I traslochi di Joseph Ratzinger

lunedì, febbraio 11th, 2013

Non era solo una battuta “cardinalizia”, c’era qualcosa di più. Quando Joseph Ratzinger fu eletto Papa, al mattino mi infilai nel palazzo dei cardinali in piazza Leonina (nella foto). Il tempo di aspettare che il portiere dell’immobile si distraesse ed eccomi per le scale. Il vantaggio in quel caso – lo dico per altri cronisti a venire – è che se suoni a un cardinale molto spesso è lui stesso a venire ad aprirti la porta. Dunque partii dall’alto, dal piano superiore a quello in cui abitava Ratzinger con la sua perpetua-assistente Ingrid.

Sopra abitava un suo non diciamo nemico ma neanche amico, il cardinale Kasper, altro tedesco, solo più anziano di Ratzinger.

E così non senza meraviglia lo sentii subito dire: “Povero Joseph, gli è capitata la cosa peggiore del mondo…”.

Ero lì con sguardo interrogativo ad attendere una spiegazione. In fin dei conti Ratzinger era diventato Papa.  E allora?

“Povero Joseph, il trasloco…”. Con la o di trasloco molto chiusa. Il traloooco.

Solo allora capii una serie di concatenazioni. L’appartamento col pianoforte, i libri, la terrazza con i fiori curati da suo Ingrid, insomma un angoletto appartato e tranquillo che la nomina veniva ora a distruggere comportando un trasloco.

Nei giorni successivi si seppe poi che la sera, con un semplice basco nero in testa, il nuovo Papa scappava attraverso Porta Sant’nna e andava a passare un po’ di tempo nella sua vecchia casa, a suonare un po’ il piano, a leggere un libro, a svagarsi si presume…

Beninteso, non era il primo Papa a scappare. Anche Karol Woityla faceva impazzire il posto di polizia quando ogni tanto con la sua auto SCV 001 se ne andava la sera solo soletto al collegio dei polacchi a San  Saba. Ma quelle erano scappatelle episodiche. Dietro le fughe di Joseph Ratzinger si indovinava un fastidio certamente più forte, il dover far fronte a un nuovo incarico certamente appagante ma fino a un certo punto.

Ora il Papa dà forfait. Per le reazioni a partire da Padre Federico Lombardi (a proposito parla con lo stesso accento di Mario Monti) si nota il contropiede secco. Ma è un contropiede preparato da tempo col rafforzamento della platea dei fedelissimi che è stata appena rinforzata in gennaio con 18 new entries di altrettanti cardinali italiani votanti.

Dunque Ratzinger dà forfait ma non lo fa al buio. Si è preparato la successione.

Ma Ratzinger va incontro di nuovo a un altro problema poco risolvibile, quello che nasce dopo le ore 20 del 28 febbraio e che si chiama ancora una volta “trasloco”.

L‘ex papa andrà a Castel Gandolfo, per il momento. E poi? Un altro trasloooco…

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