2006, i geologi della Sapienza avevano identificato il pericolo degli scorrimenti tettonici, riferimento è Mirandola. Lo Stato cosa ha fatto per proteggere i cittadini?

venerdì, giugno 1st, 2012

Siamo nel 2006. I geologi della Sapienza scrivono che ci sono scorrimenti della tettonica padana, epicentro è Mirandola. Dunque un terremoto annunciato. Detto questo, che cosa è stato fatto dopo l’allarme dei ricercatori scientifici? A parte costruire capannoni che sono venuti giù come castelli di carta quali altri provvedimenti hanno interessato la popolazione?

Il link di questo documento (slab vuol dire “lastra”) è

http://www.dst.uniroma1.it/sciterra/sezioni/doglioni/Publ_download/Scrocca%20et%20alii.pdf

Rend. Soc. Geol. It., 2 (2006), Nuova Serie, 00-00, 2 ff.

Arretramento dello slab adriatico e tettonica compressiva attiva nell’Appennino centro-settentrionale

DAVIDE SCROCCA (*), EUGENIO CARMINATI (**), CARLO DOGLIONI (**) & DAIANA MARCANTONI (**)

Abstract

Slab retreat and active shortening along the central-northern

Apennines.

The interpretation of CROP seismic profiles, integrated with the

analysis of the available geophysical and geological data (SCROCCA,

2006), reveals that the south-eastward prolongation of the Apennines

thrust front in the Adriatic Sea is most likely located on the northeastern

side of the Mid-Adriatic Ridge (fig. 1), partly reactivating

pre-existing inversion structures.

Active shortening associated with the Apennines front in the Po

Plain and in the central Adriatic Sea (north of the Tremiti lineament)

is documented by GPS data and instrumental seismicity

(CHIARABBA et alii, 2005). Moreover, available focal mechanisms and

other present-day stress data indicate a compressive stress field

(MONTONE et alii, 2004). Salients and recesses of the thrust front are

accommodated by transfer zones with strike-slip or transpressional

components all along the buried frontal part of the belt. Rates of tectonic

uplift have been evaluated for one of the active thrust-related

fold (Mirandola structure) recognised in the Po Plain subsurface by

analysing and correcting for compaction high resolution stratigraphic

data that describe the middle Pleistocene to recent evolution

of this fold. The resulting rates of tectonic uplift decrease during the

Quaternary. However, a tectonic uplift rate of about 0.16 mm/a can

still be recognised during the last 125 ka. Uplift rates are one or two

orders of magnitude slower than horizontal velocity in all tectonic

settings worldwide. Therefore a shortening faster than 1 mm/a

should be expected. The Quaternary eustatic low-stand has generated

a large increase of sediment supply into the basin that determines

1) an apparent decrease of thrust activity versus sedimentary

thickness, and 2) a larger load generated by Pleistocene sediments

increasing the vertical stress and making the Mohr circle smaller,

i.e., stabilizing thrusting in compressional settings.

The distribution of the Quaternary deposits (BARTOLINI et alii,

1996) and of the SW- or W-ward increasing dip of the foreland monocline

in the Po Plain and in the central-northern Adriatic Sea

strongly suggests a Quaternary-Present flexural retreat of the subducting

lithosphere in these domains (fig. 2). As a consequence, a

significant part of the long term natural component of the subsidence

of Venice (about 0.7-1.0 mm/a) has been related to the northeastward

retreat of the Adriatic subduction (CARMINATI et alii, 2003).

These evidences suggest that the flexural retreat of the subducting

Adriatic lithosphere and the related frontal accretion of the

Apennines prism are still active processes in both the Po Plain and

the Adriatic domain (north of the Tremiti lineament).

L’interpretazione della linea sismica a riflessione

CROP M-15 e la rielaborazione dei dati geologici e geofisici

disponibili (SCROCCA, 2006) indicano che la prosecuzione

del fronte della catena Appenninica verso sud-est,

nel settore adriatico, può essere tracciata sul lato nordorientale

della «Dorsale medio-Adriatica» (fig. 1), riattivando

in parte strutture pre-esistenti.

I dati GPS e la sismicità strumentale (CHIARABBA et

alii, 2005) testimoniano chiaramente l’attività tettonica

recente dovuta a sovrascorrimenti associati al fronte Appenninico

nella Pianura Padana e nel Mar Adriatico centro

settentrionale (a nord del lineamento delle Tremiti). I

meccanismi focali disponibili e altri indicatori del campo

di stress attivo mettono in evidenza la presenza di un

campo di stress compressivo (MONTONE et alii, 2004). Salienti

e recessi del fronte sono accomodati da zone di trasferimento

con componenti traspressive o trascorrenti

lungo tutta la parte frontale sepolta del prisma d’accrezione

Appenninico.

I tassi di sollevamento tettonico di una delle thrust-related

fold attive riconosciute nel sottosuolo della Pianura

Padana (struttura di Mirandola, alle propaggini più occidentali

della Dorsale Ferrarese) sono stati ricostruiti analizzando

e decompattando progressivamente dati stratigrafici

di dettaglio che coprono l’intervallo Pleistocene

medio-attuale. Sebbene i tassi di sollevamento tettonico

decrescano nel corso del Pleistocene, un sollevamento di

circa 0.16 mm/a è ancora riconoscibile nell’intervallo che

copre gli ultimi 125 ka. I tassi di sollevamento sono generalmente

uno o due ordini di grandezza più piccoli dei

corrispondenti tassi orizzontali in tutti i contesti tettonici.

Di conseguenza, per la struttura analizzata sono ipotizzabili

tassi di raccorciamento di almeno 1 mm/a. Il lowstand

quaternario ha causato un significativo aumento

dell’apporto sedimentario nel bacino padano che ha determinato:

1) un’apparente diminuzione del rapporto tra

attività tettonica dei sovrascorrimenti e spessori sedimentari

e 2) un incremento dello stress verticale, dovuto al

maggiore carico generato dai sedimenti pleistocenici, che

riducendo le dimensioni del cerchio di Mohr può aver

contribuito a stabilizzare l’attività tettonica dei sovrascorrimenti

attivi.

La distribuzione dei depositi del Quaternario e il

progressivo incremento della pendenza della monoclinale

regionale verso SW nel settore padano e nell’adriatico

centro-settentrionale (BARTOLINI et alii, 1996) può

essere interpretata come l’effetto dell’arretramento flessurale

della litosfera adriatica in subduzione al di sotto

della catena Appenninica nello stesso intervallo temporale

(fig. 2). Tale fenomeno giustificherebbe la componente

naturale della subsidenza di lungo periodo che

interessa in particolare la pianura padana (CARMINATI

et alii, 2003), stimata in circa 0.7-1.0 mm/a nella zona di

Venezia.

L’insieme delle evidenze descritte suggerisce che sia

l’arretramento flessurale della litosfera Adriatica in sub-

duzione sia i relativi processi di accrezione frontale

dell’Appennino possono essere considerati fenomeni attivi

almeno lungo la fascia che include la Pianura Padana

e il dominio adriatico (a nord del lineamento delle

Tremiti).

BIBLIOGRAFIA

BARTOLINI C., CAPUTO R. & PIERI M. (1996) – Pliocene-Quaternary

sedimentation in the Northern Apennine foredeep and related

denudation. Geol. Mag., 133, 255-273.

CARMINATI E., DOGLIONI C. & SCROCCA, D. (2003) – Apennines subduction-

related subsidence of Venice (Italy). Geophys. Res. Lett.,

30 (13), 1717, doi:10.1029/2003GL017001.

CHIARABBA C., COVANE L. & DI STEFANO R. (2005) – A new view of

Italian seismicity using 20 years of instrumental recordings.

Tectonophysics, 395, 251-268.

MONTONE P., MARIUCCI M.T., PONDRELLI S. & AMATO A. (2004) – An improved

stress map for Italy and surrounding regions (central Mediterranean).

J. Geophys. Res., 109, B10410, doi:10.1029/2003JB002703.

SCROCCA D. (2006) – Thrust front segmentation induced by differential

slab retreat in the Apennines (Italy). Terra Nova, in press.

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One Response to 2006, i geologi della Sapienza avevano identificato il pericolo degli scorrimenti tettonici, riferimento è Mirandola. Lo Stato cosa ha fatto per proteggere i cittadini?

  1. franco ortolani says:

    Ho letto la sua nota di venerdi 1 giugno 2012, pochi giorni dopo i disastrosi sismi del maggio 2012: “2006, i geologi della Sapienza avevano identificato il pericolo degli scorrimenti tettonici, riferimento è Mirandola. Lo Stato cosa ha fatto per proteggere i cittadini?”
    .
    Correttamente evidenzia che nel 2006, i geologi della Sapienza avevano identificato il pericolo degli scorrimenti tettonici e la precarietà sismotettonica di Mirandola. E si chiede, correttamente “Lo Stato cosa ha fatto per proteggere i cittadini?”.
    Nella nota evidenzia che “i geologi della Sapienza scrivono che ci sono scorrimenti della tettonica padana, epicentro è Mirandola. Dunque un terremoto annunciato. Detto questo, che cosa è stato fatto dopo l’allarme dei ricercatori scientifici? A parte costruire capannoni che sono venuti giù come castelli di carta quali altri provvedimenti hanno interessato la popolazione?
    Tra gli autori della nota scientifica che Lei cita vi sono prestigiosi ricercatori le cui pubblicazioni, strettamente peer reviewed, cioè validate scientificamente, sono apprezzate in campo internazionale.
    Alcuni degli autori, tra cui l’attuale presidente della società geologica italiana, alcuni anni dopo il 2006 e prima dei sismi del maggio 2012 hanno elaborato una relazione nell’ambito di una consulenza scientifica richiesta da ERG per il progetto di stoccaggio di metano di Rivara, che come sa, è nell’area epicentrale del secondo evento del 29 maggio 2012 e nei pressi di Mirandola.
    In una lettera inviatami il13 aprile 2014 il citato presidente sottolinea che “Come estensori della relazione (per il progetto di stoccaggio di Rivara) che citi non abbiamo speso nè una parola a favore, nè una parola contro il progetto di stoccaggio; abbiamo solo fatto la nostra analisi nel modo più indipendente possibile e suggerito che prima di proseguire la fase di accertamento era comunque necessaria l’acquisizione di un 3D sismico, oltre a diversi altri approfondimenti…”
    Quattro anni prima aveva richiamato l’attenzione sulla precarietà sismotettonica di Mirandola, o sbaglio?
    Poi in una consulenza retribuita, sapendo che un sisma pari a quello poi verificatosi, si sarebbe potuto verificare non spende nè una parola a favore, nè una parola contro il progetto di stoccaggio sapendo che si tratta di attività notoriamente invasive (in grado di indurre sismicità anche in un sottosuolo privo di faglie attive) in un sottosuolo instabile tettonicamente e per di più “carico di energia tettonica”?
    Una soluzione nella quale latita il semplice buon senso e che difficilmente sarebbe favorevolmente peer reviewed!

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