Processo per il “desaparecido” Venturelli, la Procura chiede l’ergastolo per Podlech

venerdì, giugno 17th, 2011

Ergastolo per Alfonso Podlech Michaud, l’ex procuratore militare cileno di Temico accusato di aver fatto “scomparire” nell’ottobre del 1973 l’ex sacerdote Omar Venturelli. A chiederlo questa mattina il Procuratore Aggiunto Giancarlo Capaldo nella sua requisitoria che ha chiuso oltre un anno di udienze di fronte alla I Corte d’Assise di Roma nel corso delle quali sono venuti a Roma dal Cile molti vittime della dittatura militare di Pinochet decise ad accusare colui che gestiva nel territorio di Cautin, nel sud del Cile, l’ordine dittatoriale. Alfonso Podlech non ha battuto ciglio, proprio ieri aveva lanciato la sua ultima sfida, una ricusazione della Corte colpevole di aver accolto secondo lui insieme ai reati di omicidio e sequestro di persona anche il reato di strage,  un reato che non esiste in Cile. Sarà la Corte d’Appello a pronunziarsi a breve sulla richiesta di Podlech, ma intanto il processo è andato avanti con le richieste della Pubblica Accusa a cui sono seguiti oggi le arringhe degli avvocati di parte civile.

Una lezione di storia, oltre che un duro atto di accusa nei confronti di un uomo anziano – Podlech ha oggi 74 anni – che come ha ricordato più volte Capaldo “non ha mai mostrato un minimo segno di ravvedimento”. Questa la densa e breve requisitoria dell’accusa. Che ha ricordato le 25 vittime italiane delle dittature del sud dell’America Latina – tra queste Omar Venturelli, la cui famiglia era originaria di Pavullo (Modena) – che non hanno mai potuto ricevere giustizia in quei paesi. Podlech arrestato a Madrid nel 2008 era stato colpito da un mandato di cattura della magistratura italiana insieme ad altri 145 esponenti golpisti di vari paesi latinoamericani. E questo ha permesso l’istruzione del processo, nel corso del quale sono state raggiunte molte certezze sul ruolo svolto da questo avvocato appartenente a una potente famiglia di “terratenientes” che col golpe diventò un “fiscal militar ad hoc”. E’ questa la qualifica – ha ricordato Capaldo – che risulta da un verbale del 17 settembre 1073, sei giorni dopo il golpe, della Corte d’Appello di Temuco davanti alla quale il Podlech qualificatosi come fiscal militare chiese e ottenne quattro funzionari da usare come cancellieri presso la caserma del reggimento Tecupel in cui venivano intanto ammassati prigionieri tra i quali Venturelli.

Capaldo ha poi ricordato una decina di importanti testimoni comparsi in aula, che hanno riconosciuto Podlech come loro torturatore e indicato con chiarezza le funzioni che svolgeva. Testimoni come Mario Carril Huenuman, Jorge Barudi, Bernardita Weisser, Jeremias Levinao, Victor Maturana, Ruth Kries, Herman Carrasco. Quest’ultimo, presente in aula oggi, tornato dal Cile per presenziare alla conclusione del processo, è uno dei prigionieri torturati a Temuco allora che durante una seduta di tortura per la fortuita caduta del cappuccio che gli ricopriva la testa vide di fronte a sé Podlech. E Ruth Kries invece è la moglie di un altro “desaparecido” che ricevuta in quell’autunno del ’73 da Podlech alla sua richiesta di sapere dove fosse il marito si sentì rispondere: “I nemici della patria non hanno diritto alla sepoltura”. “Sono rutti testimoni falsi?”, ha chiesto Capaldo rivolgendosi verso il banco dell’accusato.,

“Questo uomo – ha detto in conclusione Capaldo – non ha mai avuto un’espressione di pentimento personale, mai un’espressione di dolore per quanto è avvenuto, mai è stato sentito diree non c’entro nulla con queste decine e decine di morti ma sono cose che non avrebbero dovuto accadere…”.  Capaldo ha anche ricordato che due testimoni sono stati sottoposti ad indagini in Cile per iniziativa della famiglia di Podlech, accusati di falsa testimonianza. Questo dimostra la pericolosità dell’accusato, che “ha cercato di difendersi in tutti i modi non nel processo ma dal processo”, ricorrendo perlpiù ad “argomenti legulei”. “Podlech ha un’età – ha concluso Capaldo – ma non ha conseguito la saggezza che porta al riconoscimento delle colpe. Non possono valere per lui le attenuanti. Per questo chiedo l’ergastolo”.

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