In memoria di Stefan Ciurea, rumeno, 12 anni, impiccatosi perché la madre tornava in Italia. Sono 750 mila le madri immigrate da noi lasciando i loro figli…

lunedì, giugno 4th, 2012

Impiccato un ragazzino di dodici  anni in  Romania. La madre emigrata in Italia, tornata al paese per una breve vacanza, stava per partire di nuovo. Stefan Ciurea a Valea Draganului, nel sud dalla Romania,

Ero in cronaca del Corriere della sera, questa breve notizia, pochi anni fa, mi spinse a cercare il nome del ragazzino suicida e della povera madre, a verificare che cosa era uscito sui giornali rumeni, telefonai a un paio di giornalisti che avevano scritto qualcosa, pubblicai quello che avevo trovato. Ricordo che a nessuno, in Italia, era interessato minimamente il problema. Un ragazzino che in una regione montagnosa rumena s’impicca perché l’idea di restare di nuovo solo lo atterrisce…A chi volete che interessi tutto ciò?

Qui di seguito un articolo uscito ora su repubblica, riguardo le madri che emigrate in Italia hanno lasciato i loro figli…

Quelle immigrate lontane dai figli più 750mila bambini senza genitori
L’appello dell’associazione Salvamamme:”Subito sostegno a minori”. Un progetto a sostegno dei bimbi romeni in occasione della Giornata del Bambino
la Repubblica, 01-06-2012
Maria lavora in Italia e ha lasciato le sue due bambine in Romania, affidandole a sua suocera. Era l’unico modo per poterle fare vivere bene a casa e dare loro un futuro. Da qualche anno fa la badante e non vede le piccole da mesi. Storie come queste, di donne che per lavoro sono costrette a lasciare i propri cari, ce ne sono tante in Italia. Immigrate che in patria hanno lasciato tutto, anche i figli. Secondo una ricerca di Salvamamme 1 in collaborazione con l’Associazione romeni in Italia 2, su 5 milioni di bambini di nazionalità romena, 750mila sono stati lasciati in patria dai propri genitori partiti in cerca di fortuna. Si calcola che in Romania ci siano almeno 40 mila ragazzini che sono figli di lavoratori romeni a Roma.
“Il tema degli orfani bianchi – spiega il vice-presidente del Parlamento Europeo, Roberta Angelilli – è un fenomeno che per le sue proporzioni deve essere studiato ed analizzato profondamente. Di recente, ho proposto in Europa un progetto pilota per raccogliere più dati possibili. Vogliamo capire quali sono le conseguenze economiche e sociali. Al momento solo le associazioni si sono occupate di questo tema, manca l’intervento delle istituzioni”.
Tenendo conto che la comunità romena, in Italia, è di circa 120mila persone, Salvamamme ha deciso di prendersi carico di questo problema, aprendo un tavolo di discussione in occasione della Giornata del Bambino. Il convegno ha offerto la possibilità di raccontare a molti emigrati le proprie storie di sofferenza ma anche quello di mettere in atto una serie di interventi quali sostenere l’ambientazione nel nuovo Paese dei figli dopo l’eventuale ricongiunzione familiare; creare comitati locali a sostegno dei figli rimasti in Romania e coinvolgere le grandi realtà associative.
Fra le priorità la formazione delle famiglie con l’aiuto di esperti e neuropsichiatri infantili. Salvamamme e Romeni in Italia intendono portare avanti interventi concreti. Tra le iniziative: c’è quella per sostenere i bambini che arrivano in Italia dopo l’eventuale ricongiungimento familiare e sollecitare i sindaci dei comuni di origine per collaborazioni di ordine tecnico e per creare comitati locali a sostegno dei figli rimasti in patria.
Il tavolo di lavoro ha offerto la possibilità di raccontare anche alcune storie di sofferenza, come quella di Maria, una donna venuta in Italia con il marito, che ha dovuto lasciare le sue due bambine in patria affidate alla suocera.
“Durante il tavolo di lavoro è stato possibile formarsi soltanto un’idea parziale di una realtà estremamente variegata e complessa e delle conseguenze che possono emergere”, ha commentato Grazia Passeri, presidente di Salvamamme. “Una strada da percorrere potrebbe essere proprio quella della formazione dei  genitori che si sentono a rischio, fornendo solo la capacità di leggere gli avvenimenti in modo corretto e di saper rispondere alle insidie del rapporto a distanza”.

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