Victor Basterra e i suoi quattro passaporti per Gelli. Le foto che inchiodano i militari golpisti dell’Argentina. Mercoledì a Garbatella

venerdì, giugno 4th, 2010

Victor Basterra ha raccontato questa mattina davanti alla I Corte d’assise di Roma le torture che ha subito dentro la scuola della marina militare a Buenos Aires negli anni della dittatura.
Ma ha anche riferito dei quattro passaporti falsi che fu costretto a fare nel 1982, in quanto valente tipografo e fotografo, per Licio Gelli. Una deposizione che ha consentito di chiedere l’acquisizione nel processo della lista P2 di cui come Gelli faceva parte anche il capo dell’Esma, l’ammniraglio Emilio Massera accusato di tre omicidi di immigrati italiani.
Basterra come gli altrirtestimoni sentiti, da Graciela Ojeda a Munù Actis Guetta a Susana Burgos, ha raccontato come funzionava la “picana” elettrica. Nudo, incappucciato, su una rete metallica con la “picana” infilata in un dito e gli elettrodi sparsi su tutto il corpo, bocca, occhi, narici, interno delle braccia, gemitali. Ma quello che ricorda con più disgusto è quel cappuccio rigido e puzzolente che gli infilavano in testa, rigido e puzzolente per il sangue raggrumato uscito dalla testa dei torturati che l’avevano preceduto.
Basterra fu anchge minacciato di essere torturato con sua figlia, una bambin a di pochi mesi messa nuda su di lui, a sjuon di scariche elettriche. Poi per fortuna la sua compagna e la bambina furono rilasciate.

Lui è rimnsto per quattro anni dentro l’Esma, è stato l’ultimo prigioniero ad essere liberato. E per quattro anni ha fatto il fotografo e il tipografo per i militari. Ma è riuscito a trafugare foto dei golpisti, ottanta scatti che è riuscito a portare fuori dalla caserma dell’orrore. E insieme ha trafugato anche 13 foto di detenuti che sono poi diventati “desaparecidos”. Come Josephina Miraflor, Fernando Brodsk, iIda Adad (qui sopa da sinistra a destra), Enrique Arreti, Elsa Martinez, Pablo Lepiscopo, Juan Carlos Chiaravalle,  Graciela Alberti…
Eccola la vendetta di Basterra. Documentare l’orrore. Una foto di una scheda da lui ritrovata, quella di Anna Maria Martinez detenuta dal ’77, è finita negli atti processuali: riguarda Massera, l’accusato, che resse l’Esma fino al dicembre del 1978.
E’ un processo di dolore, quello che si celebra a Roma per la morte dei due Pogoraro e per quella di Maria Angela Aieta. Prossime uydienze ilo 27 e il 28 settembre.
Basterra mercoledì alle 18 alla Casetta Rossa di Garbatella parlerà di queste foto. Per non dimenticare.

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