L’Infedele, Pound e il ’68

martedì, dicembre 20th, 2011

Vedere uno di Casapound in televisione. Giusto? Sbagliato? Francamente più che il credo di questi di Casapound all’ “Infedele” di Gad Lerner sulla Sette si è sentita la loro stridente partecipazione al commento sulla strage di Firenze. Come definire diversamente il modo di ribattere ai senegalesi presenti in studio? Non mi pare che sia stato di grande utilità democratica. E poi questi signori godono già di buone relazioni, come quella col sindaco di Roma Alemanno che – oltre a promettere l’acquisto dell’immobile Siae occupato dall’organizzazione – partecipa volontieri alle scadenze sociali della destra dell’Esquilino come poco tempo fa l’inaugurazione di un ristorante in via Machiavelli che con un bar e un negozio di abbigliamento va a rafforzare la nuova movida d’estrema destra nel rione.

E neanche giova alla conoscenza l’accenno fatto all’Infedele di un Pound antesignano della lotta alle banche. Certo, Pound era un visionario,  a cui ha nuociuto la vicinanza al fascismo, anzi una certa intimità che gli è costata cara poi alla fine della guerra quando finì in una gabbia – non era Guantanamo, ma Coltano tra Livorno e Pisa – e poi da lì in un’aula giudiziaria americana cui seguirono una dozzina d’anni in una clinica psichiatrica. Ma cosa diceva mai Ezra Pound?

Diceva sostanzialmente che il denaro che abbiamo in tasca non è nostro, ma rappresenta un “debito dei cittadini verso la banca centrale”. Dovrebbe essere “ricchezza e credito nelle tasche dei cittadini”, secondo l’affermazione ripresa da Thomas Jefferson. E invece non è andata così. Pound proponeva ai gerarchi fascisti – Mussolini in testa – di imporre tasse direttamente sull’emissione del denaro, non ai contribuenti. Lo guardarono a lungo come un mezzo pazzo…

Da qui a farne un predecessore della lotta al capitale finanziario ce ne corre. Consideriamola un’inutile forzatura. 

Infine un accenno a un comprimario della trasmissione, il filosofo Mario Perniola. Definire Berlusconi un sessantottino farà forse sorridere di autocompiacimento il Perniola – che ha partorito questa trovata – e chi lo intervista, ma è un’evidente insensatezza. Su cui si spera non si voglia insistere oltre.

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