Elio Toaff: “Entrai a S.Anna di Stazzema, c’era odore di carne bruciata, una donna incinta era stata sventrata, il feto aveva una pallottola in testa…”

martedì, ottobre 2nd, 2012

Riprendo dal corriere fiorentino queste notizie sull’archiviazione in Germania della Strage di Sant’Anna di Stazzema.

Quel paese delle Apuane è come se non sia mai esistito. Per la magistratura tedesca. Ma questa è una linea che aveva sostenitori anche in Italia, come i governi dc del dopoguerra in cui era il ministro degli esteri Martino, il liberale!, quello che porta ai fascicoli nascosti nell’armadio della vergogna. Sant’Anna di Stazzema è rimasta collegata per oltre dieci anni alla Versilia da una stradina bianca, poco più che una mulattiera. La strada asfaltata è stata fatta sul finire degli anni ’50. Insomma, meglio tenersi alla larga da quel paese…

Il rabbino capo storico di Roma, Elio Toaff, già partigiano in Garfagnana e Versilia,  mi raccontò una volta che cosa aveva visto quando col suo gruppo di partigiani entrò nel paese della strage appena avvenuta. C’era una porta aperta, una donna era come appoggiata al tavolo di cucina, i partigiani entrarono in casa, la donna aveva il ventre squarciato, il piccolo feto che fino a poche ore prima era nel suo grembo era per terra con una pallottola in testa. Intorno, per tutto il paese, si sentiva un odore nauseabondo di carne arrostita, era il lezzo delle povere vittime che radunate davanti alla chiesa non solo erano state mitragliate ma anche bruciate vive con i lanciafiamme.

A Stoccarda dicendo che non ci sono prove per i 17 SS accusati, nonostante un reo confesso, hanno stabilito che tutto ciò non è mai esistito.

Sant’Anna fu uno dei primi paesi colpiti dalla rappresaglia nazista che poi si sviluppo lungo l’Appennino trasversalmente fino a Marzabotto. Le vittime di quelle stragi sono oltre cinquemila. Giorgio Diritti ha fatto un bel film su Marzabotto. Almeno questo c’è.

Ancora una cosa su Sant’Anna: a oltre sessant’anni dalla strage che fece 560 vittime di oltre una trentina di loro non si sa neanche chi fossero. A Sant’Anna c’erano in quel momento molti sfollati della guerra, arrivati da fuori.

Alcuni tedeschi non si smentiscono e restano quel che erano allora.

Ecco il pezzo del corriere:

Il caso

La Procura tedesca archivia
l’inchiesta sulla strage di Stazzema

La decisione è stata motivata con l’assenza di prove documentali comprovanti la responsabilità individuale delle 17 ex SS naziste ancora in vita

FIRENZE – La Procura di Stoccarda ha archiviato l’inchiesta per la strage nazista di Sant’Anna di Stazzema, la località toscana in cui il 12 agosto 1944 furono massacrati 560 civili, tra cui donne e bambini. La decisione è stata motivata con l’assenza di prove documentali comprovanti la responsabilità individuale dei 17 accusati ancora in vita, tra cui il novantunenne Gerhard Sommer, condannato nel 2005 all’ergastolo insieme ad altri 8 imputati dal tribunale di La Spezia (LEGGI E SCARICA QUI LA SENTENZA). I soldati tedeschi responsabili della strage appartenevano alla 16ma divisione corazzata «Reichsfuehrer SS».

LA DECISIONE – Nel decidere l’archiviazione la Procura di Stoccarda ha sottolineato che oggi non è più possibile stabilire il numero esatto delle vittime, poichè nella regione si trovavano anche numerosi rifugiati di guerra provenienti da altre zone. Secondo i giudici italiani, invece, il numero esatto delle vittime è stato di 560, tra cui 100 bambini. Anche dopo la sentenza di La Spezia, che ha condannato all’ergastolo Gerhard Sommer, la Germania aveva rifiutato l’estradizione, come fa di norma con qualunque cittadino in possesso del passaporto tedesco. Sommer vive attualmente in una casa di riposo ad Amburgo. Anche se per l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema i reati di omicidio e concorso in omicidio non sono prescritti, per la Procura tedesca era necessario per l’emissione di un atto di accusa che venisse comprovata per ogni singolo imputato la sua partecipazione alla strage. Per gli inquirenti tedeschi durante l’inchiesta non è stato possibile accertare con sicurezza che la strage sia stata un atto programmato ed un’azione di rappresaglia nei confronti della popolazione civile. Secondo la Procura e’ anche possibile che l’obiettivo perseguito dalle truppe tedesche fosse la lotta ai partigiani presenti nella zona e la cattura di uomini da deportare in Germania per compiere lavori forzati. La fucilazione dei civili avrebbe potuto essere stata decisa solo dopo la constatazione che gli obiettivi originari dell’azione militare tedesca non erano stati raggiunti. La Procura sottolinea nella sentenza il fatto che la mera appartenenza di un militare alle unita’ delle Waffen-SS non basta da sola a dimostrare l’effettiva colpa individuale nell’esecuzione della strage.

IL MINISTRO TEDESCO – Nell’apprendere la notizia dell’archiviazione il ministro socialdemocratico della Giustizia del Baden-Wuerttemberg, Rainer Stickelberger, ha espresso il proprio rammarico. «Sono consapevole che si tratta di una grave prova per i familiari delle vittime di questo crimine di guerra», ha affermato Stickelberger, secondo il quale le autorità inquirenti, pur di fronte alla gravita’ delle accuse, sono tuttavia tenute al rispetto del diritto e della legge. Di cio’ fa parte anche il rispetto della sentenza della Corte di Cassazione tedesca relativa alla questione delle circostanze in base alle quali può essere definita la responsabilità per omicidio e concorso in omicidio di militari coinvolti in uccisioni avvenute durante la guerra. La Procura di Stoccarda e l’Ufficio criminale regionale del Baden-Wuerttemberg indagavano dal 2002 per l’accusa di omicidio contro i componenti della 16.ma “Panzergrenadierdivision” delle SS responsabile della strage di Sant’Anna di Stazzema.

LA PROCURATRICE CAPO – «Mi sento di assicurare ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime che la procura di Stoccarda ha fatto tutto il possibile» per chiarire le responsabilità dei militari della Reichsfuehrer Ss nel massacro di Sant’Anna di Stazzema. Lo ha detto all’Ansa la procuratrice capo di Stoccarda Claudia Krauth, che ha coordinato le indagini. «Anche qui sentiamo il peso della nostra responsabilità» e «abbiamo investigato con grande interesse e impegno», ha aggiunto

I SUPERSTITI – Incredulità, rabbia, convinzione di aver subito, ancora una volta, una profonda ingiustizia: così la gente del paesino di Sant’Anna di Stazzema e soprattutto i pochi superstiti e i familiari delle vittime del massacro nazista si sono ribellati alla decisione dei giudici tedeschi di archiviare l’inchiesta. Il 12 agosto 1944 furono fucilati 560 uomini, donne e bambini. Cesira Pardini ai tempi dell’eccidio aveva 18 anni. È stata premiata con la medaglia d’oro per avere salvato due sorelle e un bambino di un anno. In quelle tragedia ha perso la mamma e due sorelle. Quando testimoniò in tribunale le chiesero se avrebbe perdonato, la sua risposta fu: «Eventualmente a perdonare devono essere mia mamma e le mie sorelle che non ci sono più, non certo io». Oggi, alle notizie che arrivano dalla Germania, Cesira non riesce a trattenere rabbia e disappunto. «Non è giusto tutto questo – dice -. È una decisione che non ha nessuna logica». Rincara la dose il figlio Bruno Pellegrini che le sta vicino: «Come si fa a comprendere tutto questo? È un’offesa per tutte le vittime, non è giustificabile. A Sant’Anna hanno perso la vita innocenti, tra questi donne, mamme, bambini sotto la ferocia di questi soldati ed ora dalla Germania arriva la notizia che non li vogliono neppure processare, è una cosa assurda». Tra i pochi superstiti di quel massacro anche Enrico Pieri che non si capacita di come un giudice possa essere arrivato ad archiviare: «Non ci credo che abbiano deciso una cosa del genere, non è possibile, è un’offesa per tutte le 560 vittime e tra queste bambini e donne innocenti, non si può accettare un verdetto del genere».

IL SINDACO E IL MAGISTRATO – Allo sconcerto della gente si unisce quello del sindaco di Stazzema Michele Silicani: «Si disconosce anche il lavoro di un tribunale militare italiano che nel corso degli anni ha svolto un lavoro importante su quanto accaduto; quello che mi lascia interdetto è che tra i gerarchi delle ex SS tedesche c’è anche un reo confesso». «Sono stati discolpati i soldati, ma gli ufficiali e i sottufficiali sono ritenuti responsabili di quanto accaduto», osserva il sindaco. E il magistrato che istruì quel processo, il procuratore militare di Roma Marco De Paolis, accoglie «con stupore» la decisione dei colleghi tedeschi: «alle condanne all’ergastolo – ricorda – si è giunti non solo sulla base di precise prove documentali e testimoniali, ma ci sono stati alcuni imputati rei confessi, non solo con i magistrati, ma addirittura con i giornalisti. Da questo punto di vista non riesco a capire un integrale provvedimento di archiviazione». Solo lo scorso mese di agosto il governatore della Toscana Enrico Rossi era salito a Sant’Anna di Stazzema insieme al presidente del Parlamento europeo, il tedesco Martin Schulz, per sancire in modo solenne che il dolore di quella comunità è parte di una «nuova cittadinanza europea». «Nessuno cerca vendetta – dice oggi Rossi – ma un massacro come quello di Sant’Anna reclama giustizia e il verdetto dei giudici tedeschi ora la nega».

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