Sulla difficoltà di rivolgersi a un prefetto col vocabolario a disposizione, tenendo conto delle circolari del Viminale e delle pessime abitudini nord-coreane…

domenica, ottobre 21st, 2012

Come doveva rivolgersi alla signora prefettessa (si dirà così?) Carmela Pagano il sacerdote padre Maurizio Praticiello? Sapendo che da ben 16 anni con circolare l’allora  ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, in carica in quel lontano 1996, ha eliminato il titolo onorifico di “Eccellenza” per i prefetti, come doveva agire il povero prete che tra l’altro aveva ben altro per la testa (i roghi cancerogeni con cui la camorra da oltre un anno inonda i polmoni di oltre due milioni di napoletani della provincia a nord oltre a buona parte dei casertani del sud)?

Invece di “signora” – è fantastico apprendere che l’uso del termine è stato considerato offensivo – avrebbe potuto dire “Magnifica”. Oppure “Donna”. Oppure “Madonna” (senz’altro più in difficoltà in questo caso, essendo sacerdote). O ancora: “Vostra Serenità”. Anche “Signoria”. Tutte scelte, come si vede, complicate.

Non potendo optare per un franco “dotto’” – visto che era una signora –  che altro poteva usare il nostro povero sacerdote?

La domanda è forse da rivolgere alla più alta autorità in carica, oggi non più al Viminale, ma al Quirinale. Signor Presidente – vede nel suo caso la situazione è semplificata – come ci si deve rivolgere a un Prefetto, perdipiù di sesso femminile?

Ora a pro-memoria del dottor Andrea De Martino, prefetto in Napoli ,vicino si dice al trattamento di quiescenza (che sia la pensione in arrivo a renderlo nervoso?), propongo due documenti. Il primo riferisce nel giorno della morte di Kim il Sung la sterminata serie di appellativi con cui era omaggiato.

Il secondo è una voce enciclopedica su “Appellativi ed epiteti” (da cui si apprende che esistono anche due proposte di legge per abolire “onorevole”, finalmente).

“Il dittatore nordcoreano aveva moltissimi altri nomi. La lista completa va da persona superiore” a “leader rispettato”, da “saggio leader” a “unico leader”: e poi “Caro leader, perfetta incarnazione dell’aspetto che un leader dovrebbe avere, “comandante in capo”, “grande leader”, “padre del popolo”, “sole del comunismo futuro”, Stella scintillante del monte Paektu“, “Raggio di sole che guida”, “leader delle forze armate rivoluzionarie”, “garante dell’unità della patria”, “Simbolo dell’unità nazionale della patria”, “destino della nazione”, “leader del partito, del Paese, dell’esercito”,”generale”, “grande leader del nostro partito e della nostra nazione”, “grande generale”, “amato e rispettato generale”, “grande leader”, “amato e rispettato leader”, “comandante sempre vittorioso e dalla volontà di ferro“, “sole del socialismo”, “grande sole della vita“, “sole della nazione”, “grande sole della nazione”, “padre della nazione”, “leader mondiale del 21esimo secolo”, “leader senza pari”, “brillante sole del 21esimo secolo”, “grande sole del 21esimo secolo”, “leader del 21esimo secolo”, “politico strupefacente”, “Grande uomo disceso dal cielo”, “glorioso generale disceso dal cielo“, “leader supremo della nazione”, “”Brillante sole del Juche” (il sistema politico nordcoreano), “Leader del partito e del popolo”, “grande maresciallo”, “generale invincibile e sempre trionfante”, “padre amato e rispettato”, “stella guida del 21esimo secolo”, “grande uomo, uomo di fatti“, “grande difensore”, “salvatore“, “ideologo della rivoluzione”, “la più grande incarnazione della fratellanza rivoluzionaria” e “sua eccellenza”.

Appellativi e epiteti [prontuario]

Enciclopedia dell’Italiano (2011)

di Stefano Telve

appellativi e epiteti [prontuario]

1. Definizione e storia

Molti titoli che hanno avuto corso nella storia dell’italiano sono oggi dismessi nell’uso corrente: tra questi, amplissimo (riferito a un senatore; oggi talvolta riferito a un preside di facoltà universitaria), donno (ecclesiastico o personaggio illustre),maestro (nel senso di dottore in una facoltà universitaria), madonna (donna di elevata condizione sociale), messere (giudice, giureconsulto e altri notabili),monsignore (re, imperatore e principe), serenissimo e Sua Vostra Serenità (per sovrani e principi di sangue reale e titolo spettante ai dogi della repubblica di Venezia e di Genova), Sua Vostra Eccelsitudine (in alternativa a eccellenza,altezzaeminenza), Sua Vostra Signoria (genericamente, per persona autorevole).

Altri appellativi sono sopravvissuti ancora oggi, circolando in ambiti più circoscritti:don (riduzione di donno), ad es., d’uso corrente tra XVI e XVII secolo in riferimento a principi e nobili di origine spagnola o portoghese, è ancora usato nell’Italia meridionale per persone di riguardo (accanto a don «signore» si ha anche donna«signora» – cfr., per la Campania, De Blasi & Fanciullo 2002: 648 –, che oggi è o è stato talvolta usato per le mogli di alte figure istituzionali: donna Assunta, vedova del politico Giorgio Almirante, e donna Franca, moglie dell’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi); maestro è usato oggi per indicare un grado massonico, o nel gioco degli scacchi chi ha raggiunto una determinata quota di punti in tornei qualificanti, oltre naturalmente chi è qualificato e autorevole nelle arti (musica, teatro, poesia, pittura, scultura) e, in alcune regioni, per chiamare ogni tipo di artigiano (falegname, muratore, ecc.); Vostra Signoria, infine, ha ancora qualche circolazione in contesti burocratici, benché spesso venga preferito il lei (Viale 2008: 205-208).

2. Appellativi di cortesia (professionali e onorifici)

Gli appellativi sono stabilmente associati a determinate cariche o figure professionali. Questi i principali (tra parentesi le forme abbreviate che si usano nella scrittura):

(SuaAltezza: re, regina, principe, principessa;

(Sua) Eccellenza (S. Ecc.Sua Ecc.): vescovo o alto prelato; nella tradizione, prefetti e questori, e così via;

(Sua) Eminenza (S.E.S. Em.), Eminentissimo (Em.moE.mo): cardinale, capo religioso;

(Sua) Maestà: re e regina;

(Sua) Santità (S.S.): il papa, il dalai lama, l’Aga Khan e le altre massime autorità religiose;

Chiarissimo (Chiar.moChiar.ma): professore e professoressa universitari;

Don: qualsiasi ecclesiastico;

Dottor(e) (Dott.Dott.ssa): magistrato, magistrata, e qualsiasi laureato;

Magnifico: rettore e rettrice;

Monsignore: vescovi, prelati, patriarchi, abati secolari, prelati facenti parte del corteggio del papa (oltre che titolo attualmente in uso per la Repubblica di San Marino);

Onorevole (On.): qualunque deputato e deputata, senatore e senatrice;

Reverendo (Rev.): esponente cattolico o più spesso protestante;

Cavaliere di Gran CroceGrande UfficialeCommendatoreUfficialeCavalieresono titoli onorifici conferiti dal Presidente della Repubblica.

3. Usi

Nel rivolgersi a una persona (perlopiù in forma scritta, di tono mediamente più formale rispetto alla comunicazione orale) l’appellativo può essere accompagnato da un aggettivo di cortesia (➔ cortesia, linguaggio della), come, ad es., caro(confidenziale, ma anche semi-formale), gentile (poco formale), egregiodistinto(formale), pregiatoillustre (molto formale, per persone di alto riguardo); si riserva invece a un’azienda o a un ufficio l’aggettivo spettabile (formale).

Alcuni di questi possono essere usati anche al superlativo: carissimogentilissimo,pregiatissimoillustrissimo, eventualmente in forma abbreviata (car.mogent.mo,preg.moill.mo; non esiste invece il superlativo di egregio), assumendo un tono più formale e burocratico.

All’aggettivo di cortesia segue abitualmente il titolo generico – sig(nor), oppure, preferibilmente, quando possibile, la carica min(istro), sen(atore) o il titolo professionale arch(itetto), avv(ocato), ing(egnere), prof(essore), o eventualmente l’onnicomprensivo dott(or) per chiunque sia laureato, inflazionato in italiano sin dal dopoguerra, e ormai usato popolarmente anche per persone di cui non si conosce il titolo di studio – e il cognome: Gentile architetto Emiliani o, più confidenzialmente,Gentile EmilianiGentile architettoPreg.mo on. dott. Emiliani, ma ancheOnorevole ministroSignor ministroSignor premesso ad appellativi comeministrosindaco è però oggi sempre più contestato e meno usato.

Se gli interlocutori sono due o più e condividono titolo o aggettivo di cortesia, questo può essere espresso una sola volta oppure, con maggiore formalità, tante volte quante sono gli interlocutori, ordinati in relazione al sesso (prima le donne, poi gli uomini) e all’età (dai meno ai più giovani): «Cara studentessa e caro studente, vi porgo il benvenuto […]» (da una guida universitaria). Se gli interlocutori hanno titoli e cariche differenti, si seguirà l’ordine di importanza decrescente: «Signor Presidente, caro Ministro, onorevoli colleghi, vorrei articolare la mia riflessione sulle seguenti questioni» (dall’intervento di un senatore).

Se accompagnato dall’aggettivo possessivo, caro può assumere sfumature ironiche, tra l’amaro e il paternalistico («Sì, questa è politica, cari miei», «Il Foglio» 7 dicembre 2009).

4. Altri appellativi

In italiano attuale sono correnti alcuni appellativi colloquiali e familiari che esprimono affettuosa partecipazione, sia essa rivolta ad adulti (povero cristo /diavolo vecchiopovera anima) o a bambini (stellastellinatopolino/a, ecc.). Possono avere valore antonomastico (➔ antonomasia) alcuni aggettivi (l’Altissimo, l’Eccelso «Dio») e titoli (l’avvocato per Gianni Agnelli, il cavaliere per Silvio Berlusconi, il venerabile per Licio Gelli, il professore per Romano Prodi; accanto a questi si ricorderà anche la (vecchiaSignora per la squadra di calcio della Juventus).

È invece caduto pressoché completamente in disuso l’appellativo signorina come titolo per una donna non sposata, perché percepito dalla sensibilità comune come discriminatorio per vari motivi.

Negli ultimi anni è stato più volte fatto oggetto di attenzione, da parte delle istituzioni, il titolo di onorevole (in uso dal 1848), ora omesso da alcuni presidenti della Camera a vantaggio del solo deputato/a (I. Pivetti, 1994-1996, e F. Bertinotti, 2006-2008), ora oggetto di proposte di legge che ne hanno chiesto l’abolizione a favore del semplice signore/a (la prima presentata il 1 febbraio 2002, da A. Serena, e la seconda nel gennaio 2010 da M. Donadi).

Nei messaggi di posta elettronica informali inviati a più destinatari di entrambi i sessi, è talvolta usato l’asterisco in luogo della desinenza dell’aggettivo di cortesia: quest’uso, suggerito dal linguaggio di programmazione, consente di riferirsi contemporaneamente a donne e a uomini: «Car* tutt*, volevo dirvi che …» (➔posta elettronica, lingua della).

Infine un ricordo professionale. Sulle donne prefetto.

Nel 1997 il Corriere della Sera mi mandò a Foligno per il terremoto. Arrivato a Foligno con altri colleghi, mentre altri erano stati diretti ad Assisi che assorbiva con i suoi danni buona parte dell’attenzione, decisi sulla base delle prime informazioni – mentre la terra ancora tremava per violentissime scosse – di andare a Nocera Umbra. Trovai il paese col centro storico inagibile e sgomberato in fretta e furia dei suoi cinquemila abitanti. Tutto intorno nelle frazioni problemi ancora non quantificabili. Il sindaco – era, ricordo, di Forza Italia – andava soggetto a svenimenti, soprattutto di fronte alle notizie peggiori. A sera tornai a Foligno dove era stato allestito il Com (Centro operativo) della Protezione civile. Entrai al Com e trovai la prefettessa di Perugia che stava decidendo il da fare. Le dissi di Nocera Umbra. La signora mi rispose piccata che non le risultava nulla. La discussione si accalorò. Le consigliai di mandare sul posto qualcuno al più presto. Fu uno scambio piuttosto acceso, ricordo. La prefettessa resisteva. Credo che il giorno dopo cambiasse poi idea. Francamente non ricordo con quale appellativo mi rivolsi a lei. Probabilmente con nessuno.

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One Response to Sulla difficoltà di rivolgersi a un prefetto col vocabolario a disposizione, tenendo conto delle circolari del Viminale e delle pessime abitudini nord-coreane…

  1. michela says:

    Sono impiegata in una prefettura di provincia.
    Il mio livello contrattuale e fra quelli più bassi, ero così contenta quando vinsi il concorso…
    Tutto è diverso da quello che avevo immaginato prima di entrare. Conosco abbastanza questo ambiente, per dire che fra gli ultimi problemi che qui vengono considerati, ci sono quelli delle persone comuni che vengono ,anzi, viste con molta distanza, per non voler dire altro. Il triste episodio, pubblicato a più riprese in internet, nel quale il prefetto di Napoli si rovolge, pubblicamente, con tanto disprezzo, a don Praticiello, mi avrebbe tanto meravigliato prima di lavorare in questi ambienti.
    Ad oggi mi sembrata una scena alquanto consueta e, in effetti, dimostra anche quanto sia basso il livello di inibizione fra la maggior parte dei rappresentanti del governo sul territorio: si tiene tranquillamente e pubblicamente l’atteggiamento che si assume abitualmente fra le pareti delle prefetture, senza neppure rendersi conto della gravità e del paradosso. Il palazzo ducale sede della Prefettura della mia città e gli altri palazzi dove solitamente hanno sede gli uffici prefettizi, ben si confanno a quanto avviene là dentro: sono piccole corti, dove hanno estrema importanza la forma, ma quasi nessuna (a meno che non ci sia il rischio, sempre più basso, di eventuli articoli sui giornali che possano compromettere la carriera di qualcuno) le vere problatiche del territorio e delle persone che ci vivono.
    Da poco mi hanno annunciato che probabilmente sarò trasferita all’ufficio di gabinetto, quindi a stretto contatto con “la nuova nobiltà”… mi sono messa a piangere come una bambina.
    Nel pomeriggio, sono uscita a fare la spesa e ho visto che stavano smantellando il supermercato dove vado sempre: la commessa mi ha detto che è fallita la società e, probabilmente, loro perderanno il lavoro e mi sono vergognata di aver pianto…ma ci sto male e lavorare lì dentro mi crea disagio…lì tutti chiamano il prefetto “eccellenza”(ignorando qualsiasi circolare): io non so come mi ci rivolgerò, cercherò di stare sempre zitta e di non chiamarla proprio. Grazie per l’articolo molto bello.

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