48° udienza processo Rostagno: il teste Di Cori con i suoi incontri, l’Fbi che lo dichiara inattendibile e le fonti che non è in grado di fornire

giovedì, marzo 21st, 2013

48° udienza del Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno. Trapani, aula Falcone, 20 marzo 2013. Resoconto di Carlo Antonio Rallo (redattore di Marsala.it), parziale per un’interruzione di computer e da integrare più tardi con un riassunto del verbalizzatore.

Il Pm Paci si è espresso sulle richieste istruttorie dell’Avvocato Galluffo. I Pm e le altre parti concordano sulle richieste del Pubblico Ministero. Il Pm esprime il parere contrario all’ammissione degli articoli e le intervste di Giacalone e Viselli e parere contrario all’audizione di Luciano Violante. Il Pm precisa che non si farebbe altro che riportare la relazione del senatore Massimo Brutti su Gladio, già acquisita.
Una delle richieste fatte dal Pm riguarda l’accertamento di un incontro tra Mauro Rostagno e Giovanni Falcone. Per fare ciò si richiede l’escussione della signora Barbara Sanzo, all’epoca collaboratrice del magistrato all’Ufficio Istruzione di Palermo
Inizia l’escussione del teste Cosimo Dell’Anno (un carabiniere del Reparto Operativo di Trapani in quegli anni, da non confondere col comandante del Reparto Operativo  colonnello Elio Dell’Anna). Il Pm Paci chiede l’acquisizione di un verbale di dichiarazioni rese dal Dell’Anno in data 7/11/1996. C’è il consenso delle parti.
Presidente Pellino: “Ricorda se era di servizio la notte del 26settembre?
Dell’Anno: “Credo di si”. Pellino: “Ricorda di aver controllato la vettura di Francesco Cardella?
Dell’Anno: “Ricordo di aver controllato una vettura ma non ricordo se in quella data”. Ricordo di aver riconosciuto Cardella, ma non ricordo se era solo o con altre persone”.
Presidente Pellino: “lei nel verbale disse di essere andato nella cava dove fu trovata l’auto bruciata?”. Dell’Anno: “Io non ho visto l’auto, mi sarò recato nelle vicinanze, ma non nel luogo preciso. Non ricordo l’ora in cui incrociai l’auto del Cardella”.
Pellino: “Lei sa se il Cardella era stato accompagnato alla stazione di Napola quella notte?” Dell’Anno: “Si lo ricordo, io accompagnai Cardella, ricordo che mi disse che stava ritornando da Milano ma non sono sicuro e non ricordo se era quella sera. Questo fatto non lo associo a quella data”.
Dell’Anno: “Non ricordo di come ho appreso del ritrovamento dell’auto bruciata”. Avv. Salvatore Galluffo: “Lei conosceva la Signora Roveri e Francesco Cardella?”
Dell’Anno: “Si io li conoscevo da prima perchè mi ero recato precedentemente per lavoro alla Saman. Quando li fermai li ho riconosciuti per questo”. Avv. Vito Galluffo:” Lei ricorda il luogo dove si trova quella cava?” Dell’Anno: “Non lo ricordo è passato troppo tempo”. Avv. Vito Galluffo:”Lei ricorda di aver effettuato controlli di giorni o di notte alla Saman?”. Dell’Anno: “Controllavamo qualche soggetto, probabilmente per verificare se doveva apporre la firma”. Presidente Pellino: “lei da quando ha prestato servizio al Nucleo Operativo di Trapani?”.
Dell’Anno: “Da Febbraio ’87 a dicembre ’91″.
Escussione del teste Dell’Anno terminata anche se il Presidente Pellino dice allo stesso di non allontanarsi dall’aula.
L’avvocato Vito Galluffo chiede alla Corte di acquisire tutti gli ordini di servizio fatti dalle forze dell’ordine all’interno della Comunità Saman dal ’87 al ’91. C’è opposizione dell’avvocato di parte civile Miceli.
La Corte chiama il teste Cillaroto che non è presente. Udienza sospesa.
Udienza ripresa. Il teste Di Cori sta rispondendo alle domande dell’avvocato Vito Galluffo.
Di Cori:” Incontrai Mauro tre o quattro volte. L’ultima volta che lo vidi lo trovai meno loquace, spaventato ma molto più determinato di prima”. Avv. Galluffo:”Lei sa di questioni tra Rostagno e Cardella?”. Di Cori:”Si la natura di questi scontri riguardava il fatto che Cardella non era per niente contento del fatto che Rostagno si potesse mettere nei guai a causa delle sue inchieste. Rostagno rimase scioccato quando si accorse che Cardella era così talmente motivato a farlo desistere che immaginava che potesse anche andare dai Carabinieri per questo”.
Di Cori: “Collaborai con l’Fbi da ’93/’94 e fino al ’96. Dopo ho accettato di essere ascoltato come testimone a carico protetto. Fui convocato dal Gran Giurì americano per una vicenda che riguardava l’imprenditore italiano Giancarlo Parretti e altri americani che dovevano rispondere di associazione del crimine organizzato. Erano accusati di aggiotaggio, truffa aggravata. Di tutti questi eventi io ero informato. La Corte allora ritenne che non era utile la mia testimonianza ai fini del processo. Ma le mie dichiarazioni furono accettate come prove del processo. Avv. Vito Galluffo. “Sono stati processati?”. Di Cori. “Parretti fu condannato, ma non venne arrestato perchè ci fu una soffiata che gli permise di partire dagli Stati Uniti”.
Avv. Galluffo: “Furono pubblicati articoli su questo caso?”. Di Cori: “venne pubblicato sull’Unità una mia intervista fatta a Giancarlo Parretti il 20 marzo 1990″. In quella pagina c’era anche un articolo di Cipriani che diceva che Parretti era un elemento della mafia siciliana”.
Pm Del Bene: “Lei Di Cori ha detto di aver conosciuto Rostagno nel ’72. Come mai in assenza di rapporti Rostagno lo cerca nell’88?”. Di Cori: “Io seguivo in Italia la vicenda del traffico internazionali delle armi. Rostagno si rivolse a me attraverso delle amicizie comuni. Uno di questi era Roberto Carreo con il quale Rostagno aveva studiato assieme a Trento e fu lui a fare il mio nome a Mauro”.
Di Cori:” Mi hanno sempre detto perché non vai a testimoniare al processo Rostagno. Allora dissi che io non sono nelle condizioni e non ho le conoscenze in questa vicenda.
Del Bene: “Lei sa le ragioni per cui Mauro Rostagno aveva chiesto di incontrare esponenti della comunità ebraica romana? e chi erano le persone che Mauro chiese di incontrare?”. Di Cori: “Il Rabbino Toaff, Lia Zevi, Bruno Taglieferri ed altri. io mi rifiutai di farli incontrare. Gli dissi che se lui riteneva che la Comunità poteva risolvere un suo problema, gli dissi di dirmelo così dopo averlo riferito lo potevo mettere in contatto. Rostagno invece voleva un contatto diretto”. Del Bene: “Di che cosa voleva parlare Rostagno con questi esponenti ebraici? Di problemi personali o di traffico di armi?”. Di Cori: “Certo di traffico di armi e non di problemi personali”.
Di Cori: “Quando fu arrestata la signora Roveri capii che era il momento di parlare e per le cose che sapevo ero sicuro che era innocente. Allora decisi di fare di attivarmi perché c’era una persona innocente da aiutare”.
Del Bene: “Era Rostagno che cercava lei o viceversa?” Di Cori:”Rostagno cercava me. Lui era coinvolto in questa vicenda in cui stava indagando. Ma solo all’ultimo incontro che ho avuto con lui, aveva una visione molto più chiara di tutto”.
Di Cori: “Sono un grande cultore della verità. Per me è stata una esperienza catastrofica”. Del Bene: “Lei ha mai avuto rapporti con il Mossad?” DI Cori: “No assolutamente”. Del Bene: “Lei ha mai conosciuto il console italiano a Los Angeles Gabriella Meneghello Battistello?”. Di Cori:” Si, l’ho conoscito nel 1980 a Los Angeles.” Del Bene: “Le risulta se il signor Frezza sia mai venuto in Sicilia a Trapani?” Di Cori: “Nno, non lo so”. Del Bene: “Frezza ha conosciuto Cardella?”. Di Cori:”Penso di si”. Del Bene:” E Rostagno?”. Di Cori: “Le rispondo come mi rispose Rostagno, forse” Pm Paci: “Ha chiesto soldi alla Signora Roveri?” Di Cori:”No, parlai con la Roveri per le mie esigenze lavorative e i costi e subito dopo mi chiamò Giuseppe D’Avanzo, che mi disse che Repubblica si occupava di questo e mi avrebbe fatto un contratto con un compenso di diecimila dollari, perché mi impegnavo a dare un’intervista in esclusiva”. Pm Paci: “Perchè il contratto non viene rispettato?”. Di Cori: “Io entrai in contrasto con D’Avanzo perché lui pretendeva che io modificassi le mie dichiarazioni, facendo in modo che combaciassero con la sua visione che vedeva secondo lui la Signora Roveri coinvolta nell’omicidio Rostagno. Io incontrai solo due giornalisti per il caso Rostgano, D’Avanzo con cui ci fu lo scontro e Enrico Deaglio del quale invece ho un otttimo ricordo. Con D’Avanzo siamo quasi venuti alle mani, e lui si scagliò contro la mia persona. Io minacciai lui e Ezio Mauro, ho detto loro che se si azzardavano a pubblicare una sola parola mia che possa creare delle ambiguità, che possano far credere che fosse stata Lotta Continua ad uccidere Rostagno, dissi a Ezio Mauro, e lo giurai sui miei figli, che lo andavo a strozzare”.
Di Cori:”Il comportamento di D’Avanzo si è trasformato in quello di uno squadrista”. Pm Paci: “Se lei si era impegnato con Repubblica, lei ha mai agito per recuperare la somma promessa?”. Di Cori: “Repubblica mi disse che se io continuavo con le mie richieste, mi dissero che la mia vita sarebbe stata un inferno. Con Ezio Mauro abbiamo litigato al telefono e mi ha detto che Repubblica avrebbe smascherato le attività mie e della Cia. Io sono andato via e non ho chiesto più nulla”. Pm Paci: “Lei ha conosciuto Falcone?”. Di Cori: “Lui voleva conoscere la vicenda Parretti e soprattutto i rapporti che quest’ultimo aveva con la mafia siciliana”. Pm Paci: “Quando Falcone si rivolge a lei, dove si trova in Italia o in America?”. Di Cori: “Mi trovavo in America, mi ha contattato per telefono e ci siamo visti al Caffè Garibaldi di Roma. E abbiamo parlato della trattativa “Stato Mafia”.
Pm Paci: “Falcone l’ha consigliata di riferire questi fatti all’autorità giudiziaria?” Di Cori:”No, non ero testimone di fatti, ma Falcone riteneva importantissime le mie conoscenze”. Pm Paci:” Perché Falcone si rivolge a lei per la questione Parretti”. Di Cori: “Falcone era noto avere un rapporto diretto con l’Fbi, ma lui voleva che si stabilisse un rapporto diretto con gli agenti dello OICID senza l’intervento dell’Fbi”. Pm Paci:” Quando inizia il suo rapporto con l’Fbi?”. Di Cori: “Nel 1995 e fino al 1996″.
Pm Paci:” Di Cori come lo spiega che le informazioni rese da lei non sono state ritenute attendibili dalle autorità americane?”.
Su questa domanda si pone la questione che è stata fatta su atti consegnati questa mattina dal Pm e che le parti non hanno ancora visto. L’avvocato Galluffo si oppone all’acquisizione del documento. Gli avvocati delle parti civili sono favorevoli.
Udienza sospesa, si riprenderà alle 15.00 per continuare l’esame del Di Cori e per decidere sull’acquisizione dell’atto presentato dal Pubblico Ministero
Riprende l’udienza con il controesame di Di Cori da parte del PM Paci.

Riprendo la pubblicazione (considerate la differita per problemi tecnici) della seconda parte dell’esame di Di Cori durante la 48° udienza del 20/03/2013.
Avv. Vito Galluffo: “Lei Di Cori parlò con la Signora Roveri del fatto che Rostagno stava cercando un operatore Tv?”. Di Cori:”Non lo ricordo. Per ciò che riguarda il libro da me pubblicato posso dire che non era un romanzo di fantasia, ma di fatti concreti e di esperienza diretta.
Avv. Galluffo:”Lei ricorda se e dove Mauro Rostagno teneva la videocassetta? Lei racconta nel suo libro che fino all’88 Rostagno teneva questa cassetta sul suo comodino”.
Di Cori: “Io non ho avuto esperienza diretta di questo. Avevo molte informazioni e fonti che per me erano parte del mio lavoro. Mi occupavo allora di giornalismo investigativo. Erano centinaia le persone che contattavo”.
Avv. Galluffo:” Lei sa se Rostagno aveva parlato di quella cassetta con Francesco Cardella?”.
Di Cori:”Rostagno mi disse che ne avevano parlato e che avevano avuto delle discussioni perché Cardella non voleva se ne occupasse. Loro erano molto amici, ma da quello che Rostagno mi disse, intuivo che non capiva il perché Cardella non fosse d’accordo con questo suo lavoro”.

Pm Paci:” La certificazione della sua inattendibilità è una copertura per salvaguardare la sua persona?”.
Di Cori:” Questo non lo so. Posso solo dire che in America per questo si diventa colpevoli di reato, ma a me non accadde nulla. Venni denunciato invece per le cose scritte sull’Unità nell’articolo a fianco alla mia intervista a Parretti. Quell’articolo non l’ho scritto io ma Antonio Cipriani che si accordò con Parretti e il giornale mi scaricò dicendomi che non volevano lo stesso avvocato per la difesa. il Direttore di allora si dimise e andò a lavorare per un giornale di Berlusconi. Il processo iniziò a Monza nel ’91”.
Pm Paci:”Era un processo civile penale?”.
Di Cori: “Era un processo penale. Intervennero delle personalità politiche e la giornalista americana Kelley Daniels. Io ero imputato di diffamazione per una cosa che era stata scritta da un altro. In quel processo il mio avvocato abbandonò la mia difesa quando in aula si presentò Giancarlo Parretti. Così fui condannato. Prima della sentenza ricevetti una telefonata che mi preannunciava la mia condanna, ma che la cosa si sarebbe risolta con il pagamento di una multa di 357.000 lire e che tutto sarebbe finito così. Cosa che effettivamente si verificò”.

Avv. Lanfranca chiede a Di Cori: “Perché Rostagno voleva parlare proprio con qualche esponente della Comunità Ebraica romana?”.
Di Cori:”Secondo Rostagno in questo traffico di armi c’erano coinvolti esponenti del terrorismo palestinese ed esponenti del Mossad”.
Avv. Lanfranca:” E Rostagno che cosa voleva capire da questo confronto?”.
Di Cori: ” Lui aveva capito che personalità politiche erano legate a questi traffici, e allora voleva capire la natura e il teatro di questi traffici”.
Avv. Greco: “Ha visto altre volte Rostagno?”.
Di Cori: ” Nell’87 io cercai Rostagno per alcune informazioni siciliane”.
Avv. Greco: ” Lei ha detto di aver visto il filmato. Ha visto l’aereo che è arrivato e ha visto le casse?”
Di Cori:” Ricordo di aver visto dei mitra e delle lattine”.
Avv. Greco procede alla contestazione: “Lei nell’ottobre 1996 al Procuratore di Trapani disse di non aver visto le casse, ma che Rostagno le disse che erano identiche alla volta precedente”.
Avv. Carmelo Miceli: “Nel ’70-’71 lei frequentava Rostagno?”.
Di Cori: “L’ho visto due volte alla sede del giornale “Lotta Continua” a Roma, per preparare il libro “Le stragi di Stato”.
Avv. Miceli: “Perchè chiese a Rostagno informazioni sui Rendo di Catania?”.
Di Cori: “Per questioni investigative giornalistiche”.
Avv. Miceli: “Lei Di Cori ricorda una buona amicizia tra Rostagno e Cardella?”.
Di Cori: “Si, erano buoni amici, ma percepivo un certo attrito tra di loro”.
Avv. Miceli: “Che tipo di aereo era quello visto nel filmato?”.
Di Cori:” Un C130″.

Avv. Miceli:” Ha detto che fu Falcone a contattarla? L’ha cercata nell’88?”.
Di Cori:”Non lo ricordo se era l’88”.
Avv. Miceli: “Perché lei va via dall’Italia?”.
Di Cori:”Perché volevo cambiare paese e perché ero in pericolo”.
Avv. Miceli: “Lei è stato detenuto in America?”
Di Cori: “Si, per eccesso di velocità”.
Avv. Miceli: “Ha subito negli Usa delle minacce in merito alla vicenda Rostagno?”.
Di Cori: “Penso che quelle minacce erano collegate a questa vicenda”.
Avv: Miceli: “Lei Di Cori riferisce di essere stato arrestato per 12 giorni e di essere stato scarcerato dopo il pagamento di una cauzione”.
Di Cori: “Non mi è stato consentito in carcere di vedere il giudice né di avere un avvocato. Non mi hanno contestato nulla, tranne avermi detto che l’arresto era avvenuto per eccesso di velocità”.
Avv. Miceli: “Lei ricorda di aver incontrato Falcone?”.
Di Cori: “Lo aspettai nei pressi del Ministero, si presentò un signore di nome Paolo con il quale siamo andati al bar e subito dopo ci raggiunse Falcone”.
Avv. Miceli: “Quali elementi collegavano Parretti all’omicidio Rostagno?”.
Di Cori: “Sicuramente il traffico d’armi e le speculazioni nel campo dei media, delle case cinematografiche e i criminali in questione erano comuni”.
Avv: Miceli: “Ha raccontato di aver parlato con D’Avanzo e Deaglio, ricorda di aver incontrato Gemma La Contin, giornalista di Liberazione?”
Di Cori: “Non lo ricordo, non ho mai parlato con altri giornalisti”.

Avv. Miceli:”Conosce Valeria Gandus?”.
Di Cori: “No, ho letto qualcosa di lei sulla pagina di Facebook. Ho mandato un messaggio, chiedendole dove mi ha incontrato, ma lei non mi ha risposto. Io non la conosco”.
Avv. Elio Esposito: “Che cosa era la Loggia C di cui lei parla nel suo libro?”.
Di Cori: “La Loggia C era credo una loggia massonica basata a Trapani”.
Avv. Esposito: “Quali sono le sue fonti per il libro “Delitto Rostagno?”.
Di Cori: “Le fonti sono tantissime, ma così ora non ricordo. Quello che ho scritto in quel libro è il frutto di quel lavoro e di quelle informazioni”.
Avv. Esposito: “Ci dà una sola fonte da cui trae le sue informazioni per questo libro?”.
Di Cori: “Così dopo tanti anni non mi ricordo. Cardella mi denunciò per diffamazione all’uscita di quel libro. Il processo si svolse a Siena e fummo assolti io e l’editore”.
Avv. Vezzadini (Difensore Virga): “Si ricorda da quante Procure è stato sentito negli anni?”.
Di Cori: “Procura di Trapani, Palermo, dal Procuratore di Aosta ma a Firenze. A Roma ma sono stato interrogato da Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato e a Milano dal Procuratore di Trapani Garofalo con il quale c’era anche Ilda Boccassini”.
Presidente Pellino: “A proposito dell’articolo sull’Unità. C’era la firma sull’articolo non suo, per cui lei ha subito la denuncia di Parretti e il conseguente processo?”.
Di Cori: ” Si, era firmato Antonio Cipriani”
Di Cori :”Nel 1988 nell’ambiente socialista che io frequentavo era “Vox Populi” la conoscenza di quella videocassetta di Rostagno”.
Presidente Pellino: “Lei ha incontrato Rostagno a Trapani?”.
Di Cori: “No, a Trapani non ci siamo mai visti”.

Infine le disposizioni prese dalla Corte. Ritiene indispensabile e ha accolto la richiesta dell’Avv. Vito Galluffo di ascoltare il teste Antonino Accorte. Ha accettato la richiesta d’esame dei testi proposti dal Pubblico Ministero tra cui Sanzo Barbara, collaboratrice di Giovanni Falcone all’Ufficio Istruzione di Palermo. Sarà ascoltata in videoconferenza Giacoma Filippello, La Corte accoglie la relazione di Colonnelli Piacentini e Fornaro e ha disposto l’acquisizione in copia dell’intervista del giornalista Maurizio Macaluso fatta ad Accorte. Rigetta la chiesta d’esame di Fabio Piselli e Luciano Violante e l’acquisizione dell’intervista del giornalista Rino Giacalone. In relazione al documento relativo all’attendibilità del teste Di Cori presentato dal PM, la Corte rileva che dagli organi preposti e dalle modalità operate non ci sono dubbi sull’autenticità dello stesso. La Corte ha ritenuto che le informazioni veicolate attraverso tale documento non danno contezza delle dichiarazioni rese dal Di Cori all’FBI, considerato il tenore e le valutazioni assai negative sulle stesse. La prova documentale – ha stabilito la Corte – rischia di essere più insidiosa che proficua e così ha rigettato la richiesta di acquisizione e disposto la restituzione al PM. Sulla nuova richiesta fatta dall’Avv. Vito Galluffo di acquisire gli ordini di servizio degli operatori di polizia giudiziaria fatte alla Saman, la Corte si riserva di decidere alla prossima udienza fissata per il 3 aprile. Per tale data saranno citati i testi Cillaroto e Muso, Giacoma Filippello in videoconferenza e Barbara Sanzo.
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