Mai più Cie…Le storie dei migranti deportati nei Cie in un’affollata serata all’Ambra

lunedì, febbraio 4th, 2013

Posti in piedi stasera all’Ambra, per ascoltare le storie degli immigrati che finiscono nei Cie. Storie sconosciute, perlopiù, che ridanno un volto a chi ha il coraggio di imbarcarsi sulle fragili barche del Mediterraneo e che se scampa alla morte molto spesso finisce in questi buchi neri della libertà che sono i Cie. C’è una campagna in corso, viene ricordato nell’appello finale, per chiudere questo obbrobrio in cui le leggi pretendono oggi di rinchiudere persone fino a 18 mesi, per il solo fatto di non essere in regola con un foglio di carta che si chiama permesso di soggiorno.

Materassi fetidi con coperte fetide, latrine orride, mangiare in piedi senza neanche un tavolo: richiamando queste situazioni di fatto sono scattate le assoluzioni in tribunale per chi si è ribellato.

All’Ambra si leggono storie che a rischio della vita mostrano trame romanzesche sempre in bilico sul baratro.

Come quella di un giovane tunisino che in Grecia, a Kos, incontra una giovane olandese con cui convolare a impossibili nozze. La festa si fa lo stesso, poi i due finiscono in Tunisia, è il momento delle rivolte, lei intanto è incinta, così il piano è che lei voli in Olanda e che lui cercherà di raggiungerla usando gli scafi che puntano su Lampedusa. La barca sta lì lì per affondare ma alla fine ce la fanno e lui si ritrova nel Cie, nudo, ispezione anale, presa delle impronte, poi un pasto. Dall’Olanda la ragazza incinta ormai al quarto mese torna, cerca di farlo uscire, niente da fare. Lo trasferiscono a Trapani, cioè a Salina grande. Lei lo segue, poi un giorno mentre sono a colloquio ecco le contrazioni, lei in ambulanza verso l’ospedale, lui rinchiuso dentro con le mani che tremano per la rabbia. La sua condizione diventa motivo di una rivolta, il cancello viene abbattuto, una lunga corsa nella notte sotto il faro di un elicottero della polizia che cerca i fuggiaschi gli fa fare 35 km per raggiungere infine Trapani. Una telefonata, sono le tre di notte, lei viene a sapere, scappa, lo raggiunge, lei partirà con l’aereo, lui prende un treno. Ce la fa ad arrivare a Parigi, lì lo va a raccogliere il padre della ragazza, ora sono una famiglia in Olanda.

E’ invece dentro la dominicana che aveva seguito il suo italiano a Roma, diventando badante poi di una sua zia. A farla finire dentro il Cie sono state le targhe alterne. Per andare a lavorare lui ha preso l’auto ma la targa non era quella giusta, a un controllo di polizia lei è finita in questura e da lì con tre ore di viaggio in un Cie…

Storie così sono state lette e applaudite stasera all’Ambra. Chiudere i Cie, questa la richiesta finale e conclusiva della serata. Appoggiare questa campagna è il minimo…

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