Tolto il pene che Berlusconi aveva fatto appiccicare al Marte portato via dal Museo delle Terme e che Monti ha restituito da poco alla Soprintendenza

giovedì, marzo 28th, 2013

Ora c’è un “pene” di marmo finito in qualche scantinato delle Terme di Diocleziano. Il pene marmoreo di Marte voluto da Silvio Berlusconi per completare la statua romana che ne era priva è stato tolto, Marte è tornato come prima della cura restauratrice a cui l’aveva sottoposto Belusconi tre anni fa.

Grottesca vicenda che è costata all’erario 70 mila euro, versati da Palazzo Chigi per rendere più virile il gruppo marmoreo che Berlusconi aveva scoperto alle Terme di Diocleziano e che si era poi fatto portare a Palazzo Chigi.  E lì, nella sede del governo, Berlusconi aveva poi convocato i restauratori dell’Istituto centrale del Restauro per rifare il pene, più qualcos’altro (una mano, l’elsa della sapa) alla statua del I secolo d.C. che nera priva.

Restituita da Monti nell’autunno scorso la statua è stata ora “liberata”, per ordine della Sovrintendenza archeologica, dalle protesi che le erano state inflitte.

Qui di seguito parte del pezzo scritto oggi su corriere.it:

Aula X delle Terme di Diocleziano. Sotto la volta austera e immensa della prima delle grandi sale dell’impianto termale che s’affaccia su piazza della Repubblica e la Stazione Termini è tornato il bellissimo gruppo marmoreo di Marte e Venere “esente” dalle ricostruzioni che aveva subito per iniziativa della Presidenza del Consiglio retta da Silvio Berlusconi. Via tutti gli attributi marmorei che erano stati innestati al gruppo su richiesta della Presidenza del Consiglio – oltre alla mano di Venere anche le mani, l’elsa della spada e il pene di Marte – con una spesa piuttosto consistente e l’intervento dei tecnici incaricati dall’Istituto superiore del restauro. Il gruppo marmoreo così concepito aveva fatto bella figura di sé dentro Palazzo Chigi finché con la nuova Presidenza del Consiglio retta da da Mario Monti è stato “restituito” al Museo delle Terme di Diocleziano, dove per impulso della nuova direttrice Rosanna Friggeri è stata costituita una commissione ad hoc per riportare le statue alla condizione iniziale del loro ritrovamento  E così da un mese Marte e Venere sono visibili nello stato precedente il restauro, privi degli attributi che erano stati loro conferiti.

“Tutta l’operazione di restauro è costata alla Presidenza del Consiglio 70 mila euro – spiega la direttrice delle Terme di Diocleziano, Rosanna Friggeri -. Il de-restauro invece ci è costato relativamente poco ed è stato molto rapido. Prima però abbiamo voluto studiare come erano avvenuti i ritocchi e a questo scopo è stata formata una commissione formata da Giovanna Bandini di questa soprintendenza archeologica, dalla direttrice dell’Istituto centrale del Restauro, da un chimico e da Lucilla De Chenal della Direzione centrale delle Antichità”. E così è stato fatto tesoro dell’intervento avvenuto per poi passare al de-restauro vero e proprio che è durato pochissimi giorni: il risultato è ora sotto gli occhi di tutti i visitatori. Marte e Venere sono tornati quello che erano..

A notare il nuovo stato del gruppo marmoreo è stata due giorni fa una giornalista in visita per la nuova mostra organizzata nelle aule monumentali delle Terme. Passando dall’Aula X ha  notato l’intervento di ripristino delle condizioni iniziali del celebre gruppo marmoreo. E così ne è stata data notizia. Ma come era nata la vicenda? Il gruppo marmoreo era stato apprezzato dallo stesso Silvio Berlusconi nell’accasione della presentazione del Logo per il G8 che era stata fatta proprio in quell’aula. Da lì era scaturita la richiesta del trasferimento della statua a Palazzo Chigi, richiesta che aveva avuto il benestare dell’allora sovrintendente archeologico Angelo Bottini, e poi la successiva richiesta di un intervento di restauro che oltre alle mani e all’elsa della spada aveva restituito a Marte anche il pene mancante. Un’operazione che era stata poi variamente commentata facendo nascere anche giochi di parole come quello dei  nuovi “peni culturali”. Il ritorno alle condizioni originali offre l’occasione alla direttrice Friggeri di manifestare la propria soddisfazione. “Mi congratulo con la commissione – dice – e per questo veloce de-restauro che ci restituisce un bene com’era e non artefatto”.

Paolo Brogi

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