12° udienza Rostagno, la seconda parte

mercoledì, giugno 1st, 2011

Continua Di Malta: ancora sul bilancio segreto del Comune di Trapani

La parola alla difesa. Comincia l’avvocato Vito Galluffo che chiede precisazioni a Di Malta riguardo il “bilancio segreto”: “Si trattava di debiti fuori bilancio, e l’assessore che portò alla luce la quantità di debiti fu Bartolo Pellegrino”, precisa il legale.

L’avvocato chiede a Di Malta quale fosse il percorso abituale di Rostagno per tornare alla comunità. Imboccava la via delle saline, poi lo scorrimento veloce, all’imbocco per l’autostrada, girava a sinistra dove c’è oggi il Palagranata, poi all’incrocio andava verso Milo, e lì al 90% delle volte faceva la strada verso Tangi, lì c’è un incrocio sulla destra che collega quella strada con Napola. Lì Mauro andava dritto, la chiesa sulla sinistra, girando a sinistra imboccava la via Baglio Quartana e arrivava in comunità.

A Milano Di Malta lavorava per un centro di produzioni televisive che collaborava con Fininvest. “Si chiese mai perché Cardella lo voleva a Milano?”, chiede il legale.

Risponde il teste: “Io mi sono chiesto perché mi propose di andare a Milano, ma pensavo che avesse capito che volevo lasciare Trapani e voleva aiutarmi. Poi mi sono detto – prosegue – che forse mi voleva a Milano perché chissà cosa pensava che sapessi sull’omicidio visto perché c’era l’operazione codice rosso e altre discusse indagini.”

Riguardo a quando Di Malta cominciò a occuparsi della gestione di Saman, l’avvocato Galluffo chiede quali sono stati i primi incarichi del teste. “Mi hanno chiesto di controllare la contabilità – risponde – in particolare della sede di via Carosio e mi sono accorto che c’erano spese eccessive rispetto all’esigenza reale.”

Giovanni detto “Birillo”, ragazzo marsalese in comunità a Lenzi nel periodo intorno alla morte di Rostagno per problemi di alcolismo. Il sindacalista Santoro chiedeva di Birillo in comunità lo stesso giorno della camera ardente: “Sembrava agitato, voleva parlargli con urgenza”, dice Di Malta.

Lo stesso ospite disse di avere visto una Fiat uno. Mauro aveva litigato con gli occupanti e li aveva cacciati. Poi andò in un paese (non sa se Partinico o Buseto) dove venne picchiato. Pare che questi volessero portare dell’eroina in comunità.

Gli ispettori di polizia

Di Malta conferma di avere conosciuto degli ispettori di polizia, Maria Gabriella Pompo e Piero Riù, che indagavano sul caso Rostagno. La prima, quando lasciò Trapani per un altro incarico, disse a Gianni Di Malta che “Cardella non mi convince, secondo me in qualche modo c’entra qualcosa con l’omicidio”, riferisce il teste.

Sempre a proposito di Cardella, Di Malta conferma che Rostagno gli disse che il guru aveva praticamente scritto di suo pugno la legge sulla tossicodipendenza promossa dai socialisti in parlamento.

Sollecitato sulla posizione di Mauro riguardo le droghe leggere, Di Malta risponde: “Di Rostagno oggi posso dire che non gli interessava il proibizionismo o il non proibizionismo, solo aiutare i tossicodipendenti.”

Di Malta dice poi che Cardella era un proibizionista. Negli anni ’90 inoltre Di Malta rifiutò un invito a trasferirsi in Nicaragua da parte di Cardella.

Galluffo chiede al teste la sua opinione su chi fosse dietro l’omicidio.

“Io ho sempre sostenuto che l’omicidio Rostagno fosse un omicidio politico/mafioso. Ci poteva essere forse da parte di Cardella un interesse superiore rispetto al poter avere il sentore per salvare Mauro l’ho sempre pensato.”

L’avvocato rispolvera un verbale del ’96, con un interrogatorio a Di Malta dove esplicita i sospetti verso Cardella.

“Nel 96 sembra ci sia una svolta sull’omicidio Rostagno, un procuratore fa arrestare alcune persone, e tra queste ci dovrebbe essere Cardella, che si trova all’estero. Io in qualità di amico e collega di Rostagno e oggi responsabile di Saman che oggi rompe i ponti con Cardella mi trovo a essere interrogato dalla mattina alla sera su questo filone. Anche io all’epoca inizio ad avere dei dubbi su Cardella, all’epoca, e inizio a cercare nei miei ricordi quelli che potevano essere elementi chiarificatori su quella tesi. Molte dichiarazioni sono dettate da questo clima di pressione che subivo. Fermo restando che ho sostenuto che potesse esserci un interesse economico di Cardella legato all’omicidio Rostagno”.

Anche Di Malta ricevette una telefonata di minacce, non rispose lui al telefono ma qualcuno riferì che sua madre aveva avuto un grave incidente. A Di Malta sembrò strano, perché la madre era in chiesa. Domandò a una collega conferma e Patrizia Mercadante, giornalista per il Mediterraneo, non solo smentì ma disse che anche nella loro redazione avevano ricevuto una minaccia simile.

Negli ultimi anni di vita di Mauro, Cardella disse a Grandi di chiamare Chicca e dare un bacio in fronte a Mauro senza dirgli che glielo mandava lui. Questo secondo Grandi (che raccontò la circostanza a Di Malta) fu un tentativo di riavvicinamento, mentre Di Malta, che sentì il racconto da Grandi nel ’96, lo vide come un “Bacio della morte”.

La Bentley di Cardella

L’avvocato Galluffo punta l’attenzione su un altra ricorrenza del processo: la Bentley di Cardella.

Per quanto ne sa Di Malta, la Bentley era sempre dentro la comunità quando Cardella non era a Lenzi. Gli sembrava strano che fosse fuori perché la Duna di Rostagno ostruiva il passaggio e quindi non poteva recuperare Cardella all’aeroporto dopo l’omicidio.

Di Malta chiese delucidazioni ad Andrea Grandi, che precisò che quella sera telefonarono all’oggi ex finanziere Costabile Giannella, amico di Cardella, che andò a prenderlo a Punta Raisi, per poi portarlo a Lenzi. Solo quando venne liberata la strada dalla Duna l’auto di Cardella lasciò Saman.

L’avvocato Salvatore Galluffo, per Vito Mazzara, chiede se qualche giorno prima del delitto avesse piovuto nella zona. Di Malta ricorda di no, ma in un verbale parla di una consistente pioggia dieci giorni prima. Ricordiamo che il fatto che la centralina dell’Enel di Lenzi fosse danneggiata viene ricondotto da alcuni a un danno causato dall’acqua (mentre altri ritengono che fosse stato creato volutamente buio nella zona da un tecnico dell’Enel, Vincenzo Mastrantonio, vicino a Virga).

Tornando al 26 settembre 88, Di Malta ricorda che anche il giornalista Aldo Virzì era presente sul luogo del delitto. C’erano curiosi, abitanti della zona, ospiti della comunità. Di Malta non fu identificato dalle forze dell’ordine quando si avvicinò).

Si torna a parlare di Ricomini, Torinesi, Coen, i tre ragazzi della comunità Saman che tornarono a drogarsi proprio nel periodo in cui collaboravano con RTC. I tre vennero riportati in Saman senza possibilità a breve termine di reinserimenti lavorativi. Non ci furono grossi punizioni perché gli errori erano contemplati nel percorso di riabilitazione secondo la filosofia di Saman.

Solitamente quando i ragazzi entravano in comunità cominciavano con lavori anche piuttosto stancanti. Venivano inseriti appena entrati in un gruppo chiamato “squadretta”, che si occupa di lavori manuali, seguiti da una persona che fa il responsabile e ha finito il percorso.

Riguardo lo spostamento di Rostagno dal Gabbiano, per quanto ne sa Di Malta era volontario. Inoltre gli risultava che Chicca continuava a dormire con Rostagno. In un verbale Di malta accennò a una lite nella coppia ma disse poi che la cosa tornò alla normalità.

L’avvocato chiede quale fosse la “normalità” del rapporto tra Chicca Roveri e Mauro Rostagno, ma precisa Di Malta – incalzato dal legale – che non si riferiva al Gabbiano o simili, semplicemente a normali questioni di coppia.

L’avvocato chiede precisazioni sulla dirigenza di Saman all’epoca: “La gestione della struttura, le scelte economico-finanziare-amministrative spettavano a Cardella. Le scelte terapeutiche riguardavano Mauro e Chicca quando era vivo il primo, alla morte, solo Chicca”, precisa Di Malta.

Quando Di Malta prese il controllo di Saman notò alcune irregolarità, ad esempio il pagamento di tasse universitarie per familiari di Cardella, così come spese in ristoranti o cellulari. Di Malta prese in considerazione gli ultimi 9 mesi dell’azienda. La sorella di Cardella, che all’epoca seguiva la gestione amministrativa, si giustificò dicendo che non prendendo uno stipendio doveva fatturare alla comunità quanto spendeva. Su sollecito dell’avvocato Crescimanno, il presidente della corte ricorda a Galluffo di attenersi al capitolato di prova. In effetti, i fatti raccontati risalgono a diversi anni dopo la morte di Rostagno.

Di Malta ricorda di essere stato minacciato da alcuni individui vicini al Cardella perché era andato contro quest’ultimo. “non devi romperci la testa perché noi chi fa così lo facciamo fuori.

Il legale cita Marco Civullo, che era un ospite a Saman Milano con problemi di tossicodipendenza. Aveva lavorato per la stessa Saman di Milano come psicologo e aveva un contenzioso con la comunità per mancati pagamenti. Pare che volesse ricattare Cardella. Di Malta venne a sapere della cosa nel 92-93. Dopo un nuovo richiamo della presidenza, l’avvocato Galluffo insiste perché vuole mettere in luce la gestione amministrativa criminosa di Saman da parte di Cardella.

L’avvocato chiede di Ines, ex utente di Saman in via Plinio poi diventata segretaria di Cardella negli anni ’90. La donna fu trovata morta di overdose nel suo appartamento. “Molte volte capita che quando si è ‘puliti’ fisicamente da tempo e ci può essere un momento di ricaduta ci usava lo stesso dosaggio anni prima se ne rifà uso con la stessa dose diventa un’overdose.”, spiega Di Malta.

Si torna a parlare dell’auto di Cardella: L’unica disposizione che il proprietario dava per l’uso della sua Bentley era che quando era presente doveva usarla solo lui.

Riguardo la dichiarazione di Cardella riportata oggi da Di Malta che dietro l’omicidio Rostagno ci fosse Mariano Agate, il legale chiede al teste se l’ex guru fosse a conoscenza delle minacce del boss in tribunale. Di Malta non sa dire se Cardella l’avesse saputo da Mauro, da lui stesso o dai giornali.

Chiunque aveva accesso alle chiavi di RTC poteva entrare nella stanza di Rostagno se fosse riuscito a trovare la chiave (di un’altra stanza) compatibile (come avevano fatto DI Malta e il suo collega).

All’avvocato di Vincenzo Virga, Stefano Vezzadini, in collegamento dal carcere di Parma (dove è presente anche il settantacinquenne imputato), Di Malta spiega che in effetti era frequente trovare in redazione cassette con scritto “non toccare”. Inoltre nega che ci fosse una cassaforte a RTC.

Riguardo Cammisa/Jupiter, Di Malta precisa che restò poco in Somalia, solo una decina di giorni. Poi tornò a stare da Di Malta, a Milano, che denunciò a Cardella che il ragazzo continuava a drogarsi. Allora fu mandato in Ungheria per lavorare nel cantiere per il restauro della casa dell’allora compagna di Cardella. Da allora non l’ha più visto.

Riguardo l’intervista a Falcone, Di Malta presume che volesse andare a parlare con il magistrato ucciso dalla mafia nel ’92 privatamente, per poi condurre un’intervista vera e propria, come faceva con Borsellino.

Il legale chiede a Di Malta da chi ha appreso gli interessi della Loggia Scontrino. L’ex operatore afferma di avere appreso alcune cose da Rostagno, altre dalla stampa a seguito delle indagini delle forze dell’ordine.

Dopo la morte di Mauro si fecero dei servizi sulla Loggia Iside 2 che quasi minimizzavano il pericolo, mentre dopo un po’ di tempo si scoprì la gravità della cosa grazie alle indagini della magistratura.

Riguardo la telecamera: ogni tanto Mauro portava con sé l’handycam e girava delle cose. Ad esempio, il famoso spot di Avana venne girato a Lenzi con quella telecamera.

(ecco lo spot: http://www.youtube.com/watch?v=eviAyMTS8Hg)

Rostagno non parlò mai di minacce all’interno della comunità, ma solo di minacce telefoniche. Le persone avvicinatesi a Lenzi (con cui stando a Giovanni “Birillo” Mauro ebbe una colluttazione) non appartenevano alla comunità.

Riguardo alle libertà degli ospiti di Saman nell’88, Di Malta precisa che c’erano distinzioni a seconda del percorso terapeutico. Chi poteva uscire (e ad esempio guidare un’auto) era secondo i dirigenti verso la fine del percorso terapeutico. “Ma gli ospiti potevano scegliere di andare via – precisa – perché non era un luogo restrittivo”. I ragazzi secondo il percorso potevano affrontare il reinserimento lavorativo, andare nella segreteria di Saman a rispondere al telefono, diventare autisti etc.

C’era un registro delle presenze, e ogni ragazzo teneva una sorta di diario/cartella clinica dove veniva riportato il percorso terapeutico.

L’avvocato Giuseppe Ingrassia, anch’egli per Virga, comincia parlando dell’approccio di Rostagno nella terapia. In particolare suggerisce che finché era in vita Rostagno c’era maggiore attenzione verso i ragazzi e le terapie. Il teste conferma.

Il legale chiede se nel ’95, quando Di Malta cominciò a lavorare per  Saman nella sede in via Carosio (a Trapani), se c’erano sieropositivi, e il teste conferma. Domanda anche se erano presenti in comunità nell’88, e Di Malta precisa che all’epoca non c’erano le strutture adatte e i sieropositivi dovevano andare all’ospedale di Palermo per i controlli di routine. Secondo il teste la cosa non era organizzata bene, al punto che le spese sanitarie e di viaggio in questi casi venivano chieste alle famiglie.

Riguardo a tempi più recenti, l’avvocato Ingrassia ricorda un verbale in cui  Di Malta accusa i familiari di Cardella di trattenere e sfruttare i fondi (anche destinati agli alimenti)  per i ragazzi. Di Malta riferì la cosa alla Roveri (che andò su tutte le furie) e Cardella, che rimproverò la sorella.

Tutto ciò avvenne anni dopo la morte di Ristagno.

Si fanno i nomi di Erra (compagno della sorella di Cardella, Giuseppina) e Fileccia, che erano le persone che avevano minacciato in un bar Di Malta, proprio a seguito delle accuse succitate.

La parola torna ai PM.

Di Malta ammette su richiesta del Pm Del Bene di non avere dato molto peso alle parole di Giovanni “Birillo”, che glielo riferì dopo la morte di mauro. Tra l’altro non vide segni di percosse su Rostagno, come se quella lite con gli spacciatori non ci fosse stata.

“Il fratello di Puccio Burgarella, Salvatore, aveva avuto problemi con la giustizia per una questione legata a corruzione”, ricorda Di Malta su sollecito del Presidente della Corte Angelo Pellino.

Di Malta ha fatto riprese anche dall’alto dell’esercitazione militare, più o meno in primavera.

Pellino chiede se ci fu un sequestro di materiale a Rtc nell’ambito di un procedimento di diffamazione. Il teste non lo esclude.

Nella settimana che precedeva l’omicidio Di Malta non ricorda se fosse presente (di solito se ne occupava un addetto). Non ricorda quindi i servizi andati in onda la settimana.

Non ricorda un’intervista al deputato Vizzini sul bilancio segreto, ma il presidente ricorda un redazionale del 24 settembre dell’88.

Riguardo il più volte citato sindacalista Santoro, Di Malta non sa dire se fosse un esponente della DC, ma di certo ricorda che Rostagno lo salutò, come se si conoscessero già.

Riguardo Canino, ricorda che all’epoca era assessore regionale agli Enti Locali. Ricorda che in quella stessa giornata fecero un’intervista a Canino, che non andò in onda nell’ambito di uno speciale perché Mauro fu ammazzato due giorni dopo. Nel servizio si parlava certamente del convegno della Cisl ma non ricorda altro.

Il presidente sollecita la memoria del teste: il 26 settembre, l’ultimo servizio realizzato da Rostagno e Di Malta era un’intervista al sindaco di Trapani, Augugliaro, sempre a proposito del bilancio segreto del comune.

Di Malta non ricorda se sul luogo del delitto qualcuno prese le impronte sul pezzo di fucile trovato sul posto.

Di Malta ricorda che Rostagno aveva l’abitudine di portare una borsa con sé, di colore marrone. Non sa cosa contenesse di solito, e ribadisce che non si trovava nella Duna quella sera del 26 settembre.

Un ultimo colpo di scena: quando il Cammisa (che era un bravo manovale, non aveva esperienza di ospedali o medicina) si reca in Somalia, per prendere dei contatti con tale Omar Erz e Petrucci per aprire l’ospedale, si reca a Bosaso. Era lo stesso anno dell’omicidio della già citata Ilaria Alpi, dice Di Malta. Chi conosce il caso Alpi ricorderà che chi governava la zona di Bosaso era un tale “Sultano”, Abdullahi Mussa Bogor. Pare che fosse un importante informatore della Alpi, stando almeno alle ricostruzioni delle ultime settimane di vita della giornalista e da quanto riferito dallo stesso Mussa Bogor, che potrebbe averlo indirizzato verso prove sul traffico d’armi tra l’Italia e la Somalia.

Sempre a proposito dei collegamenti con il caso Alpi, Di Malta non ha mai sentito parlare di Li Causi (a capo di Gladio a Trapani, anche lui probabilmente collegato al caso Alpi), ma ne ha appreso dalla stampa.

Maggiori informazioni sul caso su www.ilariaalpi.it

La deposizione di Andrea Grandi

E’ la volta di Andrea Grandi, ex ospite di Saman, inizialmente interrogato da Carmelo Miceli, legale di Elisabetta Roveri e Maddalena Rostagno.

La sera del 26 settembre Grandi ricorda che stava salutando Chicca Roveri quando sentì dalla segreteria di Lenzi degli spari (che li colsero di sorpresa), e qualche minuto dopo arrivò la voce di Monica Serra. Non ricorda le parole esatte ma era qualcosa che riguardava Rostagno.

Grandi racconta che con un auto hanno fatto le poche centinaia di metri (“più o meno un chilometro”, dice) fino alla Duna di Rostagno. A bordo c’erano oltre a Grandi altri due ospiti e Chicca Roveri.

“L’auto – continua Grandi – aveva la portiera del lato di Rostagno chiusa, che ricordi”.

Il teste ricorda il dolore della Roveri, i pianti e la commozione, e anche di avere visto un foro sul collo di Rostagno. Grandi non ricorda bene quale portiera hanno aperto, anche se ricorda di avere aperto la porta che era frontale rispetto all’arrivo da Saman.

In un attimo di lucidità Chicca Roveri avvisa Grandi di avvertire Cardella e di chiedergli se la figlia Maddalena secondo lui poteva vedere il padre (circostanza questa riferita anche dalla Roveri nella sua deposizione). Secondo il teste era coerente con il rapporto e la dinamica di quella “famiglia” che era la dirigenza Saman. Grandi così tornò a piedi in comunità, dove incontrò Maddalena, e le disse di aspettare prima di andare a vedere.

Il teste telefonò a Milano cercando Cardella (senza dubbi su dove trovarlo o su quale numero digitare), rispose un centralinista, tale Eddy, e poi gli venne passato il guru. “Hanno ammazzato Rostagno”, disse “Ma che dici? é uno scherzo?”. Grandi allora disse che Chicca aveva chiesto se Maddalena poteva vedere Mauro, anche per fargli capire che era serissimo. Cardella rispose “no” e disse che avrebbe preso il primo volo da Milano per Palermo.

Grandi racconta che dopo la telefonata tornò fuori e invitò altri ospiti a trattenere Maddalena.

Con la morte di Rostagno e l’assenza della Roveri e Cardella, Wilma De Federicis prese le redini temporaneamente della comunità. In particolare si occupò di chi  potesse andare a prendere Cardella. Chiese a un finanziere Constabile Giannella il favore di andare a prendere Cardella all’aeroporto, visto che nessuna macchina poteva uscire. Per la seconda volta oggi si mette da parte l’ipotesi che fosse stata usata la Bentley ospitata a Lenzi per andare all’eroporto, e si conferma la presenza di Constabile Giannella.

Su sollecito dell’avvocato Vito Galluffo, Grandi si dice sicuro che fosse stato chiamato questo Constabile Giannella, chiamato dalla De Federicis) e che andò con la sua auto. Grandi però non ricorda di avere visto la Bentley nel parcheggio, come aveva dichiarato nel ’96, cita l’avvocato.

Viene congedato il teste, e gli viene riferito che potrebbe essere ascoltato nuovamente.

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