No al segreto di stato sulle stragi. Un incontro a Napoli il 31 gennaio

mercoledì, gennaio 26th, 2011

STRAGI IMPUNITE, VERITÀ NEGATE

Portella della Ginestra- 1 maggio 1947

Milano, Piazza Fontana – 12 dicembre 1969

Gioia Tauro,”Treno del Sole” – 22 luglio 1970

Peteano – 31 maggio 1972

Milano , Via Fatebenefratelli – 17 maggio 1973

Brescia, Piazza della Loggia – 28 maggio 1974

San Benedetto Val di Sambro, Treno Italicus – 4 agosto 1974

Ustica – 27 giugno 1980

Stazione di Bologna – 2 agosto 1980

Rapido 904 – 23 dicembre 1984

LUNEDÌ 31 GENNAIO

ORE 17.00

PRESSO LA SALA MUTIMEDIALE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI

VIA VERDI, 35 NAPOLI

Via il segreto di Stato sulle Stragi!

Assemblea Pubblica

promossa dall’Associazione “MARX XXI” e dal Gruppo Consiliare Comunale del Pdci

Presiede

Gaetano Sannino

Consigliere Comunale Capogruppo Pdci

Coordina

Antonio Frattasi

Direttivo provinciale Associazione Marx XXI

Introduce

Alexander Höbel

Storico – Direttivo nazionale Associazione Marx XXI

Intervengono:

Antonio Amoretti

Presidente Provinciale ANPI Napoli

Antonio Celardo

Presidente Associazione Familiari delle Vittime della Strage Rapido 904

Gianni Flamini

Storico e giornalista

Manlio Milani

Presidente Associazione Familiari delle Vittime della Strage di Brescia (nella foto durante la deposizione al processo di Brescia)

Luigi Scotti

Assessore comunale alla Legalità

Conclude

Sen. Luigi Marino

Direzione Nazionale Pdci

Cos’è questo golpe? Io so

di Pier Paolo Pasolini

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il ’68 non è poi così difficile.
Tale verità – lo si sente con assoluta precisione – sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all’editoriale del “Corriere della Sera”, del 1° novembre 1974.
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“Corriere della Sera, 14 Novembre 1974”

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