Lello Perugia, era sopravvissuto vendendo una camicia bucata a Katowice…

mercoledì, novembre 24th, 2010

E’ morto Lello Perugia, il Cesare della “Tregua” di Primo Levi. Aveva 85 anni, era il Cesare di Primo Levi, è così che a volte si presentava: “Sono Lello, anzi il Cesare della Tregua…”. La Tregua, quel giro per mezza Europa dopo essere sopravvissuti al  lager (nella mappa il percorso fatto da Primo Levi fino a Torino) , per tornare a casa…La cerimonia funebre domattina alle 10 al Tempio, a Roma. Se ne va uno scampato dall’orrore dei lager, un uomo con  una lunga storia.

E’ nel quinto capitolo della “Tregua” che Levi parla di Cesare, un commerciante ambulante di Roma con cui era andato a vendere oggetti al mercato di Katowice, e che saarebbe diventato compagno di viaggio per il protagonista. Cesare impara qualche parola polacca per riuscire a vendere una camicia bucata e una penna rotta. Poi dice a Levi, un torinese, uno perbene, laureato in chimica: “A compà, fame resciutte , sennò questi svagano er bucio”. Il buco, insomma, questi se ne accorgono.

Perché Levi l’ha chiamato Cesare? Nessuno lo sa. La Tregua è un bellissimo libro che inizia là dove finisce “Se questo è un uomo”, racconta la fuoriuscita dall’inferno di Auschwitz e il ritorno a casa, nella lontanissima Torino. Un ritorno poco lineare, si passa per Bielorussia e Balcani, prima di tornare in Italia. E in  mezzo ci sono grandi incontri come quello con Cesare…

Cesare ovvero Lello Perugia era un romano di San Lorenzo, vendeva roba per strada, dopo l’8 settembre aveva fatto il partigiano, quando l’avevano preso in Abruzzo però in invece di smarcarsi ci aveva messo un carico da undici: “Sono ebreo”, aveva rivendicato.

Ecco come era finito nel blocco di Monowitz, uno dei tre blocchi di Auschwitz, dove era stato compagno di lager con Marcheria e Giuseppe Di Porto. Lì  aveva poi conosciuto una notte Primo Levi. Lo racconta Levi nella Tregua, quando dice che in una baracca aveva sentito parlare italiano. Era entrato e aveva trovato due internati connazionali, Marcello (un veneziano di Cannaregio) e Cesare.  Cioè Lello Perugia.

Vi consiglio tutto il quinto capitolo del libro di Primo Levi che è intitolato “Cesare”.

Il romano Lello Perugia è l’altro grande protagonista del libro di avventure post-lager, insieme all’indimenticabile “Greco,” lungo quel percorso che va prima ad est prima di tornare ad ovest.

Una penna e una camicia, anzi una “cosciuletta”  storpiatura del polacco “koszula” cioè camicia, da vendere al mercato, in quella fase di fame assoluta e di recupero della libertà, a Katowice appena uscitio da Auschwitz. Ve li immaginate due uomini usciti dall’inferno? Eccoli che cercano di arrangiarsi a Katowice.

“Non aveva assolutamente bisogno di interprete – scrive Levi -. Parlava soltanto italiano, anzi romanesco, anzi ancora, il gergo del ghetto di Roma, costellato di vocaboli ebraici storpiati. Certo, non aveva altra scelta, perché altre lingue non conosceva: ma a sua insaputa, questa ignoranza giocava fortemente a suo vantaggio…”.

Poi con le “pignonze” in tasca, trasformazione di “peniadze” polacco cioè denaro, dopo ave venduto la roba a un  panzone polacco, Cesare si era dileguato portandosi via il timido Levi…

Grande Perugia, romano e partigiano, ebreo e ambulante. Provateci voi, ridotti come uno scheletro, a vendere una camicia bucata per 150 zloty nel ’45 a un  panzone polacco…

tagged under:

About paolo brogi - View all posts by paolo brogi

This author has not fill out his/her bio, coming soon.

Segui admin su:

2 Responses to Lello Perugia, era sopravvissuto vendendo una camicia bucata a Katowice…

  1. esperimento says:

    Bel ricordo, grazie. Che il Suo ricordo possa essere di Benedizione per tutti noi.

  2. E’ stato il mio vicino di casa (stesso pianerottolo) per tanti anni. Era già molto anziano quando l’ho conosciuto, ma molto simpatico. Pieno di vita. Un giorno, mentre parcheggiavo sotto casa, lui mi ferma e mi chiede un passaggio fino alla farmacia. Ora abito proprio nella sua penultima casa. Quella dove abitava quando l’ho conosciuto. Nella stanza sua e di sua moglie, ora dorme mio padre. Penso molto a loro, inevitabilmente.
    Lello era un tipo sveglio, proprio come si evince da questo racconto. E forse so perchè Levi lo chiamo Cesare. Come cesare, aveva la capacità di coivolgerti per empatia. Un capo naturale.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Connect with Facebook

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>