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Tunisia, ping pong tra piazza e parlamento

Tunisia, ping-pong tra Piazza & Camera

di Raja ElFani

La tanto aspettata seduta di ieri si è prolungata fino ad oggi, in gioco il voto del regolamento dell’Organizzazione dei Poteri Pubblici, varie versioni del progetto circolavano su internet con omissioni che lo hanno reso poco ammissibile, e già la piazza chiede il referendum. Persa un’intera mattinata per sgarro scadenze di distribuzione odg a deputati dell’opposizione: la minoranza deve ufficialmente dimostrare di studiarsi il testo. La Jribi affronta per prima la questione della consistente manifestazione fuori e della profondità delle aspettative, pausa aggiudicata. Qualcuno ne approfitta per far il bagno di folla prima della ripresa alle 4. Bardo come ogni altro Occupy diventa territorio franco, c’è la tenda infermeria (che distribuisce antibiotici) e da due giorni anche i partiti della coalizione hanno piantato le loro sull’aiuola creando circoli di discussione. Attivisti di Ettakattol e CPR, i due partiti alleati ad Ennahda, hanno perso il contatto con le loro centrali per 24ore prima di ieri: denunciate concertazioni private, ristabilito formalmente il contatto, tutto risolto.

L’utilizzo di OccupyBardo è molteplice, la polizia per necessità ha diviso in due la piazza tra rivendicatori religiosi e quelli politici, favorendo il semplicismo mediatico. Contegno allenato degli attivisti nonostante provocazioni e violenze da stadio. Sbarramento della facoltà come fosse presa la Bastiglia, subito esercito di studenti e professori l’abbandona per incamminarsi verso Bardo, vanificando la diversione del giorno. Il movimento del Bardo è appoggiato dall’iniziativa di trasparenza di un gruppo di parlamentari OpenGovTn.info fra cui la Mbarek (CPR America) e Nadia Chaabane (PDM Francia) molto efficienti con i tweet dall’interno della Camera: un aggiornamento sul vivo che compensa la precoce separazione con la voce popolare.

I rappresentanti dei partiti discutono quali devono essere i principi della “mini-costituzione”, eufemismo-test che non incensa i cittadini. Quelli di Ennahda inscenano un ritiro massiccio per la preghiera dopo aver chiesto la sospensione, respinta. Un gesto tuttavia che li qualifica agli occhi dei fanatici locali, mentre i loro cartelli in inglese sui pulpiti si rivolgono alla comunità internazionale, “Now we are free”, rassicurante. Tornano con due concessioni, mozione di censura a maggioranza semplice e rinforzo dello Statuto Personale. Malafede e doppio gioco decomplessati che provocano volute tensioni, timbri striduli corroboranti da credere che Ennahda ha studiato psicologia delle masse. Modo di fare che ha il merito di declassare definitivamente l’improbabile politica di Al Aridha (per lo più ex-benalisti) con la quale però Ennahda cerca la fusione parlamentare.

Si fa per le lunghe ma regna una assiduità di competizione, dalla Dibaja (preambolo) articolo uno del regolamento ci si blocca sulla legittimità del potere pur provvisorio. Traspare, oltre le puntigliosità articolo per articolo, l’interesse esecutivo della maggioranza per cui c’è maggiore richiesta di autonomia delle amministrazioni. L’Assemblea ha le sue figure funzionali, il cinico Hmila (battezzato “zio”, CPR) con i suoi microinterventi-gag e l’esotico Kassas (Al Aridha) vernacolista del sud, decisamente la comicità è un mezzo risolutivo nella cultura mediterranea e con l’arbitraggio puntuale del Presidente della Camera Ben Jaafar diventa occasione per un’accelerazione dei giochi. Presto fatto: votata una Costituente illimitata. La maggioranza ha fretta di governare anche per urgenza di rapporti internazionali. Un primo tradimento per le organizzazioni in piazza, Bardo prepara i suoi portavoce nonostante la promessa improvvisa di Marzouki prima di lasciare l’aula per discutere la sua mossa con alleati: a regolamento definito il progetto verrà sottoposto a referendum. Nomina dei ministri settimana prossima, altro che governo provvisorio. _

Raja ElFani

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