Argentina, ergastolo per Alfredo Astiz boia dei desaparecidos

giovedì, ottobre 27th, 2011

L’angelo della morte, Alfredo Astiz, uno dei volti più ignobili della feroce dittatura militare argentina che negli anni dal 1976 al 1983 ha prodotto 30 mila desaparecidos. L’hanno condannato alla “cadena perpetua”, l’ergastolo, oggi in Argentina.

Penso a suor Geneviève, la suora che è partita qualche giorno fa da Roma per l’Argentina. Astiz ha ucciso due suore francesi come lei. Geneviève con i suoi occhi azzurri ha seguito i processi in aula a Roma agli aguzzini argentini (in contumacia) e a Podlech (il pm militare cileno poi incredibilmente  assolto).

Partendo suor Geneviève mi ha mandato un sms: Parto per l’Argentina. Un messaggio con dentro ancora tanto dolore. In Argentina ora Geneviève ha ricevuto un minimo di risarcimento. Con lei i familiari delle vittime che hanno manifestato (vedi la foto) i loro sentimenti. Qui di seguito le notizie di corriere.it e della Bbc latinoamericana:

Crimini contro l’umanita’

Ergastolo per i generali argentini

Responsabili del dramma dei desaparecidos

L’angelo biondo della morte e altri undici ex alti ufficiali della polizia argentina sono stati condannati all’ergastolo per crimini contro l’umanità. Alfredo Astiz e gli altri militari sono i principali responsabili del dramma dei «desaparecidos» durante la dittatura militare tra il 1976 e il 1983. I reati per cui sono stati condannati sono rapimento, tortura e omicidio di dissidenti nel più grande centro di detenzione e tortura di Buenos Aires, la Escuela mecanica de la armada (Esma).

L’ANGELO BIONDO DELLA MORTE – Astiz, 59 anni, ex spia della Marina, si guadagnò il suo soprannome «angelico» per i tratti gentili del viso, e la spietata capacità di insinuarsi tra i contestatori del regime per poi farli arrestare. È stato ritenuto responsabile, tra l’altro, di complicità nella scomparsa, tortura e uccisione delle due suore francesi Alice Domon e Leonie Duquet, e di Azucena Villaflor, fondatrice del gruppo Madri di plaza de Majo. Astiz si era infiltrato nel gruppo che si riuniva nella Chiesa di Santa Cruz a Buenos Aires, spacciandosi per fratello di una desaparecida. In pochi mesi fece sequestrare, torturare e assassinare dodici donne che avevano l’unico torto di aver chiesto notizia dei propri familiari scomparsi.

IL CASO WALSH – Astiz è stato anche giudicato colpevole della sparizione di Rodolfo Walsh, che insieme allo scrittore Gabriel Garcia Maquez fondò l’agenzia Prensa Latina e che diede voce al dissenso durante la dittatura. I crimini riguardanti tutti gli imputati includono 86 casi di tortura e omicidio di desaparecidos commessi all’Esma, ora museo aperto al pubblico. Si stima che nella struttura furono detenute circa 5mila persone e che meno della metà di loro sopravvisse. Il processo, iniziato a dicembre 2009, ha visto la condanna di altri quattro imputati al carcere per periodi di pena tra 18 e 25 anni e l’assoluzione di altri due.

LA COMMOZIONE DEI PARENTI – Alla lettura delle sentenze centinaia di attivisti, parenti dei desaparecidos e gente comune in attesa in strada ha festeggiato, applaudendo e piangendo. «Olé olé, avranno il destino dei nazisti. Dovunque andranno, li troveremo», cantavano, definendo quello di oggi un «giorno storico per l’Argentina». Intanto, prosegue il processo sul rapimento sistematico dei figli delle detenute nel centro, che era utilizzato anche per far partorire le donne incinte. I neonati venivano fatti scomparire e affidati in segreto ad altre famiglie.  

27 October 2011 Last updated at 07:11 GMT

Argentina ‘Angel of Death’ Alfredo Astiz convicted

Former Argentine naval officer Alfredo Astiz has been jailed for life for crimes against humanity during military rule in 1976-83.

Astiz – known as the “Blond Angel of Death” – was found guilty of torture, murder and forced disappearance.

Among his victims were two French nuns and the founders of the Mothers of the Plaza de Mayo human rights group.

Eleven other former military and police officers were also given life sentences for crimes against humanity.

Four others were jailed for between 18 and 25 years.

All worked at the Naval Mechanical School in Buenos Aires – known as Esma – which was the biggest secret torture and killing centre set up by the military during what became known as the “Dirty War”.

Of the 5,000 or so prisoners taken to Esma, 90% did not come out alive.

Some were killed by firing squad while others were thrown from planes – drugged but still alive – into the Atlantic Ocean.

More than 70 of those who did make it out were among the witnesses in the 22-month trial.

Symbol of oppression

Astiz looked straight ahead and showed no emotion as the sentence was read out

Among the others given life terms are Jorge Acosta, Antonio Pernias and Ricardo Cavallo.

Human rights groups had campaigned for years to bring the perpetrators to justice, and there were celebrations as the sentences were read out.

“We resisted. We never committed a crime. This is why this is just. They committed crimes. They are imprisoned,” said Esma survivor Ricardo

Coquet.

Astiz, 59, is one of the most notorious symbols of oppression during military rule in Argentina.

As a young naval intelligence officer he infiltrated the Mothers of the Plaza de Mayo human rights group, which was set up to find relatives abducted by the security forces.

He then arranged the kidnap and murder of its three founders – Azucena Villaflor, Esther Ballestrino and Maria Ponce.

He had already been convicted in absentia in France for the murder of the French nuns Alice Domon and Leonie Duquet, who disappeared in Argentina in 1977.

In his defence, Astiz said he had acted to save Argentina from left-wing “terrorism”, and he dismissed his trial as an act of political vengeance.

Human rights groups say 30,000 people were killed or made to disappear by the armed forces in their campaign against opposition activists and left-wing guerrillas.

tagged under:

About Paolo Brogi - View all posts by Paolo Brogi

This author has not fill out his/her bio, coming soon.

Follow paolo-admin on:

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *