Breve pro-memoria sullo statista che esordì ad Arcinazzo col criminale di guerra Graziani e fu processato per l’omicidio del giornalista di destra Pecorelli (qui poi in foto con Licio Gelli)

lunedì, maggio 6th, 2013

Andreotti divide l’Italia. Da una parte i grandi media che oggi tra luci e ombre assecondano l’immagine di un grande seppure a volte controverso statista. Dall’altra il web che registra invece commenti più aspri e assai poco diplomatici sulla figura dello scomparso, in particolare sul nesso Andreotti e mafia.

A far da spartiacque poi una differenza, forse, tra l’Andreotti figlio della guerra fredda – e quindi in questo contesto co-protagonista di un clima generale insieme a tanti altri ragionieri della politica dei due mondi – e il dopo.

Oggi l’avvocato Giulia Bongiorno si è commossa di fronte alle telecamere ricordandone la statura. In fin dei conti gli deve non solo la sua notorietà ma forse anche la casa.

Diciamo infatti che se lei ha trovato casa all’attico di  quell’edificio di piazza in Lucina in cui ai primi piani c’era lo studio di Andreotti con la sua famosa segretaria Vincenza Enea lo deve sicuramente alle frequentazioni che ha avuto col suo assistito. Insomma casa e bottega, come si suol dire.

Aggiungo comunque che molte pagine significative sulla vita politica di Andreotti non vengono curiosamente neanche citate. Tutt’al più si ricorda il termine Belzebù affibbiatogli a Bettino Craxi in un editoriale sull’Avanti. E ovviamente si ricordano i processi. Più quello di Palermo però che quello di Perugia.

Sarà cura dunque di questo blog ricordare alcune pagine controverse di Andreotti.

Cominciamo dall’incontro col criminale di guerra Rodolfo Graziani invitato sul palco il 7 giugno del 1953, ad Arcinazzo (una pagina molto attuale visto quel che ha combinato poi il comune vicino di Affile erigendo a Graziani un mausoleo con i soldi della Regione Lazio forniti dalla Polverini).

La seconda vicenda è la struttura segreta dell’Anello che come ha utilmente ricordato Licio Gelli in un’intervista a “Oggi” era di Andreotti mentre lui gestiva la P2 e Cossiga Gladio. L’Anello supersegreto si è occupato dell’affaire Moro, di quello Cirillo e della fuga del boia nazista delle Fosse Ardeatine Kappler.

La terza vicenda si chiama Fabiola Moretti, la pentita della Banda della Magliana, che insieme ad Antonio Mancini puntando il dito contro il suo braccio destro, il magistrato Claudio Vitalone, lo ha accusato di vari misfatti (compreso l’omicidio di Mino Pecorelli) salvo poi non essere ritenuta credibile e anche ritrattando le cose dette.

Ce ne sarebbero tante altre ma bastano già queste tre a riequilibrare un po’ il necrologio (vedi qui di seguito i post relativi…).

La foto:

Critica sociale, la rivista milanese di Craxi, pubblicò una foto inedita di Andreotti e Gelli, entrambi in smoking e felici come Pasque (sopra). Giulio Andreotti non si scompose: “E’ una foto scattata a Buenos Aires, il giorno dell’ insediamento di Peron. Io ero lì a rappresentare l’ Italia. Ho avuto molte tentazioni nella mia vita. Ma quella di diventare massone non m’ è mai passata per la testa…”. Craxi insistette. Domenica 31 maggio 1981 pubblicò sull’ Avanti! il fondo intitolato “Belzebù e Belfagor”. Belfagor era  Gelli, una “specie di segretario generale di Belzebù”. Ma chi era Belzebù? Craxi non lo scrisse, si limitò a suggerirlo: può essere Andreotti. Lui non battè ciglio.

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