Un appello per la Siria: fermare la guerra, sì alla democrazia, no all’intervento straniero

mercoledì, novembre 21st, 2012

Ricevo e pubblico questo appello per la Siria. Seppure mossa da nobili intenti la petizione chiede tregua e libere elezioni, un quadro difficilmente imponibile al sanguinario regime di Assad. Segnalo comunque perché in ogni caso richiama l’attenzione sulla Siria e sui massacri che vi avvengono. Ecco il testo:

Iniziativa internazionale  per fermare la guerra in Siria Sì alla democrazia, no a un intervento  straniero!

«Noi, sottoscritti, appartenenti ad una  società civile internazionale sempre più preoccupata per il terribile  spargimento di sangue in Siria, stiamo sostenendo una iniziativa politica  basata sui risultati della missione che alcuni nostri colleghi hanno svolto a  Beirut e Damasco nel settembre 2012. Questa iniziativa consiste nel chiedere  che una delegazione internazionale di personalità di alto livello possa andare  in Siria allo scopo di discutere con i principali attori politici per aprire  la strada a una soluzione politica del conflitto armato in Siria, un conflitto  che minaccia seriamente la pace nel mondo e l’esistenza della Siria come paese  indipendente.

In questa prospettiva sosteniamo pienamente la seguente  dichiarazione:

Tutti gli occhi sono puntati sulla guerra in atto in  Siria, una guerra che sta annegando nel sangue il suo popolo. Siamo molto  preoccupati non solo perché il conflitto ha oramai acquisito una pericolosa  dimensione geopolitica. Il legittimo movimento del popolo siriano (assieme a  quello dei suoi fratelli arabi) per i diritti democratici rischia di  trasformarsi in una guerra civile settaria con un massiccio coinvolgimento  regionale e internazionale.

Siamo consapevoli che nessuna delle parti  in lotta potrà vincere una guerra di logoramento in un prossimo futuro, il  popolo siriano e quello arabo debbono quindi fare attenzione affinché le  conquiste della loro resistenza contro il predominio occidentale e israeliano  e le dittature regionali, non vadano in malora e non vengano  distrutte.

Allo scopo di salvare le conquiste e di continuare la lotta  per la democrazia, la giustizia sociale e l’autodeterminazione popolare, è  indispensabile una soluzione politica del conflitto attraverso una soluzione  negoziata. Solo in questo modo il settarismo religioso verrebbe contenuto,  l’intervento straniero scongiurato, e il movimento democratico di massa potrà  prevalere.

Agiremo quindi a sostegno di una soluzione politica per  porre fine allo spargimento di sangue seguendo questi criteri:

1) Noi  sosteniamo pienamente l’avvio di un processo politico negoziale senza  precondizioni che porti ad un cessate il fuoco che sia rispettato da entrambe  le parti. Questo dovrebbe andare di pari passo con un processo di  de-escalation e de-militarizzazione che permetta al popolo siriano di  esprimere la propria volontà pacificamente e, infine, di andare alle  urne.

2) Dal momento che qualsiasi soluzione deve essere basata sulla  volontà sovrana del popolo siriano noi rifiutiamo categoricamente qualsiasi  tipo di intervento militare.

3) Il rispetto del diritto sovrano  all’auto-determinazione implica il rispetto dei diritti democratici e sociali  della stragrande maggioranza del popolo. Pertanto, nessuna grande forza  politica deve essere esclusa a priori. Una soluzione pacifica sostenibile  dev’essere basata su un processo costituzionale che permetta libere elezioni,  organizzate da un governo di transizione a seguito di negoziati.

4) Dal  momento che il settarismo religioso è uno dei motivi per il proseguimento di  questa guerra che sta producendo una spirale infinita di massacri e  rappresaglie, sosteniamo tutte quelle iniziative e quelle tendenze esistenti,  politiche e militari, che stanno promuovendo la tolleranza  interconfessionale.

Con la firma di questa dichiarazione vogliamo dare  il nostro pieno sostegno alla delegazione internazionale diretta in Siria per  la fine di novembre 2012, nella speranza che questa iniziativa darà un  contributo significativo alla pace nell’area».

Primi  firmatari:

Ernesto Cardenal, poeta, esponente sandinista,  teologo della liberazione, Nicaragua
Gianni Vattimo, filosofo,  Italia
Samir Amin, economista egiziano, direttore del Third World  Forum, Dakar, Senegal
Padre Alex Zanotelli, comboniano,  Italia
Hans von Sponeck, ex diplomatico dell’Onu, professore  universitario, Germania
Norman Paech, docente di Diritto  internazionale presso l’Università di Amburgo, parlamentare di “Linke”,  Germania
Annette Groth, parlamentare di “Linke”, Germania
*  Margherita Hack, astro-fisica, Italia
Niema Movassat,  parlamentare di “Linke”, Germania
Gilberto López y Rivas,  antropologo, Messico
Ahmed Karim, Partito Comunista patriottico  dell’Iraq
Awni al Kalemji, Portavoce dell’Alleanza patriottica  irachena, Iraq
Francois Houtart, sociologo delle religioni,  co-fondatore del World Social Forum, Belgio
Waseem Haddad,  teologo, università di Vienna, Austria
Gretta Duisenberg, “Free  Gaza Movement”, segretaria di “Stop the Occupation”, Olanda
Feroze  Mithiborwala, Presidente del Bharat Bachao Andolan ), pioniere del  movimento di solidarietà per la Palestina, India
Merai Munther,  presidente della Comunità palestinese, Austria
George Nicola,  presidente onorario della Comunità palestinese,
Temur Pipia,  Comitato per la pace, Georgia
Thomas Kukovec, agro-biologo,  Beirut/Leibnitz, Austria
Sarah Marusek, Maxwell School of Syracuse  University, USA
Péter Székely, Associazione  Ungheria-latinoamaerica, Ungheria
Moreno Pasquinelli, portavoce  del Campo Antimperialista, Italia
Thomas Zmrzly, portavoce di  Initiativ e.V., Germania
Leonardo Mazzei, segreteria del Movimento  Popolare di Liberazione, Italia
Mustafa Ilhan, giornalista curdo,  Germania
Gernot Bodner, Università di Vienna, Austria
*  Massimo De Santi, Comitato internazionale di educazione per la pace,  Italia
Franz Fischer, Palestinese membro del CC del Partito del  lavoro, Svizzera
Ayham Haddad, attivista siriano, USA
Qais  Abdalla, attivista iracheno, Vienna, Austria
Elisabeth  Lindner-Riegler, Vienna, Austria
Chihab Krainem, attivista  tunisino, Austria
Nasir Loyand, Organizzazione della sinistra  radicale dell’Afghanistan
Marin Trusca, co-presidente della Lega  Comunista di Romania
Eric Walberg, giornalista, collaboratore del  settimanale Al-Ahram Weekly, Canada
Werner Ruf, Università di  Kassel, Germania
Pedro Rojo Pérez, presidente della Fondazione Al  Fanar, membro del CEOSI, Giordania
Imad Garbaya, Casa della  Tunisia, Austria
Alois Reisenbichler, Movimento per la pace di  Vienna, Austria
Alois Kerschbaummayr, Movimento operaio cattolico,  Austria
Erwin Burghofer, Movimento operaio cattolico, Austria
*  Johann Schögler, Piattaforma per la Pace, Stiria, Austria
*  Veronika Rohrbacher, Vienna, Austria
Abhijit Ghosh,  attivista di Amnesty International, Austria
Paul Larudee (Ph.D),  Free Gaza Movement, Free Palestine Movement, Global March to Jerusalem,  USA
Anna-Maria Steiner, teologa cattolica, Austria
Sara  Hassan, attivista egiziana, Austria
Ernst Leichtfried,  Austria
Konrad Schön, Piattaforma per la Pace, Stiria,  Austria
Dieter Kurz, Pax Christi Stiria, Austria
Noura  Khouri, Comunità palestinese della Bay area, USA
Santiago Alba  Rico, scrittore, Tunisia
Carlos Varea González, Campagna  contro l’occupazione e per la sovranità (CEOSI), Spagna
Sinfo  Fernández, Rebelión.org, Spagna

per adesioni scrivere a:  movimentopopolarediliberazione@gmail.com con oggetto “adesione appello  Siria”

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