Pisa e le sue strade

martedì, aprile 16th, 2013

Pisa e le strade. Dopo la decisione del consiglio comunale che in una seduta in extremis ha approvato una terna di intitolazioni a De Felice (Pci), Ciucci (Dc) e Niccolai (Msi) – con una votazione che ha visto il Pd paretecipare inparte e in larga parte astenersi – ecco cosa Tanfucio, questo il nome di battaglia di un amico pisano, ha scritto nella sua rubrica sul Tirreno. E’ uscito sabato scorso.

Le strade

della buona

politica

Settimana di strade che sono state e che saranno.

Il Consiglio comunale, su iniziativa di Filippo Bedini, ha approvato una mozione per intitolare tre strade a tre persone importanti per la storia politica di questa città.

Carlo Ciucci, Giuseppe (Giugi) De Felice e Giuseppe (Beppe) Niccolai. E’ un’occasione per ricordarli, serve.

Ciucci, più giovane degli altri, è l’emblema di quella che fu l’anima migliore della Dc, quella dei circoli e di uno stare insieme che stanava la politica dai suoi anfratti e la confondeva con la vita.

Gli altri due invece hanno attraversato un’epoca che, dal dopoguerra alla fine del ‘900, ha segnato contrapposizioni profonde in una Politica che, però, era ancora etica e passione.

Giugi De Felice aveva un fisico esile ma un’anima di filo di ferro. Fu per un periodo segretario provinciale del Pci ma, già prima e ancora dopo, fu il primo riferimento per i suoi. Silenzioso e misantropo di un’intelligenza finissima, riusciva con una battuta a spazzare chiacchiere e velleità. A lui si devono alcuni passaggi cruciali (precursori di scelte nazionali) come la giunta Lazzari del 1971. Operò anche il radicale ricambio della classe dirigente del suo partito aprendo ai ventenni. D’Alema (che ne è una specie di caricatura), Mussi, Di Donato e molti sindaci di Pisa nascono dal suo ceppo. Rifiutò sempre ogni incarico ed ebbe una vita molto modesta. Negli ultimi anni si occupò di migranti e fotografò la sua Pisa che amava tanto. Nei suoi scatti non compaiono mai persone, però.

Beppe NIccolai, invece, aveva un portamento atletico. Fu dirigente del Msi, fiero oppositore di Almirante e riferimento della Destra sociale. Parlamentare e relatore della Commissione antimafia fu apprezzato da tutti per oggettività e competenza. Libero di spirito compì molte scelte inusitate. Dopo i fatti del maggio ’72 riprovò l’assedio poliziesco e non fece mai più comizi a Pisa. Si dimise dal suo partito e dalla politica con una beffa strillata su Corriere della sera. Scelse di non partecipare al linciaggio di Sofri che riteneva innocente.

A queste nuove strade, però, ora Pisa deve aggiungerne un’altra (una piazza, la sua) per Franco Serantini. Un ragazzo di vent’anni inerme, massacrato dalla polizia su un lungarno di questa città.

Alla prossima.

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