Processo Rostagno, parla Giovanni Brusca: Riina mi disse, quelli di Trapani si sono levati sta camurria…

mercoledì, dicembre 21st, 2011

Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno, 22 udienza.

Aula Bunker del carcere di San Giuliano, Erice…..si prepara l’udienza….unico teste sarà Giovanni Brusca….

Brusca è collegato da un sito riservato. E’ difeso dall’avv. Alfredo Monforti. Per la Corte di Assise deve essere sentito come “teste assistito”.

“Sono stato un mafioso dal 1975, soldato semplice nel mandamento di San Giuseppe Jato, dal 1989 sono stato reggente del mandamento, fino al mio arresto nel 1996”.

Brusca esordisce così rispondendo alle domande del Pm Del Bene, ricostruisce le fasi della sua iniziazione, alla presenza di Totò Riina e Bernardo Provenzano.

“Mio padre (Bernardo Brusca ndr) non ha voluto partecipare, sebbene fosse al momento il reggente del mandamento”.

Brusca proseguendo descrive il proprio ruolo di “portavoce” di Totò Riina, anche a Trapani,  “ho dato la vita per Cosa Nostra, tantissimi omicidi, strage di Capaci, strage Chinnici, faide di Cosa Nostra, (non ricorda l’omicidio del piccolo Di Matteo, figlio del pentito Santino ndr) Riina mi dava gli ordini, più lui che mio padre, anche per i delitti avevo un rapporto privilegiato con Riina, condividevo la strategia stragista e questo fino a quando non ho scoperto dalle parole di Salvatore Cancemi che lui voleva attentare alla mia vita”

“Gli appalti erano il secondo mio interesse, dopo l’integrità e la sacralità di Cosa Nostra”.

Continua così l’interrogatorio di Giovanni Brusca davanti alla Corte di Assise di Trapani.

Sistema degli appalti: “Una mia attività era regolare la cosiddetta messa a posto delle imprese, ero amico di Angelo Siino delegato per mio conto per gestire una parte dei lavori della Sicilia e comunque quelli che gli capitavano, quando Siino non poteva intervenire intervenivo io”.

“La messa a posto riguardava solo chi si aggiudicava un lavoro, doveva pagare il pizzo dal 2 al 3 per cento rispetto all’importo, per non subire danni. Poi c’era l’aggiudicazione pilotata se c’era il desiderio del campo mandamento, del capo mafia della zona o dell’impresa a noi vicina, l’aggiudicazione pilotata era sempre frutto di accordi con la politica”.

Chi era Angelo Siino: “Ufficialmente non era uomo d’onore, ma di Cosa nostra ne sapeva più di me”.

“Ho deciso di collaborare con la giustizia nell’agosto del 1996 pochi giorni dopo l’arresto. Quello che oggi sta dicendo Spatuzza io l’ho detto molto tempo prima”.

Brusca ricorda l’approccio con la giustizia quando tentò di nascondere il ruolo di Vito Vitale…”

A questo punto viene a mancare l’energia elettrica e l’udienza di ferma….

Torna la luce, riprende l’udienza

“In diverse occasioni durante l’esecuzione di omicidi ho avuto a che fare con un’arma che si è inceppata. Una volta mi è successo a Piana degli Albanesi, quando abbiamo ucciso un certo Filippo, eravamo con Di Maggio e Di Matteo, e allora la pistola si inceppò, un’altra volta a Camporeale si inceppò un fucile a pompa, ma le occasioni sono state anche altre nonostante io avessi provato le armi con precisione, anche a killer professionisti di Cosa nostra potevano accadere di queste cose”. Conosce mafiosi trapanesi? “Potrei dire con tutto, ho commesso anche omicidi a Trapani e in provincia per ordine di Riina, ho intrattenuto rapporti con Mariano Agate sino all’ultimo uomo d’onore, Vincenzo Sinacori, Andrea Gancitano, rapporti sin dagli anni 70 con i mafiosi trapanesi, andavamo a Mazara, a Campobello, incontravamo i Messina Denaro, padre e figlio, più frequenza avevamo a Mazara del Vallo, rapporti proseguiti sino al momento del mio arresto, tanti contatti con Matteo Messina Denaro rappresentante di tutta la provincia, Mariano Agate è stato sempre capo del mandamento di Mazara, Sinacori quando Agate era in carcere, e dopo le contrapposizione con mastro Ciccio, Francesco Messina, Sinacori divenne reggente del mandamento mazarese. Mazara del Vallo era nostro punto di riferimento, qui Riina trascorreva la villeggiatura, Agate di fatto era il capo mandamento…”.

“Mafiosi trapanesi conosciuti sono stati Totò Minore, un altro ragazzo poi scomparso, Vincenzo Virga, Vito Mazzara, rapporti sino alla conclusione della mia latitanza.

Virga era capo mandamento di Trapani e dei dintorni, e lo era sicuramente da dopo l’omicidio di Minore”.

“Vito Mazzara l’ho conosciuto nel tempo,uomo d’onore, molto amico dei mazaresi, in particolare di mastro Ciccio Messina, che lo aveva proposto per utilizzarlo per l’omicidio Borsellino, in quanto Mazzara era un professionista, una sorta di tiratore scelto, un attentato che si doveva fare quando Borsellino era procuratore a Marsala”.

“Questa cosa – continua Brusca – l’ho appresa da mastro Ciccio. La morte di Borsellino non è nata nel ‘92 ma risaliva nel tempo, mastro Ciccio mi disse che voleva usare un fucile di precisione”. Conclude il Pm del Bene, prosegue il Pm Gaetano Paci.

“Vito Mazzara sui ordine di Matteo Messina Denaro partecipò al sequestro del piccolo Di Matteo”. Quali i delitti commessi da Vito Mazzara?

“Non ho ricordo specifici, so che è stato utilizzato in diversi delitti, con me nessun omicidio”.

“Con Riina abbiamo parlato del delitto Rostagno, e io gli chiesi se lui ne sapeva parlare, lui mi ha detto si, si sono tolti questa rogna, questa rottura di scatole, Rostagno era un problema per il territorio di Trapani, i mazaresi avevano tolto quella persona (Rostagno)”.

Brusca ricorda che il colloquio avvenne a Palermo, sui non ricordo si giustifica dicendo che oggi “ha un po’ di mal di testa”.

 Il Pm legge il verbale di interrogatorio risalente al 1997 e al 1999 reso da Brusca sul delitto Rostagno.

E viene a mancare di nuovo la luce….

Riprende l’udienza

Il Pm ricorda la frase di Riina detta a Brusca, “si levarono sta camurria”, come emerge da un verbale di interrogatorio.

Il Pm annota l’uso del plurale da parte di Riina, “quando io parlavo con lui – dice Brusca – non c’era bisogno di ricostruire i fatti, li conoscevamo, il plurale era perché il delitto interessava a più persone, e interessava a Trapani”….

Torna a mancare la luce

“Pur non essendo Agate il capo provincia, i mazaresi per Riina erano quelli che lui teneva più in considerazione, erano i mazaresi che comandavano sulla provincia di Trapani. Il “si levarono” fa riferimento a Trapani in generale e Riina si riferiva essenzialmente a Mazara perché erano loro che gestivano Cosa nostra trapanese., Riina mi conferma che fu Cosa nostra a uccidere Rostagno perché questo dava fastidio”.

“Non conosco i dettagli, ricordo che Rostagno lavorava in una tv di un certo Puccio, un imprenditore che ho conosciuto tramite Siino….Questo Puccio l’ho conosciuto personalmente, con lui siano stati assieme una settimane nell’89 per chiudere degli appalti, una volta gli chiesi di sponsorizzare un politico, credo Salvatore Cintola”.

Il Pm rilegge un verbale: “Gli posso dire che Puccio Bulgarella è amico di Angelo Siino”, e allora chiede se lui ha parlato della stessa persona indicata nel verbale del 1997 e del 1999: “Confermo” risponde Brusca, “sto parlando di Puccio Bulgarella (editore di Rtc la tv dove lavorava Rostagno ndr). 

“Apprendendo del delitto seppi del fucile scoppiato e Riina mi ricordo con me commentò anche questa cosa”.

“In quel momento non sapevo se era un fatto di Cosa Nostra, chiesi a Riina e con la sua risposta mi confermò che era un delitto di mafia….qualunque cosa facevano i trapanesi, Riina ne era a conoscenza, non dico che era il mandante ma lui per i rapporti che aveva con i trapanesi veniva informato di tutto e per tutto”.

Movente? “Dava disturbo al territorio come giornalista, il camurria di Riina credo che si riferisca a questo, io non conosco i dettagli, ma il delitto lo conosco per sintesi, per via di quella risposta di Riina”. 

“Bulgarella era stato messo in cattiva luce per via del fatto che Rostagno era nella sua tv, ma fu un malumore che fu sopito dentro Cosa nostra”.

“Bulgarella aveva interessi negli appalti pubblici, aveva altri familiari che facevano gli imprenditori, con Siino lui usufruiva di privilegi da parte di Cosa nostra, vinse così le ostilità, anzi veniva anche favorito, c’era con Bulgarella un certo Sciacca che interessavano ai mafiosi, certamente l’atteggiamento nei confronti di Bulgarella da parte di Cosa nostra è cambiato sennò non avrebbe ricevuto appoggi, e questo deve risalire all’88, 89….Bulgarella era inviso inizialmente perché era amico di Giovanni Falcone poi perché dava ospitalità nella sua tv a Rostagno, una volta eravamo con Siino e Bulgarella al ristorante Trittico di Palermo, e Bulgarella scaricava colpa alla moglie per la presenza di Rostagno in tv, questo avvenne nel 1989, parlammo di quell’argomento e lui così tentò di discolparsi…..Bulgarella sapeva con chi aveva a che fare, chi era Siino e chi ero io…”.

“C’era un appalto nel trapanese e l’imprenditore Spina, Pietro Spina di San Giuseppe Jato, e aveva espresso interesse per questo appalto, io l’ho addomesticato, ero l’unico che ci riusciva a parlare per la messa a posto, lo usavamo per fare le offerte di appoggio, dopo una serie di danneggiamenti ha capito e si è avvicinato a me, mettendosi a …Era una lavoro idraulico, lavori per un fiume, per partecipare ci volevano categorie speciali, e Spina le aveva, i lavori interessavano anche a Bulgarella, ma Spina non voleva ritirarsi, mi vennero a parlare Siino e Bulgarella, ci ho messo tempo a persuadere Spina e alla fine ho risolto il problema a favore di Bulgarella…”

“Era chiaro che io ero un mafioso e Bulgarella lo sapeva, lui ogni volta che mi vedeva mi leccava le mani, non c’era bisogno di specificarlo chiaro, sapeva benissimo chi ero io”. “Con Bulgarella abbiamo passato una settimana assieme a Roma, altre volte siamo stati a casa di Siino a Palermo, ci siamo visti a Trapani città, un’altra volta mentre andavo con Siino a Mazara, Bulgarella ci sorpassò in autostrada e allora venne pure fermato”.

“Io ero con Siino, eravamo con un mercedes coupè, non andavamo veloce, ci sorpassò Bulgarella a grande velocità, un mercedes nero, appena ci ha visto ci ha salutato, e da lì a poco, prima di fermarci, fu fermato dalla Polizia stradale, noi superammo il posto di blocco e ci siamo fermati più avanti in sua attesa per salutarci…Bulgarella era in compagnia di un’altra persona, se non ricordo male una donna….Ho conosciuto questa donna, con Puccio aveva un rapporto confidenziale, l’ho conosciuta anche a Roma, credo fosse la sua segretaria, credo le sue origini fossero francesi….Non escludo che fosse presente anche quando mangiammo al Trittico di Palermo…”

Era l’amante? “Ho avuto questa impressione ma non ne sono sicuro, Siino mi disse che non aveva buoni rapporti con la moglie, l’episodio in autostrada risale al 1991 e fu dopo se non ricordo male dopo quell’incontro a Roma” 

“Eravamo a Roma per gli appalti della Sirap, io ero partito con Siino e poi sono stato raggiunto dalla mia fidanzata, doveva venire anche la moglie di Siino…Quella presenza a Roma era programmata, alloggiavamo in un albergo di via Veneto….

A adesso salta l’audio e il processo viene sospeso….

Udienza ripresa ma audio inservibile

“Angelo Siino mi parlò del rapporto tra Puccio Bulgarella e la moglie di questi, non erano mi disse che i rapporti non erano buoni e che il comportamento della signora Bulgarella era del tutto contrario a Cosa Nostra”.

“La signora Bulgarella non aveva un atteggiamento accomodante nei confronti di Cosa Nostra”. “Siino sospettava che vi fosse un rapporto speciale  tra i due, tra Rostagno e la signora Bulgarella, non so se andava oltre o se fosse solo professionale…i rapporti tra Puccio e la moglie mi raccontava Siino erano conflittuali, rapporti di complicità c’erano tra la signora Bulgarella e Rostagno, questo mi raccontava Siino, e questa discussione l’abbiamo fatta a Roma mentre aspettavamo che arrivassero Bulgarella e sua moglie”.

Il soggiorno a Roma rispetto al delitto Rostagno credo che sia stato a distanza di anni, “io credo che ho salvato la vita a Puccio Bulgarella perché i malumori nei suoi confronti erano forti da parte dei mafiosi trapanesi, lui non era ben visto”.

Riprende il Pm Del Bene. “Conosce la comunità Saman?” chiede il pm.

“Ne ho sentito parlare per questo omicidio e durante la mia latitanza quando ero ospitato a Valderice da Mario Pollina…Passavo dalla strada vicino a Saman quando nel periodo di latitanza ero da quelle parti, all’inizio del 1996…

Intervengono le difese…Avvocato Vito Galluffo…difensore Vito Mazzara….Riina sapeva del delitto? “Non c’era cosa che si muovesse se lui non lo sapesse, Cosa Nostra per me c’entra, è una deduzione per quello che mi dice Riina che mi dice si sono tolti questa camurria”.

Da questo punto in poi, e ancora adesso che è …trascorso un abbondante quarto d’ora si articola un contraddittorio tra difensore e parti civili  e infine pm sulla introduzione di un verbale di interrogatorio che l’avv. Galluffo usa come contestazione e che però leggendo fino ad un certo punto suscita le proteste delle altre parti, “è fondamentale la lettura completa del verbale” dice il Pm Del Bene.

Il verbale riguarda il racconto fatto ai pm nel 96 e 97 e ripetuto nel 99 sul delitto Rostagno.

“Io voglio dimostrare – dice l’avv. Galluffo – che nel 1999 Brusca si ricorda di fatti relativi al delitto Rostagno dei quali non aveva ricordo negli interrogatori del 1995 e del 1997”. La Corte con l’accordo delle parti decide di acquisire tutti i verbali di interrogatorio.

Nel prosieguo del confronto tra le parti, non c’è l’accordo a fare transitare tutti i verbali ma solo quello del 1999, e quindi la Corte restituisce il fascicolo e l’udienza prosegue…

La Corte decide di leggere il verbale “incriminato”, al termine il Pm Del Bene evidenzia che non c’ è contraddizione tra le dichiarazioni odierne e quelle fatte in istruttoria….Anche il presidente della Corte Pellino afferma l’inesistenza di contraddizioni….

L’avv. Galluffo chiede il commento fatto sul fucile scoppiato al momento del delitto.

“Conoscendo gli operatori trapanesi il fatto mi fece sorgere dubbi ma erano mie deduzioni ed era un contenuto del dialogo tra me e Riina”.

“Ma erano mie deduzioni, non ho certezze e riscontri di quello che dicevo”.

 Adesso Brusca fa l’elenco degli omicidi commessi nella provincia di Trapani…

Domanda su Puccio Bulgarella, era affidabile?

“Quello che avevo da dire su Puccio Bulgarella l’ho detto, sino ad un dato punto era ritenuto uno sbirro, poi dopo il mio intervento cambiano i rapporti e questo dopo il 1988”.

 “Per quelle che sono le mie conoscenze le cose eclatanti che avvenivano in provincia di Trapani Riina le sapeva, addirittura posso pensare che per alcune ne era l’istigatore”.

Ma decisioni autonome ce ne possono essere state? chiede l’avv. Galluffo:

“Le garantisco che dall’’avvento di Riina tutto passava da lui, interveniva sulla spartizione di soldi in provincia di Trapani..”.

L’avv. Salvatore Galluffo chiede se ha mai dubitato delle risposte di Riina sul delitto Rostagno anche su altri delitti, in generale.

“Non ho mai dubitato, almeno fino al momento della collaborazione”.

Sul delitto Rostagno? “L’ho presa per buona”.

L’avv. Salvatore Galluffo ricorda che Brusca interrogato il 20 febbraio …97 disse che “però non posso dire al 100 per cento che sia Cosa nostra sennò altra fonte”.

Quale può essere altra fonte? “Quando i pm si sono avvicendati nel tempo e mi chiedevano le motivazioni, c’erano state altre indagini, arresti, io mi riferivo a quegli accadimenti, e per questo dicevo di non sapere nulla, rispetto a quello che era emerso da altre indagini…”.

“Non lo so perché Rostagno è stato ucciso, non ho partecipato alla deliberazione”.

Sull’uso delle armi, Brusca ricorda di quando prestò un suo fucile alla mafia di Alcamo durante una faida e di come una sera andato a prendere quel fucile finì con l’usarlo in un conflitto a fuoco con una pattuglia della polizia….in quella occasione restò gravemente ferito un poliziotto, Giovanni Benedetto, che restò cieco da un occhio…

Domande dell’avv. Mezzadini, difensore di Vincenzo Virga…..

“Quando ne parlai con Riina del delitto Rostagno, il fatto era appena successo, eravamo a Palermo a casa di Salvatore Biondino, eravamo a q2uattro occhi, io e lui….”

Ribadisce che era portavoce di Riina e non era solo manovalanza…

Rispondendo a domande ancora delle difese, Brusca conferma che per ordine di Riina ha partecipato a guerre di mafia e per le faide spesso armi di un mandamento venivano usate in altro mandamento….

Domande dell’avv. Ingrassia, altro difensore di Virga. Chiede a quando risaliva la conoscenza con Totò Minore (che Brusca ha chiamato come Salvatore), “ricordo che l’ultima volta l’ho visto vicino Salemi”.

E Virga quando l’ha conosciuto? “A contrada Dammusi quando si incontrava con Riina”.

Quali i delitti commessi a Trapani? “Denaro, Ala, una serie ad Alcamo, non me ne ricordo quanti, dagli anni 70 fino agli anni 90”.

“In due occasioni ho incontrato Virga, quando ad Alcamo fu ucciso Paolo Milazzo in un conflitto a fuoco con la polizia, c’erano Mariano Agate ed altri, in altra occasione quando fu decisa la soppressione di quattro alcamesi nel territorio di Partinico…Saranno 12, 13 omicidi commessi a Trapani, direttamente non ho ricevuto appoggi da Virga…..”.

Il difensore chiede notizie su Bulgarella: “Si inserì nel circuito di spartizioni e favori per la gestione degli appalti, ha cominciato a fare parte di questo sistema alla fine del 1988″, dopo che fu ucciso Mauro Rostagno.

Prima non c’erano contatti? “Che io sappia no, i mafiosi trapanesi lo volevano uccidere, non aveva disponibilità con noi”.

Salvò la vita a Puccio Bulgarella, quando?

“E’ una volontà mai concretizzata, mai abbozzata, era una reazione rispetto al suo atteggiamento, così ne parlava il mazarese Francesco Messina….Nel 1982 Bulgarella aveva una frequentazione con il dott. Falcone…metaforicamente ho salvato la vita a Puccio Bulgarella”.

E perchè lo ha fatto? “Ho interpretato che non c’era sintonia tra Bulgarella e la mafia locale, sono intervenuto a mettere pace per profilo umano e interesse di Cosa Nostra….Intervengo per Bulgarella perchè Siino mi chiese di intervenire perché non aveva interlocutori chiari,non sapeva a chi rivolgersi, Siino mi disse che lui ne rispondeva al 100 per cento e allora sono intervenuto”.

“Io ho conosciuto Bulgarella dopo l’omicidio Ristagno, non ne sono però certissimo”.

“Il ristorante il Trittico di Palermo era un punto di riferimento per i nostri incontri”.

“I rapporti tra Riina e Agate risalgono agli anni 60”.

“Mio padre partecipava ad una società di Agate, la Stella d’Oriente” che faceva import ed export”. “Agli omicidi nel trapanese partecipavo solo se me lo diceva Riina, nemmeno mio padre poteva darmi questi ordini”.

“Anche i Madonia e Leoluca Bagarella venivano ad uccidere a Trapani”.

“Totò Minore fu eliminato a Palermo partecipando ad un incontro di Giuseppe Gambino, dapprima dovevano ucciderlo a Salemi, poi fu ucciso a Palermo con la partecipazione di Raffaele Ganci, Minore fu ucciso perché vicino ai Rimi di Alcamo e quindi vicino a Stefano Bontade avversario di Riina. credo che Minore fu ucciso nell’82, 83″.

Brusca fa l’esempio di un delitto commesso senza che Riina sapesse nulla. Il delitto fu quello di Carmelino Colletta ad Agrigento: “Io da questo Colletta per ordine di Riina mi ero recato qualche giorno prima per normali discussioni, poi lessi sul giornale dell’omicidio e allora andai da Riina a chiedere, non sapendo nulla mi mandò a Canicattì a capire chi era stato. Ecco quando non sapeva nulla reagiva in questo modo, quando sapeva reagiva con le cose che mi disse per Rostagno”.
 
Le risposte alle parti civili, avv. Carmelo Miceli: “L’affidabilità di Riina su Virga era totale”.
 
L’avv. Galluffo chiede la presenza di soggetti esterni alla mafia trapanese alla faida di Alcamo e in particolare all’attentato di contrada Kaggera.

Brusca risponde confermando la circostanza che c’erano altri soggetti e ne fa i nomi. 

Ultima domanda dell’avv. Miceli. Brusca ricostruisce un delitto dove fu uccisa anche una donna assieme alla vittima designata.

Ma la regola quale era chiede l’avvocato. “Nei delitti di mafia se c’è una donna presente non va colpita”.

Una scena che ricorda molto quella del delitto Rostagno. Brusca aggiunge che in quella occasione c’era una bambina e scopre una incredibile sensibilità, “per fortuna fu scansata”.

Udienza conclusa, prossima udienza l’11 gennaio 2012.

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