostri pazienti dal 2004 a oggi? Un perito di fama internazionale che goda della fiducia di tutti, ad esempio, che possa dimostrare carte alla mano che non si è mai svolto un singolo intervento inutile. Amputazioni non necessarie? Avete presente la chirurgia di guerra? Oppure, semplicemente, perché le autorità e i giornalisti non provano a chiederlo ai soldati, come erano conciate le loro mani quando (se) i nostri chirurghi hanno dovuto amputarle, esattamente come in Afganistan bisogna amputare tante, troppe mani di bambini, vittime di tutti i delinquenti che fanno la guerra.
L’accusa è che curiamo i talebani? Leggete sul sito di Emergency le storie dei pazienti ricoverati. A nove anni si è talebani?
E se anche fossero talebani, i maschi adulti a cui non chiediamo la carta d’identità quando si presentano feriti nel nostro ospedale? Li cureremmo comunque, come curiamo i soldati afgani, le donne e gli uomini, i sunniti e gli sciiti, quelli a cui piace il football e quelli a cui piace la
buskashi. Li cureremmo perché siamo medici e questo è il nostro dovere. Non lo dico io, non lo dice Emergency: lo dice la Convenzione di Ginevra, il giuramento di Ippocrate, il diritto, l’umanità.Forse ho tralasciato qualche accusa: scusate, sono stanca, e preoccupata. E sapete come funzionano queste cose, no? La smentita di una bufala non ha mai lo stesso rilievo della bufala quando esplode nei nostri televisori. Il danno rimane. Forse è questo che vogliono, anche se poi saranno costretti – perché i nostri sono innocenti – a lasciare cadere ogni accusa: avranno screditato Emergency, pensano.
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