Processo Rostagno, il pentito Milazzo: erano in tre incaricati di ucciderlo, Mazzara, Todaro e Barone

mercoledì, novembre 23rd, 2011

Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno

20 Udienza del 23 novembre 2011 (udienza verbalizzata dal giornalista Rino Giacalone dall’aula)

Processo Rostagno, il dibattimento si sposta nell’aula bunker del carcere di San Giuliano

Ancora l’udienza non  è cominciata….si stanno provando i collegamenti in video conferenza…le telecamere delle tv acceditate alle riprese si vanno sistemando….il processo per il delitto di Mauro Rostagno davanti la Corte di Assise di Trapani oggi si è spostato fuori dal Palazzo di Giustizia di Trapani e si tiene n…ell’aula bunker del carcere di San Giuliano, la struttura apposta realizzata negli anni 90 per ospitare il maxi processo alla mafia trapanese, il cosidetto processo Omega. Da oggi in quest’aula si terranno le udienze del processo per il delitto Rostagno in quanto la struttura è considerata idonea ad ospitare le testimonianze dei collaboratori di giustizia citati nel dibattimento. Il primo a deporre sarà l’ex uomo d’onore di Paceco Francesco Milazzo……

La Corte in aula

I giudici sono in aula…..soliti preliminari poi toccherà al pentito Milazzo rispondere alle domande dei pm, in aula ci sono i pm Gaetano Paci e Francesco Del Bene…

Entra il pentito Milazzo

Sta per entrare in aula l’ex uomo d’onore di Paceco Francesco Milazzo, è uno dei collaboratori di giustizia più importanti della provincia di Trapani. In aula Milazzo viene sentito come testimone assistito, non ha precedenti penali in corso, a diufenderlo è l’avv. Carlo Fabbri, che è assente è sostituito dall’avv. Tranchina. Per la difesa di Vito Mazzara, avv. Galluffo sostiene che Milazzo nel corso della deposizione potrebbe assumere altra veste, anticipa le sue tesi, Milazzo avrebbe avuto un ruolo nel delitto Rostagno. Cosa mai emersa. L’avv. Miceli inoltre giustifica l’assenza della signora Chicca Roveri, compagna di Rostagno, parte civile nel processo, assente, spiega per motivi di salute, e porge alla corte i saluti della signora assieme alle scuse. Milazzo entra in aula scortato e completamente coperto per non essere riconosciuto….

La storia del pentito

Le prime domande riguardano la storia criminale del pentito. Milazzo ricorda di essere diventato mafioso nel 1973 appartenente alla famiglia di Paceco, ebbe il dito punciutu il rito si svolse in una proprietà di Mommo Marino boss di Paceco, vicino il cosidetto Ponte di Salemi, padrino fu Salvatore Giliberti anche lui della famiglia di Paceco. Era presente tutta la famiglia di Paceco, i Sugameli, i Marino, i Giliberti, prof. Maiorana, Vito Parisi, i due Coppola. Fu affiliato quando aveva 25, 26 anni. Il suo lavoro dapprima era in officina meccanica, poi coltivatore diretto, continuai a fare il contadino anche se affiliato alla mafia. Milazzo si è autoaccusato di alcuni omicidi, quello di tale Rindinella, Di Maggio, Monteleone, l’agente Montalto, e Mancuso. Delitti commessi insieme ad altre persone, e Milazzo fa i nomi di Sugameli e Di Genova, Alcamo, Vincenzo Mastrantonio, Filippo Coppola, Vito Mazzara e Franco Orlando, Vito Parisi. “Ho sparato” dice Milazzo raccontando dei delitti compiuti per ordine di Cosa nostra, in qualche caso ha fatto da autista come per il delitto dell’agente Montalto. Uno che sparava sempre era Vito Mazzara, Franco Orlando, ex consigliere comunale Psi a Trapani, se c’era bisogno, dice il pentito, sparava anche lui.

Ecco chi è Vincenzo Virga

Milazzo racconta che Vito Mazzara faceva parte della famiglia mafiosa di Valderice, dipendeva da Vincenzo Voirga che era a capo del mandamento che però Milazzo chiama circondario. Virga divenne capo mafia nel 1985, prima di lui Vito Sugameli della famiglia di Paceco, Vito era pro forma, “tutto facevano i Minore” (famiglia mafiosa storica del trapanese): Calogero, detto Caliddo, Totò, Giovanni. Il capo mandamento veniva scelto dal capo della cupola provinciale. Questi sono però discorsi “antichi” negli ultimi tempi le regole sono saltate dice il pentito Milazzo, senza regole secondo Milazzo dalla metà degli anni 80 in poi. Virga fu nominato dopo che è stata interpellata la famiglia di Paceco, Ciccio Messina u muraturi di Mazara, i Messina Denaro, loro decisero di fare Virga capo del circondario mafioso di Trapani. Capo della cupola provinciale era Mariano Agate, quando arrestarono a questo fu nomonato capo della cupola provinciale Francesco Messina Denaro di Castelvetrano. Virga per noi era perfetto dice Milazzo, era l’unico nominativo che poteva prendere questo incarico. Virga faceva parte della famiglia di Erice, una volta era tutta una famiglia con Valderice. Dopo la scomparsa di Totò Minore (ucciso a novembre 82 per ordine di Riina), Trapani doveva unirsi alla famiglia di Paceco, invece poi Trapani, e Erice si unirono in una sola famiglia. Capo della famiglia di Trapani era Vincenzo Virga che poi divenne capo del circondario trapanese. Con Virga non ha commesso delitti ma insieme dice che fecero due appostamenti per altrettanti delitti eseguiti da altri, quello di Girolamo Marino a Paceco e quello di Pietro Ingoglia a Trapani.

I delitti dei boss: Vito Mazzara era un professionista

Il primo delitto del quale parla Milazzo è quello di tale Monteleone, un ladruncolo di mezzi industriali, fu ucciso perchè rubava senza autorizzazione.L’omicidio avvenne di notte, lasciai, dice, Mazzara e Orlando, io guidavo una Fiat Uno bianca che era stata rubata, una macchina che ha portato Vito Mazzara. Il delitto avvenne tra Marausa e Salinagrande, lì c’era l’abitazione di Monteleone.  Vito Mazzara e Orlando l’hanno aspettato e quando lui è arrivato verso mezzanotte gli hanno sparato, io ho sentito i botti e mi sono avvicinato per prenderli e ci siamo dati alla fuga. Fu utilizzato un fucile automatico calibro 12 e Orlando aveva un revolver calibro 38, il fucile lo aveva Vito Mazzara. Il pm chiede notizie sul delitto Montalto: furono usate le stesse armi risponde Milazzo.Fu usata anche la stessa auto. Dopo l’omicidio Montalto l’auto fu bruciata. A uccidere l’agente Montalto fu solo Vito Mazzara, Franco Orlando doveva sparare se c’era di bisogno. Se Vito Mazzara sparava era difficile che la vittima si poteva salvare. Vito Mazzara di solito oltre al fucile aveva addosso anche un’altra arma, calibro 38. Erano armi che lui teneva dentro in sacco. Vito Mazzara era un professionista dei delitti, era molto in gamba per sparare, faceva anche i tiri al piattello. Milazzo ricorda che ha partecipato a diverse gare. Mazzara parlando di armi era capace di fare qualsiasi cosa. Poteva sparare e modificarle. Mentre facevano gli appostamenti per Monteleone e Montalto, gli ho chiesto se quei bossoli che restavano a terra non potevano essere una prova contro di lui, lui mi ha detto un qualcosa che mi ricordo, mi disse che l’arma era come se restasse “genuina”, le cartucce le preparava lui, li dosava come voleva lui, faceva il dosaggio come ci piaceva a lui, per rendere la cartuccia più sicura, lui mi ha detto che cambiava un pezzo del fucile che così l’arma risultava sempre genuino, cioè non riconoscibile, non comparabile con altri delitti, era una operazione che lui faceva per impedire di lasciare tracce se il fucile finiva in mano alla polizia o ai carabinieri. Io l’ho visto come si comportava quando ha caricato il fucile per i due omicidi Monteleone e Montalto. Le armi si caricavano quando cambiavano la macchina pulita con quella sporca, all’aperto si facevano queste operazioni. Abbiamo preso dal sacco il fucile e la pistola, ha preso le cartucce che aveva in tasca ed ha caricato il fucile. Già il fucile era stato modificato, ed era pronto per sparare.

Virga e Vincenzo Mastrantonio stavano “vicini vicini”

Vincenzo Mastrantonio era uomo d’onore della famiglia di Trapani, stava sempre vicino a Virga e questi aveva fiducia su Mastrantonio al 100 per cento. Virga aveva fiducia tanta in lui, per qualsiasi cosa lo coinvolgeva. Mastrantonio aveva partecipato al delitto Di Maggio, dopo il 1985, commesso nelle campagne sotto Borgo Fazio, anche lui era un ladruncolo di mezzi meccanici, Virga aveva stabilito che per questo doveva essere ucciso. Vincenzo Mastrantonio mi parlò del delitto Rostagno, insieme dovevamo uccidere per ordine di Virga il giudice Giacomelli, dovevamo fare i sopralluoghi, gli appostamenti, però Virga voleva che il delitto doveva essere commesso a Paceco, io invece gli dissi che lo potevamo fare vicino casa del giudice, nella zona di Erice, quando gli dissi così, Virga non mi interpellò più. Io i delitti lin facevo dove si potevano fare, ma Virga non mi poteva chiedere di fare l’omicidio fuori dalla sua zona, quello era un discorso”cattivo”. Il delitto Giacomelli fu fatto a Locogrande, più vicino a Paceco come voleva Virga, ma a me non dissero nulla ha detto il pentito. Vincenzo Mastrantonio aveva con me ottimi rapporti, lui però era un fiume in piena non era in condizione di tenere un segreto, era un pericolo “generico”, Mastrantonio lavorava all’Enel, un operaio, faceva servizio a Trapani. Non faceva lavoro interno, usciva con i furgoni.

I mafiosi in prima fila a vedere i tg di Rostagno

Alla famiglia di Valderice appartenevano Vito Mazzara, Nino Todaro, Salvatore Barone. Milazzo ricorda che i telegiornali di Rostagno li vedevamo sempre perché c’era un malumore enorme per Rostagno. Anche quando si era in carcere. Milazzo parla adesso della famiglia di Mazara, dice che gli appartenenti li conosceva tutti…, Vincenzo Sinacori, Giovanni Leone, l’architetto Calcedonio, Salvatore Tumbarello, mi incontravo spesso con tutti questi, io, dice, spesso andavo sempre a Mazara, ero più in contatto con i mazaresi che con i trapanesi. Con i mazaresi non abbiamo mai parlato di Rostagno,m c’erano le battute quando lo vedevamo in tv, lo chiamavo cornuto, perchè lui “istigava”. Adesso le domande sono poste dal pm Francesco Del Bene, ha concluso Gaetano Paci. Del Bene chiede dei commenti contro Rostagno, Rostagno era un farabutto e un cornuto perchè diceva cose brutte contro Cosa nostra, lui attaccava tutti, quelli che avevano i processi, li attaccava giornalmente.  Parlando con mariano Agate mi bastava guardarlo in faccia per capire, io lo guardavo e capivo che Rostagno stava arrivando alla morte.Così come quando eravamo in carcere capivo che fuori stavano per uccidere Totò Minore. Mariano Agate non parlava mai forse qualcosa gli poteva scappare quando giocava, al massimo delle sue vittime poteva dire “sta arrivando”. Rostagno attaccava tutti ma principalmente Mariano Agate. Noi ci lamentavamo un poco del figlio dell’avvocato Bologna, noi ci lamentavamo col padre, lui lo richiamava e tutto era risolto. (Salvatore Bologna editore della tv TeleScirocco). Per il delitto Rostagno mi chiesero di fare un sopralluogo presso la sede della tv dove lavorava Rostagno, a Rtc a Nubia. Il sopralluogo me lo fece fare Ciccio Messina di Mazara, capii subito cosa volevano fare, dopo qualche giorno lo incontrai e mi disse che tutto era a posto e che io non dovevano più interessarmi del delitto. Milazzo ripete: Ciccio Messina mi chiese di vedere a Paceco dove era quella televisione io feci il sopralluogo per vedere la posizione, la tv era a Nubia. Milazzo dice che qualche volta aveva incrociato Rostagno per strada, sempre di giorno, anche molto prima di quel sopralluogo, lo incontravo spesso, lo riconoscevo perchè lo vedevo in tv.

“Ascippiamoci la testa”

Quando mi dissero di fare il sopralluogo capii che Rostagno era rrivato alla morte, che era arrivato il tempo di “ascipparici la testa”. Rostagno non si è ucciso perchè attaccava tutti noi, Rostagno è stato ucciso perchè ha toccato qualche nominativo che non doveva toccare, qualche nominativo che apparteneva a Cosa nost…ra, a Trapani, Paceco, Erice, quel delitto non interessava, quello che era interessato al delitto di Rostagno era fuori dalla provincia di Trapani (secondo me dice). Era un delitto di Cosa nostra certamente ma l’interesse a ucciderlo non era trapanese. La mattina dopo il delitto incontrai Mastrantonio e mi disse “hai visto che è successo ai picciotti”. Io il delitto lo aveva appreso dal telegiornale, poi incontrai Mastrantonio. Secondo Milazzo i picciotti erano Mazara, Salvatore Barone e Nino Todaro, tre uomini d’onore di Valderice. Mastrantonio mi disse hai visto cosa è successo ai picciotti che gli è scoppiato il fucile in mano. L’ordine di uccidere Rostagno per forza doveva venire da Francesco Messina Denaro, era il capo della cupola.

Mastrantonio, “uno che buttava tutto fuori”

Milazzo riferisce che gli incontri a Mazara avvenivano nei locali della calcestruzzi dei fratelli Agate, Mariano e Giovan Battista. Milazzo ricorda di avere sentito parlare di Natale L’Ala (boss di Campobello di Mazara, ucciso dopo tre tentativio andati a vuoto, iscritto alla loggia massonica segreta Iside 2). Non mi interessava sapere chi era e quando a me le cose non mi interessavano me ne uscivo sempre fuori. Non so nulla di Natale L’Ala risponde Milazzo. Mastrantonio aveva un difetto enorme che buttava fuori ma quando capivo cosa voleva dire, lo zittivo, perchè spesso metteva tragedie ed era meglio non ascoltarlo per  non essere coinvolti. Perchè ha deciso di collaborare? “Per lasciare liberi i miei familiari, per lasciarli tranquilli, liberi dal fango cui appartenevo io”. Milazzo però ricorda che i suoi familiari lo hanno isolato subito, non hanno voluto sapere nulla nè di me nè di mia moglie.
Torna a fare le domande il pm Paci. Mastrantonio cosa voleva dire quando le disse hai visto cosa è successo ai picciotti. Lui, risponde, mi voleva dire del delitto Rostagno e che era scoppiato il fucile. Mastrantonio parlava sempre con nominativi di Cosa nostra ma non era giusta che lo faceva. Paci chiede se era la prima volta che l’arma malfunzionava. Milazzo dice che tanti anni fa un altro fucile era scoppiato perchè le cartucce erano state troppo caricate, ma non ricordo, dice, quando è successo e come l’ho appreso, ma è successo.

Il nervosismo di Mariano Agate

Milazzo aggiunge. Quando Mariano Agate era nervoso e ci sedevamo a tavola mangiava continuamente, mi bastava vedere questo per capire che era nervoso, ed era nervoso quando vedeva le trasmissioni di Rostagno. Mangiavamo tutti assieme, in quel periodo comandavamo noi dentro il carcere, Milazzo ricorda che a partecipare ai pranzi erano Peppe ferro, Vito Parisi, Salvatore Alcamo. E a pranzo vedevamo i telegiornali di Rostagno o anche la sera…I pm hanno terminato le domande, viene decisa una pausa

Processo Rostagno, le parti civili

Riprende il processo. Intervengono le parti civili, avvocato Elio Esposito (Saman), Carmelo Miceli (Chicca Roveri e Maddalena Rostagno). Rispondendo all’avv. Miceli, Milazzo ricorda un delitto che si doveva commettere a Milano, contro tale Truglio. Milazzo ricorda che Vincenzo Mastrantonio fu ucciso perchè era un fiume in piena ma non c’entra con il delitto Rostagno

I suggeritori della mafia

Intervengono le difese. Avv Vito Galluffo, difensore di Vito Mazzara. Milazzo rammenta che la famiglia di Paceco era potente, lui era soldato, ma non erano i gradi a comandare. E a proposito dei delitti in genere, “la mafia faceva tutto, non sio faceva niente se la mafia non lo voleva”. Milazzo aggiunge: “le istituzion…i ci informavano su cosa accadeva”. L’avv. Vito Galluffo chiede spiegazione sulla sua affermazione che Mastrantonio era un fiume in piena. E sul delitto Rostagno Milazzo dice che non gli diede la possibilità di sapere altro quando Mastrantonio gli disse se sapeva cosa era successo ai picciotti. Non mi interesava quello che diceva Mastrantonio, io capivo di più, e non era utile parlare con Mastrantonio perchè le sue erano solo tragedie. Galluffo chiede sui rapporti con la famiglia mafiosa di Mazara, Milazzo conferma che lui e Vito Parisi erano stretti con Mastro Ciccio. Eravamo vicini ai mazaresi perchè a Trapani c’era disordine, Virga era un capo ma contro di aveva una “spina enorme”.

Bulgarella era un avvicinabile

La mafia trapanese aveva a disposizione diversi sicari oltree a Mazzara, Barone e Todaro. Rispondendo all’avv. Galluffo, Milazzo dice che la famiglia di Trapani aveva a disposizione altri due soggetti. Nessuna domanda su chi erano. Galluffo chiede ancora se Mariano Agate aveva interessi sul delitto Rostagno, Milazzo risponde dicendo di non sapere se aveva interessi, ma ha ricordato l’espressione contrariata di Agate quando si parlava di Rostagno. Galluffo, difensore di Vito Mazzara, chiede di come MIlazzo conosceva le abitudini dell’imputato a caricare le armi, il pentito torna a dire di sapere che era sua abitudine sovraccaricare le cartucce che faceva da se. La parola adesso all’avv. Salvatore Galluffo, altro difensore di Mazzara. Milazzo ad una domanda risponde di ricordare che fu Mastrantonio a dirgli del fucile scoppiato “ai picciotti”; l’avv. Salvatore Galluffo chiede se c’erano medici a disposizione della mafia, “ognuno aveva il suo medico, il mio era Novara”. A proposito di Puccio Bulgarella (editore di Rtc) Milazzo dice che come imprenditore era sgtato avvicinato ma poi per un periodo fu allontanato, ma dice di non sapere perchè. Milazzo dice di non sapere che fosse lui l’editore di Rtc. Molto avvicinabile secondo Milazzo era invece il padre di Puccio Bulgarella.

La mafia garantiva l’ordine

Milazzo svela un particolare su Vincenzo Mastrantonio. Durante il delitto Di Maggio, dopo che loro avevano sparato io arrivai per ultimo e sparai due colpi, e lui andava dicendo a tutti che io non avevao sparato, metteva tragedie, per questo non gli davo molto spago. Intercvento dell’avv. Mezzadini, difensore di Virga,… dopo che è terminato l’esame dell’avv. Salvatopre Galluffo. L’avv. Mezzadini chiede delucidazioni sul ruolo attribuito da lui a Virga di capo del mandamento o del circondario come lui chiama il mandamento. Mezzadini ricorda che Milazzo aveva detto che il pacecoto Vito Sugameli era un pro forma. Milazzo conferma che era nelle mani dei Minore. Capi mafia di Trapani. Ma questo all’inizio degli anni ’80.  Milazzo durante la deposizione si ricorda del delitto di Antonino Barbera, era un folle, era un pacecoto, aveva bruciato anche la macchina al comandante della stazione dei carabinieri di Paceco, era un frariciumi, è stato ucciso perchè la mafia si preoccupava di tenere l’oridine a Paceco. L’omicidio di Barbera fu deciso anche da Virga, lui era il mandante noi eravamo contenti di farlo, Barbera disturbava a tutti, era un pericolo generico.

“Dovevamo uccidere il dottore Linares

Milazzo rispondendo alle domande dell’avv. Vezzadini si scaglia contro Virga. Lui all’inizio comne me era senza soldi, poi un giorno venne Mastrantonoio e mi disse che lui e Virga si erano divisi 10 milioni. Non c’era ordine e per questo noi ci rivolgevamo a Mazara e Virga questo non lo spportava. Secondo Milazzo Virga… si arricchiva, non funzionava la mafia come doveva funzionare. L’avv. Vezzadini addirittura chiede se regola di Cosa nostra era quella di dire la verità, almeno tra gli affiliati. Virga non ci dava confidenze non diceva più nulla a noi. La difesa di Virga non ha altre domande da fare. L’avv. Ingrassia rinunzia ale domande. Interviene con le domande il presidente della Corte giudice Pellino che chiede a Milazzo cosa intende per tragedie a proposito di Mastrantonio. Lui spesso metteva in cattiva luce le persone, risponde Milazzo.Milazzo rispondendo ad un’altra domanda spiega che i suoi rapporti con i mazaresi erano personali e che lui non diceva niente a nessuno su quei contatti. Milazzo ha detto di avere coinosciuto Vincenzo Virga dentro il circolo del Pri che c’era alla periferia di Trapani, al borgo, al cosidetto passo dei ladri, lì aveva anche conosciuto l’imprenditore Francesco Genna.Genna è stato condannato per essere stato il vice di Virga. Milazzo a proposito di Franco Orlando, ex consigliere comunale Psi a Trapani che secondo lui avrebbe partecipato a delitti, era un uomo d’onore riservato. Milazzo riferisce dell’esistenza di una lista di persone da uccidere, dovevamo uccidere il dottore Linares (capo della Mobile) ma Virga mi disse che non era il momento.

Armati anche di mitra per andare ad uccidere

Andavamo ad uccidere armati fino ai denti, fucile, mitra e pistole, p 38. Lo ha detto ancora il pentito Francesco Milazzo rispondendo al presidente della Corte di Assise giudice Angelo Pellino. Pellino chiede come Vito Mazzara rendeva irriconoscibile il fucile che aveva sparato, lui mi disse cosa sostituiva ma io oggi …non lo ricordo cosa mi disse che cambiava. Dopo le domande della Corte tornano a fare le domande gli avvocati. L’avv. Lanfranca (parte civile Carla Rostagno) chiede che MIlazzo ricostruisca l’omicidio dell’agente Montalto. Milazzo riocrda che fu ucciso in auto mentre era in auto con la moglie e la figlia, a sparare fu Vito Mazzara, oltre a Montalto nessuno fu ferito. Interviene l’avv. Salvatore Galluffo. Fa l’elenco di una serie di nomi citati da Milazzo durante la sua deposizione. L’elenco die nomi viene fatto dall’avv. Galluffo per dire che le persone citate da Milazzo sono state assolte. A questo punto l’esame del pentito è terminato. La Corte definisce il calendario delle prossieme udienze. La prossima udienza sarà il 7 dicembre e ancora verrà sentito un pentito, Vincenzo Sinacori. L’udienza è finita.

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