12° udienza Rostagno: parla il suo operatore, scandali a Trapani e Marsala, il dc Canino, il boss Mariano Agate e “chiddu a varva”……

mercoledì, giugno 1st, 2011

Dodicesima udienza del processo per il delitto Rostagno, imputati i mafiosi Vincenzo Virga e Vito Mazzara. Segnaliamo la presenza oggi in aula del PM Antonio Ingroia, assente da qualche tempo in aula.  Oggi sono previste le testimonianze di Gianni Di Malta, ex operatore di Rtc, e Andrea Grandi, l’ospite di Saman che accompagnò Chicca Roveri sul luogo del delitto quella sera del 26 settembre ’88. La diretta di questi post è stata fatta da Marco Rizzo.

Depone per primo Gianni di Malta.

Di Malta specifica l’impiego ai tempi di RTC quando si chiamava TRV: operatore e in seguito capo-tecnico, anche nei mesi in cui lavorò Rostagno. Spesso lo accompagnava per delle riprese. Cominciò a collaborare nell’85, per poi passare a Telescirocco. Tornò a lavorare a RTC proprio su sollecitazione di Mauro (che aveva conosciuto qualche anno prima), verso le fine dell’87/inizio 88. Quando la rete si chiamava TRV gli editori erano i fratelli Burgarella (Salvatore e Puccio), quando diventò RTC i riferimenti diventarono Puccio Burgarella e la moglie.

Gianni conferma di avere avuto un rapporto molto stretto con Rostagno, con cui passava molto tempo insieme specie per i servizi. All’epoca gli altri operatori erano principalmente Michele Monreale, Beppe Aiello (che si occupava per lo più dei montaggi), e Bartolo Alagna.

La redazione di Rtc

La redazione era composta da Ninni Ravazza, per un mese circa Salvatore Vassallo, Enzo Mazzonello (ascoltati nell’undicesima udienza), Giacomo Pilati, Rosa Ruggirello, Mario Torre e vari inviati che si collegavano telefonicamente dalla provincia. A questi si aggiungevano i ragazzi della Comunità Saman portati da Mauro, che offriva loro un’occasione di reintegro sociale e lavorativo, tra questi all’epoca Massimo Coen, Tommaso Torinesi, Riccomini, Fausta Salvatori e Monica Serra.

Nonostante il direttore responsabile non fosse Rostagno ma Enzo Tartamella, l’indirizzo redazionale era dato da Rostagno, con brevi riunioni di redazione alla mattina o colloqui con i singoli giornalisti. Spesso al mattino Mauro aveva già una certa idea su come orientare il telegiornale (tranne ovviamente in casi di notizie emerse nel corso della giornata).

Le cassette

All’epoca le videocassette erano molto care, l’unico sistema professionale era i 3/4 di pollice, usato dalle reti locali. Cassette di due modelli: una da 20 minuti (per i servizi esterni, molto costose) e quelle da un’ora usate per l’emissione. Le prime venivano spesso riutilizzate per altre registrazioni. Il materiale presente oggi di Rostagno è al più il 50% di quanto effettivamente registrato.

Alcuni servizi venivano archiviati, su indicazione dei giornalisti, perché ritenuti particolarmente importanti. A volte capitava che si usavano per sbaglio cassette che erano state messe da parte. Rimanevano per lo più le registrazioni del TG integrale, compreso di quanto registrato in studio e i servizi. Per legge bisognava tenere per 30 gg in archivio cosa andava in onda. Molti di questi tg venivano riciclati. L’archivio si trovava in una stanzetta affianco alla centralina, nella sede di RTC.

Verso la fine dell’88/inizio ’89, qualche tempo dopo la morte di Mauro Di Malta lasciò RTC, e per qualche tempo l’archivio pare fosse ancora lì. Poi chi acquistò i capannoni (Alberto Alagna) continuò a custodire quel materiale, lasciandolo in quella stanza. Qualche anno dopo Carla Rostagno gli disse che aveva intenzione di recuperare l’archivio, Di Malta  parlò con la figlia di Alagna (che era molto malato) che lo mise in contatto con la Rostagno per capire se si potevano recuperare le cassette, ma Di Malta non sa se effettivamente lo fece.

Dopo il procuratore Paci, adesso è la volta di Ingroia nell’interrogazione di Di Malta.

Di Malta risponde a Ingroia che accompagnava Mauro quotidianamente. Uscivano con la macchina della TV o quando non era disponibile con l’auto di Mauro o quella di Gianni Di Malta. A volte guidava Di Malta anche la Duna di Mauro, perché, dice “era una lumaca”.

Chi governava Trapani, il ruolo di Canino

Alla domanda sui servizi di cui si occupavano, Di Malta risponde che in quel periodo c’era grosso fermento politico a Trapani e Marsala. Diversi consiglieri comunali  di opposizione (del PCI, per la precisione Nino Di Gregorio, Peppe Marzo, Angela Cangemi) e un deputato regionale del PCI  (Pino Vizzini) parlarono con Mauro confidenzialmente e dichiararono che nel comune di Trapani c’era un “bilancio segreto”, un bilancio in nero gestito dagli amministratori di allora. Mauro decise di indagare su questo fatto, che fu confermato in seguito. A governare la città c’era il pentapartito, e il sindaco (Augugliaro) era rappresentante della DC. Di Malta non ricorda se i consiglieri comunali fecero anche una battaglia in consiglio comunale su questa cosa.

“Mauro sembrava quasi un bambino quando aveva questi scoop, ed era contento di scavare nel marciume per renderlo pubblico. Ma da bravo giornalista qual era voleva prima verificare quanto c’era di vero”, dice Di Malta.

A gestire quel bilancio pare ci fosse anche Francesco Canino (DC), assessore regionale e politico forte del trapanese (il suo nome, come noto, saltò fuori nell’inchiesta sulla loggia segreta Iside 2).

Di Malta seguiva anche i processi, ma non ricorda se e quante volte anche Mauro era presente in tribunale e non ci fossero solo i giornalisti di giudiziaria.

Mariano Agate e chiddu a varva

Al processo Lipari una volta Mariano Agate, boss di Mazara del Vallo, mise paura all’operatore, minacciandolo. Il periodo non viene ricordato esattamente da Di Malta, ma era vicino all’omicidio Rostagno.

“Non ti rischiare a riprendere i miei familiari, sai”, disse il boss all’operatore, spaventandolo.

“Tu ricci a chiddu ca varva d’un rumpere i cugghiuna”, disse inoltre Agate al cronista di giudiziaria presente in tribunale, riferendosi a Rostagno.

Di Malta non ricorda se fu effettivamente Mazzonello o Coen a ricevere questa minaccia, perché ci furono due occasioni. In una era presente, l’altra fu riferita da Rostagno. Sapendo che Mazzonello la scorsa volta ha riportato un episodio simile ma differente (“Digli a quello vestito di bianco che non dice minchiate, queste cose non interessano”) possiamo pensare che in questa occasione fosse Coen il cronista presente. Inoltre in un verbale del ’95 Di Malta precisa che si trattava di Coen.

Lo scandalo di Marsala: i vini e l’Ente Teatro Mediterraneo

A Marsala erano appena scoppiati gli scandali delle tangenti dell’Ente Fiera Vini, e dell’Ente Teatro del Mediterraneo, ma su questi fatti Rostagno non ebbe tempo di parlare a dovere perché fu ucciso. Il sabato precedente si trovavano entrambi a Marsala per un convegno della Cisl. L’esponente politico invitato fu proprio Canino, Di Malta voleva inquadrarlo quando arrivava, Rostagno gli disse che preferiva inquadrasse chi lo salutava. Poi sia un sindacalista, tale Santoro, che lo stesso Canino volevano parlare privatamente con Mauro.

In viaggio verso Trapani poi Rostagno gli disse: “Mamma mia, Gianni, cosa sta succedendo a Marsala.  Sta succedendo un casino ma non possiamo parlarne perché Paolo Borsellino [all’epoca Procuratore a Marsala, ndr] ha le mani legate. Vedrai nei prossimi giorni cosa faremo…”.

Davanti la sede di RTC Mauro si fermò in auto per ascoltare “Je so pazzo” di Pino Daniele, e parlò ancora con Di Malta: disse che nel “casino” di Marsala c’entrava un maresciallo dei carabinieri e che sarebbero tornati a Marsala per approfondire. Il lunedì seguente, il 26 settembre, Mauro Rostagno fu ucciso.

L’editoriale del 23 su Marsala:

Questo è il pezzo scritto da Mauro sul cossidetto Progetto Mozia ’88 – fu mandato il 23 serttembre del 1988 alla sera (durata 3’15)
Il “progetto Mozia 88” rischia di affogare nella melma delle saline marsalesi. Nell’ambito dell’inchiesta su presunte irregolarità commesse dai vertici dell’Ente Teatro del Mediterraneo-organizzatore della manifestazione- la Procura della Repubblica di Marsala ha emesso tre comunicazioni giudiziarie per tentata corruzione. Destinatari sono il presidente dell’Ente teatro, Elio Licari di 46 anni, consigliere comunale socialista (corrente Pizzo); Gioacchino Balistreri, 40 anni, consulente dello stesso ente, simpatie per il garofano. Ignoto al momento, il terzo indiziato di reato.Secondo i magistrati marsalesi, i tre avrebbero tentato di corrompere gli investigatori che cercavano riscontri sulle irregolarità presunte nella gestione del progetto Mozia.Nei giorni scorsi il sostituto procuratore Diego Cavaliero aveva ordinato ai carabinieri del nucelo operativo e del nucleo radiomobile di sequestrare le eventuali schede di conto corrente (ovvero altri conti) intestati ai vertici dell’ente teatro del Mediterraneo presso alcune banche marsalesi. Quindici le persone finite nel mirino dei carabinieri di Marsala: fra questi i tre raggiunti da comunicazione giudiziaria , ed anche Roberto Andò, fedelissimo socialista, direttore artistico del progetto mozia.Il sospetto degli investigatori era che nei conto correnti degli inquisiti fossero finite parte delle somme ufficialmente pagate agli artisti. Si faceva l’esempio di Irene Papas, alla quale sarebbe stato intestato un assegno molto più alto del compenso finito nelle tasche dell’artista.Il progetto Mozia 88 era stato salutato come uno degli eventi culturali più importanti della stagione artistica siciliana: lo è stato, in parte.Le indagini accertarono se gli interessi portanti erano quelli culturali, o non piuttosto quelli più prosaicamente privati.

L’ultimo giorno

L’ultimo giorno Mauro era tranquillo, anche se nell’ultima settimana c’era un cambio di umore, non era scanzonato come sempre. Di Malta pensava fosse legato alla comunicazione giudiziaria (per il caso Calabresi) ricevuta poco tempo prima. All’inizio della giornata Mauro però sembrava sereno. Poi, in tarda mattinata cambiò umore. Di Malta e Rostagno si rividero nel pomeriggio, ma quando si salutarono al mattino era presente una persona in ufficio con Mauro a cui Di Malta non prestò attenzione. Nel pomeriggio si rivolse con Di Malta anche in maniera aggressiva, mentre gli porgeva una cassetta con riprese all’Ufficio Provinciale del Turismo dove c’era una conferenza stampa. “Io non ne parlo più di politica in questa tv, ora se ne occupa Ravazza”, disse Rostagno con fare aggressivo.

I due si salutarono nel corridoio. Mauro gli chiese di portare una cassetta a Caterina Marceca di Telesud che aveva avuto in prestito (cosa che poteva capitare tra emittenti locali in un clima di collaborazione).

Di Malta prese una cassetta dalla scrivania di Mauro pensando fosse quella da consegnare a Telesud, con su scritto “Personale – Mauro” o qualcosa del genere. Mauro lo fermò velocemente dicendogli: “non è questa”.

Mentre si trovava a Telesud Di Malta venne a sapere dal collega Michele Monreale che Mauro era stato ucciso.

Molto commosso, l’operatore e amico di Mauro racconta di quando arrivò sul luogo del delitto, insieme a un altro collega di RTC.

Di Malta conferma quanto raccontato dall’operatore di Telescirocco Agostino Occhipinti in una delle prime udienze: gli operatori di RTC non avevano modo di riprendere (forse avevano dimenticato la batteria della telecamera) e si appoggiarono a Occhipinti.

“Arrivammo sul posto pensando di trovare Mauro… e invece Mauro non c’era più”, racconta visibilmente commosso Di Malta. L’udienza viene sospesa.

Quando si riprende, Di Malta conferma che la Serra non era più sul posto, ma c’erano giornalisti e forze dell’ordine.

Di Malta continua a raccontare su sollecito del pm Ingroia.

L’ufficio di Rostagno

Descrive che Mauro aveva un ufficio personale a RTC, solitamente chiuso a chiave. Affianco a un porta fotografie con la foto di Maddalena, c’era la già citata cassetta, che si trovava lì da tempo. Quando di Malta la prese per sbaglio, come già detto, fece caso alla scritta “Non toccare – Mauro Personale”.

Quando tornò a RTC Gianni Di Malta vide che la stanza era aperta, non sa da chi o come. Non fece caso se la cassetta ci fosse o meno, inizialmente non diede molto peso alla cassetta, inoltre era ancora scosso.

In passato, in un interrogatorio (tra i vari fatti in maniera spontanea) Di Malta riferì della cassetta perché gli venne chiesto e gli tornò in mente. Poi si rese conto che chi lo interrogava (non ricorda chi) parlava di un’audiocassetta. E in effetti, c’era anche un’audiocassetta nell’ufficio. Mauro aveva preteso un paio di mesi prima dalla morte che gli venisse montato un registratore vicino al telefono per registrare le telefonate in entrata visto che ultimamente aveva ricevuto minacce (e insulti e parolacce) telefoniche.

Entrambe le cassette sono sparite, come venne a sapere Di Malta dai colleghi e dalla stampa.

C’era anche un libro, dentro un armadio a vetri, scomparso la stessa sera. Era un libro sulle saline  di Trapani.

Rostagno non sapeva usare la telecamera professionale (quella che usava le cassette del modello di quella sparita) ma era in grado di usare una videocamera “handycam” che gli comprò Burgarella su richiesta esplicita.

Mauro gli chiese (non ricorda di preciso quando, forse era già presente Monica Serra, quindi una decina di giorni prima) come riversare una cassetta dal formato amatoriale al professionale, insistendo perché lo facesse lui stesso. Di Malta gli spiegò il metodo, molto semplice. In effetti non era possibile invece per Mauro montare il servizio da solo. Il formato professionale “Umatic 3/4” era fondamentale per andare in onda.

Rostagno e Cardella

Di Malta conobbe Rostagno 2-3 anni prima la collaborazione a RTC. Con il giornalista Wally Cammareri Mauro gestiva uno spazio all’interno del programma “Paese Mio” con i ragazzi della comunità. Di Malta conobbe invece Francesca Cardella quando tornò a RTC con Rostagno.

Fino a qualche tempo prima dell’omicidio c’era un ottimo rapporto tra Cardella e Rostagno, racconta Di Malta. Poi nell’ultimo mese – più o meno – il rapporto si incrinò. Una volta in auto Rostagno era molto triste e disse a Gianni: “Ci fosse qui Renato [Curcio, ex collega universitario di Rostagno e leader delle BR, Ndr] gli farei vedere io a Cardella come fare la comunità”.

Chiacchierando in ufficio tempo dopo invece disse invece “Mi sono rimasti solo due amici: Beniamino [il maresciallo Cannas, che nella sua deposizione aveva minimizzato i rapporti con Rostagno, Ndr] e Renato Curcio”, senza menzionare Cardella.

Dopo la morte di Mauro, Di Malta andò a lavorare a Milano per coi collaborare con Saman come volontario. Nei primi anni ’90 molte persone gli avevano riferito che i rapporti tra Rostagno e Cardella si erano incrinati dopo l’intervista a Mauro su King, dove esprimeva una posizione diversa sul fenomeno droga. L’operatore afferma che gli sembrava esagerato, leggendola, che quel rapporto fosse stato guastato solo da quell’intervista.

Di Malta non sa se il trasferimento dal Gabbiano (l’edificio della Comunità dove alloggiavano i dirigenti) di Rostagno voluto da Cardella, di cui era venuto a sapere da Monica Serra, era riconducibile a quell’intervista. In realtà un ex ospite di Saman (non ricorda bene quale) gli riferì che Mauro lasciò il Gabbiano volutamente, “per riflettere”.

Di Malta prosegue nel suo racconto. Nel periodo in cui lavorava a RTC non c’erano rapporti tra Di Malta e Cardella. Dopo la morte di Mauro, Di Malta spinse con i Burgarella e Cardella perché i ragazzi della comunità tornassero a frequentare RTC, ma la cosa durò solo una settimana per ripensamenti della moglie di Bulgarella (intestataria di RTC) senza addurre motivi.

Dopo qualche mese Di Malta lascia RTC e gli viene proposto di andare a lavorare a Milano (circa ’89-’90). Lì iniziano rapporti più stretti con Cardella, che lo aveva invitato in Lombardia e lo ospita per alcuni mesi, in via Plinio, dove si trovava una delle sedi della Saman milanese. Nel corso della permanenza a Milano Cardella gli propone di curare dei corsi di formazione per i ragazzi ospiti della comunità.

Solo in un paio di occasioni hanno parlato di Rostagno, nei 4-5 anni di frequentazione milanese, su sollecito di Di Malta stesso. Cardella tagliò sempre corto dicendo: “Mauro l’ha ammazzato Mariano Agate”, e se ne diceva convinto, senza aggiungere come mai giungeva a quella conclusione.

Dopo un po’ di tempo a Milano Di Malta decise di tornare in Sicilia, per fare il giornalista. Cardella gli disse: “Gianni, ho già un morto sulla coscienza, vuoi che ne abbia due?”. Di Malta pensò che fu un pensiero gentile, un gesto di amicizia, e restò.

Giuseppe Cammisa detto Jupiter era un ospite della comunità (come tossicodipendente) che divenne via via  persona di fiducia per Cardella. Creava “guai” anche fuori dall’Italia: a Malta fu fermato con della cocaina, mentre era ospite di Di Malta a Milano (su richiesta di Cardella) faceva uso di droghe, eppure continuava a essere uomo di fiducia di Cardella. Da lui fu mandato poi in Somalia con un “pacco di farmaci” insieme a un somalo amico di Cardella per aprire un ospedale.

Cammisa in Somalia conobbe Ilaria Alpi, giornalista del tg3 uccisa nel ’94 a Mogadiscio perché scoprì un traffico d’armi e rifiuti tossici coperto – pare – dalla cooperazione italiana e dai servizi segreti.

Burgarella e il pezzo di merda

Rostagno aveva dei buoni rapporti professionali con il collega, perché comprendeva la sua posizione di giornalista ma anche dipendente del Comune di Trapani, che veniva spesso attaccato da Rostagno (che tra le altre cose lo chiamava la sede del Comune “Palazzo d’Alì e i 40 ladroni”).

Di Malta venne a sapere di alcune liti tra i due, “Mi spiace per Ninni ma il mio lavoro è questo”, diceva.

Burgarella non faceva pressioni a Rostagno. Anzi, dice Di Malta che gli era grato di avere portato successo (e liquidità, grazie alla pubblicità) alla televisione. “C’era una lista d’attesa pubblicitaria anche di mesi” Il ragioniere raccontava a Di Malta di avere più di cento contratti pubblicitari, evidente segno del successo di RTC dall’arrivo di Rostagno in poi. Uno stratagemma per attirare l’attenzione era inquadrare la gente comune per strada con delle interviste anche banali perché queste poi si sarebbero riviste in tv.

Burgarella aveva ottimi rapporti con due politici di rango dell’epoca: Bartolo Pellegrino e Ciccio Canino. Burgarella aveva ottenuto un grosso appalto per il metanodotto di Trapani e quei due erano i suoi referenti politici. Riguardo alle eventuali pressioni di Canino a Burgarella riguardo Rostagno, Di Malta racconta che tramite Cardella fecero venire in sede Rostagno per intervistare un altro deputato regionale della DC della provincia di Agrigento vicino a Canino. Rostagno rimase turbato per questa cosa.

Circa una decina di giorni prima dell’omicidio Mauro chiese a Di Malta di riprendere un’auto ferma davanti a RTC e poi di chiamare la questura. Nell’auto (forse un’Opel) c’era un signore che uscì con quella che sembrava una scusa, poi arrivò la polizia che lo identificò.

Quella volta che Burgarella salvò Rostagno

Dal collega Giuseppe Aiello (che ha già raccontato la vicenda agli inquirenti), in un pub a Trapani dopo la morte di Mauro, Di Malta venne a sapere di una cena a Palermo: nel ristorante era presente Canino e anche Burgarella, seduto al tavolo con il direttore di Videotime, rete locale palermitana. I due discutevano dell’ampliamento di RTC a nel capoluogo, e il collega disse a Burgarella: “Chi te lo fa fare, che già ti hanno ammazzato un giornalista?”

“Per questo con quel pezzo di merda lì è da un mese che non ci parlo”, rispose Burgarella indicando Canino seduto a un tavolo lì vicino. Secondo Di Malta, Burgarella disse anche: “Io avevo già salvato una volta Mauro e per questa volta sono stato colto di sorpresa, non c’ero riuscito, per questo non ho parlato più con Canino”.

A proposito di giornalisti che hanno afrontato il caso Rostagno, Di Malta conferma di non avere mai conosciuto Sergio Di Cori, che non gli è mai stato citato da Rostagno. Idem per Aldo Ricci.

Riguardo al già citato pranzo a Palermo, pare che l’intercessione diretta di Burgarella fosse Canino. A un altro pranzo a cui era presente di malta, Burgarella disse provocatoriamente a un giornalista: Mauro è stato ucciso da me, o da Cardella o la Grande Mafia. Per me sarebbe stato controproducente, Cardella non credo, quindi è stata la mafia.

Dopo la morte di Rostagno il giornalista venne “sostituito” da un pupazzo vero e proprio, che avrebbe dovuto leggere gli editoriali. Per fortuna questo esperimento duró poco.

Il carabiniere Cannas

Tra Rostagno e Cannas c’era un grande rapporto di fiducia. Il maresciallo era senza dubbio una fonte, racconta Di Malta, che peró non partecipava ai colloqui con il maresciallo. Dopo la morte di Mauro sia la Roveri che Cardella hanno provato ad avvicinare Cannas, ma non sa cosa si sono detti.

Gianni Di Malta risponde all’avvocato di Saman, Elio Esposito, che gli chiede specifiche anche piuttosto tecniche sui mezzi in uso a RTC.

“In studio avevamo il minimo indispensabile, 3-4 registratori, una sola centralina di montaggio. La telecamera di Mauro certamente era amatoriale.”

Riguardo a quanto testimoniato da Di Cori riguardo a precise riprese amatoriali girate da Mauro a Kinisia, che filmavano un traffico d’armi, Di Malta fa presente che Rostagno non gli parlò mai di quel fatto.

Riguardo alle lamentele di Ravazza riguardo alla durezza dei servizi di Rostagno sul comune, Di Malta precisa che non ci sono stati litigi tra i due, ma più lamentele ad alta voce da parte del giornalista.

Riguardo ai rapporti di Cardella con esponenti politici di rilievo, Di Malta cita Craxi, e accenna che c’erano altri nel partito socialista come Martelli e De Michelis con cui intratteneva legami. A volte Cardella ospitò sul suo aereo privato alcuni di questi politici, e anche sulle sue barche. “Cardella era molto generoso – dice Di Malta – e condivideva i suoi beni con gli amici.” “Con la generosità di Cardella – chiosa l’avvocato – termino le mie domande.”

L’avvocato Lanfranca, per Carla Rostagno, chiede in che termini Rostagno indagò del “Centro Scontrino” che nascondeva la loggia segreta Iside 2. Quando Rostagno cominciò a indagare si limitava inizialmente al Circolo Scontrino, intervistando il filosofo, docente e gran maestro Grimaudo. Ma Rostagno precisò presto che quel Circolo culturale nascondeva qualcosa di grosso. Quelle interviste e quelle indagini avvennero nel corso del settembre ’88. Per quanto ne sapesse Di Malta, Mauro non parlò di quanto scoperto sulla Loggia con il maresciallo Cannas, ma può immaginare di sì, visto che si sentivano molto frequentemente. “Fino all’ultimo non ho mai avuto la percezione di un allontanamento tra i due”, spiega.

Parlando di Jupiter/Cammisa, Di Malta ricorda che era originario di Mazara del Vallo e che si vantava di conoscere tutti i mafiosi della città.

Tocca all’avvocato Carmelo Miceli (che rappresenta Chicca Roveri e Maddalena Rostagno) interrogare il teste.

Come un padre

Chiede se il rapporto con Rostagno da professionale diventò amicale, viste la frequenza dei contatti. Di Malta spiega che avendo rivisto in Mauro una persona simile al padre scomparso 12 anni prima, lo vedeva come una figura paterna. Di Malta, che all’epoca era poco più che ventenne, si confidava con Rostagno, che ricambiava, specie riguardo questioni di lavoro. Riguardo ai suoi rapporti sentimentali, Gianni ricorda che Mauro gli disse spesso che “Chicca è la donna della mia vita”. Ad esempio, quando preparò il lancio d’agenzia a seguito dello scoppio del Calabresi, Mauro chiese a Chicca di leggere quanto scritto per avere un parere.

Riguardo l’attività giornalistica, Mauro aveva molto chiaro cosa dire, spiega il teste. Appuntava solo delle parole chiave e andava a braccio. Il tenore dei redazionali era molto forte: Di Malta suggerisce che basta vedere i pochi editoriali rimasti per capire l’impronta data, citava nomi e cognomi, aveva un linguaggio molto chiaro e inseriva degli elementi satirici. Specie quando parlava dei potenti, mafiosi o politici, per smitizzare il potere che avevano sul territorio. In particolare prendeva di mira i politici di Trapani e Marsala, come Canino, Pellegrino, anche alcuni consiglieri che potevano sembrare “amici” perché non avevano preso posizione…

Lo stesso tono lo usava per i poteri occulti, come i mafiosi. “Ricordo il redazionale sull’omicidio Giacomelli, e l’ironia che usò per raccontare quel fatto”, spiega l’ex operatore.

Recogra

Riguardo le infiltrazioni della mafia sul territorio, l’avvocato chiede se Rostagno spiegasse mai come avveniva. “Ci sono diverse occasioni, come ad esempio quando racconta della preparazione dell’omicidio Lipari, facendo nomi e cognomi e spiegando alla gente come i mafiosi di Catania arrivassero a Mazara non per comprare meloni ma per ammazzare la gente”.

Il legale chiede poi se la presenza di esponenti di Cosa Nostra (anche non del trapanese) viene citata da Rostagno anche riguardo appalti in provincia. Mauro spiegò sia a Di Malta che a Giacomo Pilati che voleva seguire la vicenda dell’appalto per l’aeroporto di Trapani Birgi assegnato alla ditta Recogra, ma non ricorda se fece un redazionale in proposito. “Ma conoscendolo, se prima non aveva elementi concreti non avrebbe preparato un redazionale”.

L’avvocato recupera un redazionale (del 15 settembre), non presente tra quelli acquisiti agli atti. Citandolo prova a sollecitare la memoria del teste. Di Malta ricorda che per Mauro quei soci (Renda, Costanzo e Graci) erano in odore di mafia, ma non sa dire quali fossero le coperture mafiose trovate dalla ditta in provincia di Trapani. Per approfondire la vicenda suggerisco la lettura di questo articolo di Rino Giacalone: http://www.malitalia.it/2011/03/rostagnodove-eravamo-rimasti/

Borsellino

Riguardo Borsellino, Di Malta ricorda che fecero molte interviste al magistrato.

L’ex operatore cita Borsellino: “Per sconfiggere la mafia serve il lavoro della cittadinanza, dei politici e della stampa”, dicendo che questa affermazione venne detta in diverse interviste.

Quanto a Falcone, Di Malta ricorda che Mauro gli disse che lo avrebbero intervistato presto. Sa che ci fu almeno un incontro, ma non è stata prodotta un’intervista. Non ricorda però se la decisione di intervistarlo fu in concomitanza con le interviste a Borsellino, ma fu più o meno a settembre.

Di Malta ricorda che tra Borsellino e Rostagno c’era grande cordialità e simpatia, e quando parlavano tra loro non si appartavano da lui.

Mauro aveva notato in anticipo sui tempi il processo di “normalizzazione”: “Come se a politica e mafia la cittadinanza avesse demandato di gestire la cosa pubblica”, dice Di Malta.

Riguardo la Loggia Iside 2, ad esempio, ricorda che non si occupava solo di quanto avveniva a Trapani, ma anche delle province di Agrigento e Palermo.

Di Malta riconferma che ci fu un’espansione delle frequenze di RTC, con un potenziamento delle frequenze già esistenti e investimenti sull’etere (con acquisti di altri canali), mirando a raggiungere Palermo e la sua provincia.

La sera dell’omicidio Di Malta non vide Rostagno andare via. Sul luogo dell’omicidio ebbe modo di avvicinarsi all’auto, insieme all’operatore della concorrenza (Telescirocco) Agostino Occhipinti. Di Malta reggeva il faretto portatile per inquadrare dove riprendere, e con la stessa luce poi aiutò le forze dell’ordine a cercare i proiettili. “Agostino è un bravo operatore e guardava tutti i particolari, dai finestrini rotti alle macchie di sangue”, spiega Di Malta. Sull’eventuale presenza di oggetti nel mezzo, non ricorda la presenza di oggetti particolari.

Immagini di Telefono giallo

Il teste poi aggiunge: Ho visto delle immagini in televisione che non sono quelle girate quella sera ma spacciate per tali. Si tratta di ricostruzioni della trasmissione Telefono Giallo che mostravano una Duna, identica a quella di Mauro, con una borsa dentro. Quelle immagini non corrispondono alla realtà. Le uniche che sono reali sono quelle di Telescirocco, all’interno dell’auto non c’era una borsa.

All’avvocato Greco, Di Malta racconta di avere visto vicino l’auto il pezzo di un fucile, notato dalle forze dell’ordine, e anche dei bossoli. Vicino all’auto c’era un canale, dove non ha trovato altro.

Riguardo la porta chiusa nell’ufficio di Rostagno, nella primavera dell’88 però forse veniva già chiusa a chiave: cercavano l’handycam che “Rostagno teneva gelosamente conservata” nel suo ufficio, perché serviva un’altra telecamera per un servizio. Di Malta prese la telecamera e tolse la cassetta che conteneva. Insieme al collega che era con lui decisero di fare uno scherzo, smontando la porta dai cardini. Ma Mauro si arrabbiò molto: “Quella telecamera disse che non dovevamo toccarla assolutamente”.

In un interrogatorio negli scorsi anni Di Malta disse che Rostagno duplicò una cassetta registrata con l’handycam, anche se adesso il teste non ricorda.

Nelle cassette c’era un cartoncino rimovibile dove venivano scritti gli appunti. Lo stesso vale per la famosa cassetta vista da Di Malta sulla scrivania di Mauro.

Dopo la morte vennero diverse volte gli inquirenti per visionare o sequestrare materiale dall’ufficio di Mauro, incluse le cassette.

Kinisia? Erano prove di evacuazione

Riguardo i famosi filmati di esercitazioni all’aeroporto, Di Malta spiazza un po’ l’aula: “C’eravamo io e Giacomo Pilati a filmare quelle esercitazioni”. Si trattava di prove di evacuazione, nulla di particolarmente intrigante rispetto a quanto detto finora.

L’avvocato dell’Ordine dei Giornalisti, Crescimanno, chiede se Di Malta può precisare l’orario in cui arrivò a RTC. Ricorda che era già buio, forse erano le 9.

Di Malta ricorda che le minacce nell’ultimo periodo erano una costante, per questo Rostagno chiese un registratore.

“Ne ricordo una in particolare, perché Mauro la prese a ridere e mi disse ‘Qui a Trapani non sapete manco fare le minacce’: qualcuno gli telefonò dicendo che la sua mamma era morta in un incidente, ma in verità la signora era morta da anni.”

L’ex operatore ricorda che diversi colleghi risposero al telefono e presero le minacce rivolte a Mauro.

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