Libera ciambelletta in libero ghetto

mercoledì, marzo 20th, 2013

Arriva Pesach – scrive Romaebraica -, non possono mancare le ciambellette. Per il terzo anno consecutivo al Pitigliani è partita la produzione “fatta in casa” dei dolci romani tipici della pasqua ebraica. Tutti in fila, dietro prenotazione, per fare le ciambellette con il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma che s’è rimboccato le maniche e infilato la parannanza per impastare al fianco di sua moglie. I due all’opera, come tutti gli altri prenotati, hanno a disposizione il kit di 12 uova, 1 litro di olio, zucchero e farina rigorosamente controllata. Ma che differenza c’è tra la farina usata al Pitigliani e quella del supermercato? “Quella del supermercato non è kasher, perché è stata sicuramente a contatto con l’acqua. Questo lo sappiamo con certezza – spiega Rav Di Segni – perché nei procedimenti industriali, per schiacciare bene e separare la farina dal chicco, dall’involucro che la contiene, prima viene bagnata e resta anche a mollo per molto tempo. Questo può produrre del chametz. Mentre nel procedimento che noi controlliamo viene fatto tutto a secco, senza l’intervento dell’acqua”. Un dato fondamentale per rendere le ciambellette kasher le Pesach. Ed ecco spiegato il successo dell’iniziativa del Pitigliani, dove solo oggi sono prenotati 26 pasticceri per un giorno. Ma gli impasti continueranno anche domani, giovedì, venerdì e domenica.

Piccolo retroscena: l’iniziativa d’oggi, col rabbino capo in testa, nasce dalla crisi di un paio di anni fa quando al Ghetto i muri registravano il duro scontro innescato da un’iniziativa di unn gruppetto di ebrei ortodossi, guidati da Roinni Cannarutto. Quest’ultimo cosa aveva fatto? Insediatosi a Roma, a Monteverde, con la sua famiglia e pochi altri ortodossi aveva scritto a un rabbino capo in Israele per contestare l’uso poco kasher delle ciambellette fatte in casa dagliu ebrei romani. Il rabbino aveva dichiarato fuorilegge la farina usata per queste ciambellette di Pasqua. Apriti cielo. Le ciambellette, che sono il dolce tradizionale di tutti gli ebrei romani, improvvisamente venivano contestate. Sui muri scritte contro l’intrusione. Poi una soluzione: la farina kasherut veniva amministrata dal rabbino capo con concessione al forno del Ghetto, previo un quantitativo a prezzo diminuito (rispetto al prezzo un po’ sostenuto in pasticceria, mi pare a 12 euro al kg). Quindi l’iniziativa descritta per la Pesaci 20123 è figlia di quella crisi. Un fatto è certo: le ciambellette sono salve. E questa è una storia che neanche i fratewlli Cohen avrebbero ideato…

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