Il 12 dicembre con i Mille al Teatro Colosseo, musica e reading

lunedì, dicembre 5th, 2011

Serata garibaldina al Colosseo Nuovo Teatro di Roma con testimonial prestati dalla scena e dalla società civile per chiudere l’anno del Centocinquantenario con un omaggio ai padri fondatori, i Mille di Garibaldi.

Il 12 dicembre si cerca di rispondere  all’interrogativo: che fine fecero i Mille negli anni successivi alla Spedizione del 1860? Musiche e letture, dal libro di Paolo Brogi “La lunga notte dei Mille”, con proiezione di spezzoni di “Noi credevamo” di Mario Martone e i fondali di scena dipinti da Giancarlino Benedetti.

Le letture sono affidate a un team che va da Manuela Kustermann a Renato Nicolini passando per Jean Léonard Touadi e Franco Cordelli, con Alessandra Vanzi, Marilù Prati, Carmen Giardina, Patrizia Bettini, Marco Solari, Stefano Quatrosi, Fulvio Abbate, Ippolita Avalli, Silvio Pasquarelli, Donatella Monachesi, Carlo Ambrosoli, Marco Foroni, Paolo Fallai. Brunella Diddi e Stella Sofri leggeranno brani dal loro “Roma 1849, gli stranieri nei giorni della Repubblica”.

Le musiche sono affidate a  Piero Brega che suona con  Oretta Orengo, Graziella Antonucci accompagnata da Marco Quintiliani, “Les Canuts” di Mariolina Mallo, Enzo Farinacci ed Ettore Leter, Elena Somarè che fischia l”Inno di Mameli”, Stefania “Paperina” Maggio col suo sax.

Teatro Colosseo (via Capo d’Africa, 29A – Roma) – lunedì 12 dicembre ore 21.

Col patrocinio del I Municipio e l’adesione della Sezione ANPI don Pappagallo Esquilino-Monti-Celio.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Serata trasmessa in streaming su  www.e-theatre.it

In scena le  vicende di un esercito di idealisti e bastian contrari, dibattuto tra colonialisti e di anticolonialisti, interventisti e pacifisti, ministerialisti e aventiniani. Un affresco dell’Italia unitaria, in cui molti volontari stentarono poi a ritrovarsi. La diaspora di una generazione che ha fatto da battistrada alle altre venute dopo, fino ad oggi. “Fecero l’Italia. E poi, indigesti e spesso incompresi, continuarono a combinarne di tutti i colori. I Mille di Garibaldi. I Mille dopo la Spedizione del 1860. Chi finì in Patagonia e chi a Sumatra. Un gruppo di lombardi deportato in Siberia, altri sbaragliati in Africa, in molti emigrati all’estero. Un direttore di giornale assassinato dagli anarchici, parecchi chiusi in manicomio, chi si suicidò in un fiume e chi con una rivoltellata, un ungherese ingegnere tentò invano di realizzare grandissimi canali, un tiratore scelto bergamasco si ridusse a cacciar gatti e un suo compaesano risalì l’Italia con un teatrino di marionette. A Roma uno di loro fu il primo sindaco, un altro ormai ultraottantenne aderì più tardi al fascismo, l’unica donna fu ripudiata dal potente marito diventato primo ministro. L’ultimo dei Mille morì nel 1934…”.

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