Impotenza con la Siria insanguinata

giovedì, marzo 1st, 2012

Da Raja ElFani ricevo questa “istantanea” sulla crisi siriana: il segno generale è quello dell’impotenza di fronte ai massacri del regime.

Automatismi

di Raja ElFani

Le offensive estere contro il regime siriano si limitano a seguire la tempistica diplomatica. Il ricorso all’Onu tradisce una difficoltà d’azione. Sebbene il Pentagono aveva già analizzato tattiche e armamento delle forze lealiste, l’attacco Nato non può attuarsi come confermato dal capo Rasmussen. La regione è sul filo del rasoio, Israele e Iran i due spettri della sicurezza complicano le carte. Non esiste una stabilità comune in Medioriente, è un fitto rammendo di ricatti.

Intanto le forze di Bashar hanno intensificato gli attacchi su Homs per soffocare il centro nevralgico della ribellione. Oggi nel primo pomeriggio i combattenti battono in ritirata cambiando la realtà della resistenza. Molti sforzi vorrebbero giungere dall’esterno come dimostra la colletta del CNT libico su un conto in banca per la Siria. Il CNS di Ghalioun sempre però da Parigi dice organizzare il supporto dell’Esercito Libero Siriano che ormai conta più le perdite ; l’ufficio di Parigi che non è l’unica opposizione delocalizzata vorrebbe convogliare i disertori. Questo monitoraggio militare frammentato rientra nell’arco delle operazioni legittime al contrario del metodo non civile (nel senso che azzera la civiltà) di Al Qaeda che ha tra l’altro perpetrato attentati in varie città siriane come Aleppo. Sul campo la distinzione evapora, ma la comunità internazionale è costretta al criterio civilizzato e si ritrova impantanata nella diplomazia: se la guerra non può essere consensualmente organizzata la comunità internazionale dovrà dimostrare una forza decisiva nel fermare pacificamente le violenze.

La crisi siriana è quindi delegata alle istituzioni disarmate, per cui Kofi Annan incontrerà Al Arabi presidente della Lega Araba al Cairo che dovrebbe aprirgli la strada verso Damasco. Il governo, per quanto il referendum è stato montato, diventa ufficialmente multipartitico ed è bene che l’opposizione inizi a prepararsi anche politicamente. Bashar ha anticipato il pretesto democratico realizzandolo nei principi, per cui per rimettere di nuovo il regno in default bisognerà raffinare le rivolte nel paese.

Fosse la democrazia diventata un principio di omologazione più che un impegno collettivo? Sebbene si fonda sulle acquisizioni culturali occidentali, questa visione è infatti degenerata in un automatismo. Questo dispositivo è stato sorpreso dalla Cina che irrompe per la prima volta sulla scena internazionale.

La Cina ha disinnescato l’allarme internazionale sulla crisi siriana con un ridimensionamento al solo contesto siriano. Lo scrupolo interviene in piena parabola dell’infallibilità. La settimana è iniziata a testa bassa con il ritocco dialettico del problema siriano da parte dell’Occidente. La pace è un’opzione sterile solo perché non è affatto elaborata sul piano tattico e vota le vittime al sacrificio. La globalità è ridotta così a una corrente alternata tra guerra e impotenza.

Il mondo è dunque in attesa di una nuova logica egemonica. Secondo l’interpretazione occidentale i tempi sono maturi per l’estinzione della sovranità nazionale, soppiantata da un più grande sistema d’integrità. La dissuasione.

Raja ElFani

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