Sul grilletto ha pesato anche il sequestro di una nave gemella dei D’Amato liberata a Natale con 11,5 milioni di riscatto?

lunedì, febbraio 20th, 2012

Alla vigilia di questo Natale si era conclusa per gli armatori Fratelli D’Amato  l’odissea della nave gemella della Enrica Lexie, la Savina Caylyn un oil tanker anch’essa da 105 mila tonnellate: sequestrata dai pirati somali in febbraio, a 500 miglia dall’India, è stata probabile oggetto di riscatto. La cifra circolata e che qui il corriere.it aveva raccolto era di 11,5 milioni di euro. Un mese prima si era conclusa anche la vicenda di un’altra nave sequestrata, la Rosalia D’Amato, appartenente a un altro ramo dei D’Amato.

La decisione di mettere a bordo delle proprie navi i marò è frutto degli ultimi mesi e del resto l’accordo che la consente è del 2011. Qui di seguito corriere.it del 21.12.2011 con la vicenda del rilascio della Savina Caylyn (e a seguire la soluzione per la Rosalia D’Amato)

La petroliera italiana Savina Caylyn, sequestrata lo scorso febbraio da pirati somali con a bordo 22 persone di equipaggio tra cui cinque italiani, è stata liberata. I 22 membri dell’equipaggio, tra cui cinque italiani, hanno trascorso 11 mesi prigionieri dei pirati. La petroliera era stata sequestrata l’8 febbraio. A bordo cinque marinai italiani: Giuseppe Lubrano Lavadera, comandante della nave, e Crescenzo Guardascione, terzo ufficiale di coperta, entrambi di Procida ; Gianmaria Cesaro, allievo di coperta, di Sorrento; Antonio Verrecchia, direttore di macchina, di Gaeta, ed Eugenio Bon, primo ufficiale di coperta, di Trieste.

SODDISFAZIONE – La nave, dell’armatore Fratelli D’Amato Spa di Napoli, era stata sequestrata dopo un attacco effettuato da un barchino di pirati con granate e armi da fuoco, a 500 miglia nautiche dall’India e 800 dalla Somalia. Trasportava un carico di greggio, era partita dal Sudan e diretta in Malaysia. In una nota diffusa da Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Mario Monti ha espresso «la sua più viva soddisfazione» per il rilascio.

RISCATTO – La Farnesina e la società armatrice Fratelli D’Amato sottolineano che nell’operazione «non c’è stato nessun blitz, nè tantomeno pagato un riscatto». Il governo italiano, recita una nota del ministero degli Esteri, ha «evitato qualsiasi azione di tipo militare» per garantire la sicurezza dei 5 italiani e non ha «mai contemplato» l’ipotesi di una «trattativa con i pirati» o il «pagamento di riscatti» per la liberazione della nave. I pirati somali affermano invece che per la liberazione dei cinque italiani e di 17 indiani hanno ricevuto «11,5 milioni di dollari» in due tranche. Dopo aver recuperato «8,5 milioni di dollari lanciati da un elicottero», gli indiani sono stati rilasciati su piccole barche. Successivamente «sono stati lanciati altri 3 milioni e abbiamo lasciato la nave e liberato i cinque italiani», ha detto un membro della banda di pirati che teneva la nave in ostaggio.

NELLE MANI DEI PIRATI – In questi mesi si sono susseguiti appelli, cortei, fiaccolate per chiedere lo loro liberazione. Nelle mani dei pirati somali restano altre 200 persone, sottolineano i responsabili della missione navale antipirateria dell’Ue, Atlanta, che definiscono la situazione «una tragedia umanitaria». «Ci sono 199 uomini e una donna attualmente ostaggio delle bande di pirati in Somalia», si legge in una nota dell’organizzazione. Dall’inizio della missione, a dicembre del 2008, sono stati complessivamente presi in ostaggio 2.317 marinai, rimasti in ostaggio mediamente cinque mesi, 19 mesi in casi record. Almeno 60 di loro sono morti, mentre altri «hanno subito torture e sono stati vittime di abusi». Atlanta mette in guardia contro la ‘nuova tecnicà utilizzata dai pirati somali: rilasciare le navi ma tenere in ostaggio parte degli equipaggi per scambiarla con i compagni arrestati.

25.11.2011

La nave Rosalia D’Amato liberata dopo sette mesi di sequestro

Il cargo Rosalia D’Amato, dal 21 aprile scorso in mano dei pirati al largo della Somalia, è stato liberato. Il rilascio è avvenuto a seguito della positiva conclusione della trattativa avviata da tempo con i pirati dall’armatore, la Perseveranza Navigazione spa di Napoli.

Il cargo, con a bordo sei italiani e 16 filippini, era stato sequestrato sette mesi fa con un agguato scattato a 350 miglia dalle coste dell’Oman, nell’Oceano Indiano. L’equipaggio è in buone condizioni di salute e ha salutato la liberazione facendo suonare la sirena di bordo.

Ecco i nomi degli italiani, tra cui alcuni campani: Orazio Lanza, comandante di Messina; Antonio Di Girolamo, direttore di macchina di Mazara del Vallo (Trapani); Gennaro Odoaldo, terzo ufficiale di coperta, Vincenzo Ambrosino, allievo ufficiale di macchina, entrambi di Procida (Napoli); Giuseppe Maresca, secondo ufficiale di coperta di Vico Equense (Napoli), Pasquale Massa primo ufficiale di coperta di Meta di Sorrento, ma residente in Belgio.

“Stiamo tutti bene”: queste le primissime parole che Orazio Lanza, comandante della Rosalia D’Amato, ha riferito a telefono a Carlo Miccio, vertice della società armatrice Perseveranza Navigazione. “Per noi non è ancora avvenuta la liberazione visto che la nave è ancora nelle acque somale”, ha riferito all’Ansa Miccio. “Stiamo lavorando con la Farnesina per poter aver notizie più certe, per noi la certezza della liberazione ci sarà solo quando la nave sarà in completa sicurezza“.

In questi mesi diverse volte la società armatrice a Napoli è riuscita a contattare la Rosalia D’Amato e ogni volta c’é stata la rassicurazione che l’equipaggio era in buona salute. (Ansa)

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