“Acquazzone a Jaipur”

martedì, febbraio 12th, 2013

Steven Greco ha letto questa sua poesia lunedì sera al “Beba”, in via dei Messapi a San Lorenzo, in una serata musicale e di poesia offerta da Arturo Di Corinto giornalista e candidato indipendente di Sel alla regione Lazio. C’erano anche musicisti, molti iraniani come Jamal col suo tambour  ma anche Fathima del New Jersey con una notevole voce.

Steven è un poeta schivo, la poesia è bella, la pubblico qui come via più breve di conoscenza. Destinata a chi apprezza le poesie: questa riguarda l’India e i poeti che a volte s’intravedono nella folla…Così l’ha presentata Steven:

“Ero a Jaipur durante le piogge. Me ne tornavo a casa un giorno, dall’Ajmeri Gate, e stavo per salire su un vikram, è una specie di taxi collettivo. Guardavo la gente, ce n’era tanta, e vidi un uomo che mi ricordò Costantino Kafavis. E poi altra gente, e d’un tratto mi sembrò che in quella folla assiepata ad aspettare autobus, taxi collettivi, ci fossero tutti i poeti del mondo, adesso cambiati, quasi nascosti. Delle volte, certe cose che vedi per le vie, ti fanno questo scherzo.”    Steven Grieco

ACQUAZZONE DI LUGLIO A JAIPUR di Steven Grieco

Vi ho visti tutti

in quel pomeriggio di monsone.

Era piovuto, negli stradoni c’era fango.

L’Uomo si affrettava, saltava le pozze,

schivava le mucche incrostate di sterco,

fumava, saliva su bus e vikram

sotto un cielo cupo inondato di bianco.

Prendemmo posto sui sedili.

Tu, Anna, madre, accanto a me,

nella mano stringevi un fazzoletto

con dentro qualche foglio da dieci rupie.

Più in là scorgevo te, Costantino,

gli occhi truccati di nero, smagrito, smarrito,

fissavi un punto su in alto.

Tra sbuffi di fumo e raffiche di corvi

ci avviammo sussultando

verso un sempre smemorato

toccar nuovi punti della vita.

Nella gente sul marciapiede, uno ancora

trasaliva per l’immagine di un ricordo

che sorride,

l’altro, più avanti, guardava una spada luminosa

in cielo, a oriente.

Voi tutti io vidi, sfrecciare via…

e tu, Ghalib-usignuolo, seduto obliquo a me.

E quanti ancora fuggenti nella folla

l’asceta, lo stravagante,

e l’anonimo, e il mendico dalle vesti regali.

Più muti del mio silenzio.

Solcando come me il fango

delle strade, le strade.

Voi, poeti, io vidi,

fiori bizzarri, fiori inconsci,

tutti ormai intenti ad altro

in questo vano artificio,

mentre squilla il telefono

nella stanza vicina.

Steven Grieco

steven.grieco@gmail.com

Nota:

Anna: l’Akhmatova. Quello invece che si meraviglia per l’immagine nel pozzo, è Montale: “cigola la carrucola del pozzo / l’acqua sale alla luce e vi si fonde…”  Poi c’è W. B. Yeats, che accostava l’immagine della luna, così mutevole, alla spada antica, di acciaio immutevole, che un amico giapponese, Sato, gli donò: the moon, “a glittering sword in the East…”. Infine c’è Mirza Ghalib, il mio amato poeta urdu, da me tradotto in italiano, che fra l’altro disse:

huñ garmi-e nishāt-e tasavvur se naghmah-sanj

maiñ andalīb-e gulshan-e nah āfrīdah huñ

Steven J. Grieco, poeta, traduttore e ideatore di progetti letterari.

Nato in Svizzera nel 1949, da padre italo-americano e madre svizzero-tedesca.

Vissuto a Parigi, Roma, Zurigo, Firenze, Jaipur e in Epiro (Grecia).

Parla Inglese, Italiano, Francese, Tedesco. Buona conoscenza di Greco, Russo, Hindi-Urdu

Vive fra Roma e Jaipur (Rajasthan, India).

Collabora da venticinque anni con l’ufficio stampa del gruppo industriale paneuropeo KME,

leader mondiale nella produzione e commercializzazione di prodotti in rame, curando, fino al 2004, la rivista in inglese SMI Review Art & Technology.

Dal 1977 al 1984 ha vissuto nella campagna toscana, dedicandosi alla produzione di vino, olio d’oliva e alla coltivazione di piante aromatiche ed officinali.

Dal 1980 pubblica poesie e racconti in riviste di Bombay e Delhi.

Attualmente collabora con la rivista in lingua hindi Samas.

Ha partecipato, negli anni, a diversi eventi letterari con letture di poesia, organizzati dalla Sahitya Akademi di New Delhi, l’Accademia Nazionale delle Lettere e dall’Università del Rajasthan.

Nel 2006, ha presentato, all’Istituto di Cultura dell’Ambasciata Italiana a New Delhi, in collaborazione con Shree Ashok Vajpeyi, intellettuale e poeta hindi, sue traduzioni della produzione del poeta urdu Mirza Asadullah Ghalib.

L’anno seguente, una selezione del lavoro è apparsa in “Pagine”, rivista letteraria romana.

Con l’appoggio dell’Indian Centre for Cultural Relations (ICCR), prosegue il progetto delle traduzioni della poesia di Mirza Asadullah Ghalib che prevede la pubblicazione in Italia di un intero volume di Ghalib nel tradizionale componimento “ghazal”; questo lavoro costituisce il primo tentativo di presentare, in Italia, la poesia del grande poeta urdu, in chiave non strettamente filologica e più accessibile agli amanti della cultura e della poesia.

Attualmente sta ultimando un altro progetto di traduzione in lingua inglese di poesia giapponese waka del periodo Heian, in collaborazione con il Prof. Teppei Yamada, dell’Università Meiji di Tokyo.

Ha pubblicato Maschere d’oro (Biblioteca Cominiana, 1997), raccolta di 33 poesie in italiano.

Ha completato nel 2012 Agorafilia. Questo lungo “racconto”, si sviluppa contemporaneamente su diversi registri: autobiografia, narrazione di viaggio, saggio, riflessioni, ripercorrendo circa venticinque anni di vita del protagonista.

steven.grieco@gmail.com Steven Grieco

tagged under: ...

About Paolo Brogi - View all posts by Paolo Brogi

This author has not fill out his/her bio, coming soon.

Follow paolo-admin on:

3 Responses to “Acquazzone a Jaipur”

  1. Steven says:

    Grande, grande Paolo!

    sono appena rientrato da fuori, e ho visto la mia poesia sul tuo blog!
    Questa è una vera e propria condivisione, come è bene coltivarla in questa epoca buia, in cui sempre di più si cuciono le labbra non solo al povero poeta (hai visto quanti ce n’erano in quella folla, quella volta a Jaipur? Erano tutti tornati sotto diverse spoglie per dirmi di scrivere quella poesia su di loro!) ma anche a tutti quelli che hanno qualcosa da dire, che vogliono dire. Grazie al cielo abbiamo il Web (per ora…).
    Sono stato in Unione Sovietica più volte nei primissimi anni settanta. Una volta con me c’era uno scrittore italiano, un certo Alberto Lecco di Roma (che non ho mai più rivisto). Conoscevo, allora, alcuni dissidenti a Mosca, e li feci conoscere ad Alberto. Un giorno organizzammo una piccola, furtiva tavola rotonda, per parlare di repressione politica, imbavagliamento degli intellettuali.
    Si dissero tante cose quella volta, da una parte e dall’altra, ma i dissidenti russi rimasero di stucco quando sentirono Alberto asserire che la censura “commerciale” ai danni degli scrittori e dei poeti in occidente era forse peggio della loro, politica e ideologica, in Russia!
    Non mi pronuncio sulla questione, troppo difficile.
    Uno di quei dissidenti qualche anno più tardi potè emigrare negli Stati Uniti, dove trovò immediatamente lavoro come professore in una università. Morì pochi anni dopo di una malattia. Chissà però quegli anni in Occidente, che cosa gli insegnarono?
    Un abbraccio a te, a Anna, Andrea e Matteo!

    Yours, Steven

    E quindi, da me, grande apprezzamento per il tuo gesto.

    A presto,

    un abbraccio, Steven

  2. Steven says:

    Dimenticavo. è saltata la traduzione italiana del distico urdu di Mirza Ghalib:

    nelle mie melodie è il riverbero di una gioia profonda –

    sono l’usignolo di un giardino che sarà

  3. paolo brogi says:

    Caro Steven, Alberto Lecco è morto pochi anni fa. Abitava a Trastevere, aveva fatto una vita da scrittore

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *