Informazioni che faticano a trovare spazio

Scalfaro, Previti, la Toussan, un duello e Totò. Quando il “velo” veniva da Novara…

Se Cesare Previti  per tocco magico di Berlusconi – ai tempi del I governo Berlusconi – non è diventato ministro di Grazia e Giustizia questo lo si deve unicamente al deciso “no” del presidente Oscar Luigi Scalfaro. Basterebbe forse solo  questo a ricordarlo.

Però ci sono nella vita politica di Oscar Luigi Scalfaro, parlamentare democristiano di Novara all’inizio della carriera schierato sotto Scelba, cose che vanno nel senso contrario. Possibile che non abbia mai saputo nulla della trattativa mafia-stato? Quando i pm di Palermo l’hanno sentito, poco tempo fa, ha spiegato di aver chiesto lumi all’allora capo della polizia Parisi (che proprio lui Scalfaro aveva messo in quel delicato posto) e di averne ricevuto risposte negative.

E poi ecco la frase “non ci sto”, pronunciata quando il suo nome circola come ex ministro dell’interno col governo Craxi che, si insinuava allora, avrebbe percepito milioni di lire dei fondi neri Sisde ad uso personale.

Senz’altro infine è piuttosto dimenticata la sceneggiata contro il generoso decolleté di una donna in un ristorante di via della Vite a Roma, con uno strascico poi di richieste di duello e perfino una lettera aperta di Totò.
Ecco, era il 20 luglio 1950 e Scalfaro si trovava  a pranzo “da Chiarina”, un ristorante di allora in via della Vite.
Al suo tavolo altri due deputati della Dc, Sampietro e Titomanlio. Vicino,  a un altro tavolo, un sacerdote. E poco oltre un’avvenente signora,  Edith Mingoni sposata Toussan, bionda trentenne prosperosa che per il caldo – siamo in luglio – osa togliersi un bolerino che indossava e resta con una generosa scollatura in vista, ma secondo una versione la donna mostrava solo spalle scoperte.
Scalfaro avrebbe chiesto di far coprire la donna. Le versioni sono state varie: Scalfaro che si alza e dice si vergogni alla bionda, Scalfaro che addirittura schiaffeggia l’oltraggiosa femmina, Scalfaro che si rivolge al gestore perché provveda. Scalfaro medesimo optava per questa ultima versione aggiungendo che l’aveva fatto per il prete presente.
Ne nacque, comunque, uno scandalo anche parlamentare.
La signora, si seppe dopo, era una militante di un partito di destra, il Movimento Sociale Italiano e prima suo padre, che era un colonnello dell’aeronautica carico di decorazioni, poi suo marito sfidarono Scalfaro a duello.

Il giovane deputato – Scalfaro a veva solo 32 anni – si guardò bene dall’accettare la sfida. Sulla questione l’Avanti di allora pubblicò poi una lettera del Principe De Curtis, in arte Totò (nella foto con Francxa Faldini). Che scrisse:
“Ho appreso dai giornali che Ella ha respinto la sfida a duello inviataLe dal padre della signora Toussan, in seguito agli incidenti a Lei noti. La motivazione del rifiuto di battersi da Lei adottata, cioè quella dei princìpi cristiani, ammetterà che è speciosa e infondata.
Il sentimento cristiano, prima di essere da Lei invocato per sottrarsi a un dovere che è patrimonio comune di tutti i gentiluomini, avrebbe dovuto impedire a Lei e ai Suoi Amici di fare apprezzamenti sulla persona di una Signora rispettabilissima.
Abusi del genere comportano l’obbligo di assumerne le conseguenze, specialmente per uomini responsabili, i quali hanno la discutibile prerogativa di essere segnalati all’attenzione pubblica, per ogni loro atto.
Non si pretende da Lei, dopo il rifiuto di battersi, una maggiore sensibilità, ma si ha il diritto di esigere che in incidenti del genere, le persone alle quali il sentimento della responsabilità morale e cavalleresca è ignoto, abbiano almeno il pudore di sottrarsi al giudizio degli uomini, ai quali questi sentimenti e il coraggio civile dicono ancora qualcosa”.

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