Sull’inchino e sul cazzo

venerdì, gennaio 20th, 2012

L’inchino. Normalissima procedura marinara, a quanto pare, che ci sprofonda in un’atmosfera da seicento spagnolo. Un signore grande e grosso, che pare si fosse fatto poco prima un “decanter” di vino vicino alla sua convitata moldava, decide di attuare una manovra spericolata detta inchino. Con una nave!
Ora vediamo dal dizionario: Inchino, atto di riverenza, di saluto rispettoso, fatto piegando il capo o il busto, o una leggera genuflessione. Così il Gabrielli. Piegare il capo? Ma al Giglio è stata piegata una nave che sembra un grattacielo…
Nessuno si è mai accorto di questi inchini? La compagnia Costa lo sa talmente bene da aver citato l’inchino per un precedente su Procida, una paginetta del 26 settembre 2010 che ora appare “rimossa” dal sito.
Grazie poi al caprese Pierluigi Anastasio, autore di alcune foto clamorose sui Faraglioni dell’isola “visitati” da navi da crociera, il mondo conosce oggi un inchino di cui è stato testimone l’Anastasio il 24 settembre 2006:
“Fummo presi di sorpresa – ha spiegato il caprese indignato – vedendo una nave in transito addirittura tra i Faraglioni. Qualcuno ha detto di aver contattato telefonicamente la capitaneria del porto ma sul posto non è arrivato nessuno”.
Contro la prassi degli “inchini” l’associazione nazionale Liberi Consumatori, ha annunciato la presentazione di un esposto al comandante dell’ufficio marittimo dell’isola azzurra.

Eccoci ora all’eroe. Ma dov’era il signore del “cazzo” quando sotto la sua giurisdizione venivano effettuati i precedenti inchini?
Ecco, dov’era il capitano De Falco, cazzo…

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