Un manifesto sul re Juan Carlos che arriva dall’America Latina (Cile e dintorni…)

lunedì, maggio 7th, 2012

Trtaduzione: sarò franco con voi, io uccido elefanti e i miei vassalli ammazzano tori, prima ammazzavamo indios…

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One Response to Un manifesto sul re Juan Carlos che arriva dall’America Latina (Cile e dintorni…)

  1. paolo brogi says:

    Mi segnala Alessandro Smerilli: Alessandro Smerilli
    ‎20 ottobre 2006 — MADRID – Dalle parti di Vologda, una regione della Russia a nord di Mosca, un re probabilmente non l’ avevano mai visto. Juan Carlos arrivò quasi di sorpresa, a fine agosto, e le autorità locali gli organizzarono in tutta fretta una battuta di caccia, uno degli hobby preferiti del monarca, insieme alle moto e alle barche a vela. Il tempo era poco, e il timore che il re non riuscisse a fare una preda degna di questo nome era grande. Meglio trovare una vittima sacrificale e servirgliela su un piatto d’ argento: presero l’ innocuo Mitrofan, un orso addomesticato che chi l’ ha conosciuto descrive come «allegro e gentile», lo ubriacarono con vodka mista a miele, lo chiusero in una gabbia e lo trasportarono sul luogo della battuta truccata, piazzandolo giusto davanti al mirino reale. Inutile dire che Don Juan Carlos lo fece secco al primo colpo. La rivelazione arriva dal quotidiano russo Kommersant, che riprende la denuncia di Sergeij Starostin, vice-direttore del Dipartimento per la protezione e lo sviluppo delle risorse della caccia nella regione di Vologda, in una lettera al governatore Vjaceslav Pozgalev. Una lettera nella quale si parla di «una messinscena abominevole», senza però chiarire se il sovrano di Spagna era al corrente dell’ eccesso di zelo dei suoi ospiti. Fonti della Casa Reale, interpellate da Repubblica, definiscono «informazioni ridicole» quelle pubblicate sulla stampa di Mosca, ma confermano che il re ha partecipato, a fine agosto, a una battuta di caccia in Russia. Notizia che, fino ad ora, era stata tenuta nascosta. Sorprese non pochi, il 26 agosto scorso, vedere sui giornali la foto di una stretta di mano tra Juan Carlos e il presidente russo Vladimir Putin. Dove? A Soci, sul Mar Nero. Tutta la Spagna era convinta che il sovrano si trovasse a Maiorca, nel Palazzo Marivent, dove trascorre le vacanze estive con la famiglia. Nessuno ne sapeva niente, la stampa non venne informata e non seguì la visita. Il sospetto che cominciò da subito a prendere corpo fu proprio che ci fosse ancora una volta di mezzo l’ imbarazzante passione per la caccia di Juan Carlos. Tanto imbarazzante che, da qualche tempo, sui suoi spostamenti viene mantenuto il massimo della discrezione. Così, quando l’ estate dello scorso anno 17 soldati spagnoli morirono a bordo di un elicottero militare precipitato in Afghanistan, la sorpresa fu scoprire che il re – che non poteva mancare all’ appuntamento dei funerali di Stato – si trovava in quel momento in Botswana, impegnato in una battuta di caccia all’ elefante. Che, comunque, in quello Stato africano è consentita. Non altrettanto si può dire degli otto orsi di una specie protetta in base alla Convenzione di Berna del 2001, che il re uccise nell’ ottobre di due anni fa in Romania, in una battuta ai piedi dei Carpazi, in una tenuta che appartenne al dittatore Ceausescu. Le critiche contro il sovrano dei Borbone, e persino contro la Spagna, furono feroci. Nonostante lo scandalo, le pelli delle vittime arrivarono all’ aeroporto madrileno di Barajas un paio di mesi più tardi e vennero consegnate al palazzo reale della Zarzuela. In un paese che difficilmente si azzarda a criticare il suo monarca, qualcuno osò chiedere che venisse ritirata a Juan Carlos la presidenza onoraria del Wwf. Niente da fare: il re cacciatore continua a essere ancora oggi, ufficialmente, il massimo garante dei diritti degli animali. – ALESSANDRO OPPES

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