Catena di omicidi in Germania ai danni di turchi, si indaga sul “terrorismo bruno” dei neonazisti della Nsu

lunedì, dicembre 16th, 2013

Terrorismo bruno. In Germania si indaga su una catena di omicidi ai danni di cittadini quasi tutti di origine turca. Otto turchi, più un greco e una donna tedesca, quest’ultima una poliziotta. L’inchiesta riguarda alcuni neonazisti di un’organizzazione chiamata Nsu, acronimo di Nationalsozialistischer Untergrund, “Clandestinità nazionalsocialista”.

La caccia all’immigrato è un fenomeno esteso e se in Italia ha preso la forma del “bangla tour” in Germania appare ancor più micidiale, spingendosi all’omicidio in serie. Il settimanale tedesco “Der Spiegel” ha dedicato una copertina, in novembre, al caso dei tre terroristi ribattenz<andoli come membri della Brune Armee Fraktion in ricordo della Raf  (Rote Armee Fraktion) degli anni ’70. Ma vediamo. Il ministro dell’interno Friedrich  ha parlato di “terrorismo di destra”.La cellula arrestata era ubicata a Zwickau, Sassonia, patria della fabbrica che produceva le Trabant. Individuati finora in tre, due uomini e una donna. Gli uomini, Uwe Mundlos e Uwe Böhnhardt, sono stati ritrovati morti il 4 novembre in un caravan nei pressi di Eisenach e secondo la polizia si sono suicidati. La donna, Beate Zschäpe, di 36 anni (sotto), invece aveva fatto saltare in aria l’abitazione (sopra) nella quale tutti e tre vivevano e si è poi consegnata alla polizia di Jena. Su tutti e tre l’accusa di dieci omicidi, tra il 2000 e il 2007. Le vittime del gruppo erano soprattutto piccoli commercianti, in particolare proprietari di locali kebab, ammazzati in pieno giorno. Gli omicidi sono stati compiuti in diverse città della Germania, dove vivono circa 3 milioni di turchi.
Un quarto fermato si chiama Holger G., è accusato di aver fatto da supporto in alcune rapine della cellula nazista.

A carico della cellula c’è anche un attentato in un quartiere abitato da immigrati a Colonia nel 2004, nel quale rimasero ferite 22 persone. Ma il quadro non è completo. Ha scritto lo Spiegel: «Quelli che fino a poco tempo fa sembravano omicidi maturati in ambiente criminale, oggi appaiono in tutt’altra luce, la Germania si trova di fronte a un fenomeno di brutale terrorismo di destra. Ancora a fine giugno, dopo la strage di Anbdrea Breivik in Norvegia, il ministro dell’interno aveva escluso qualsiasi traccia di attività sovversiva da parte di ambienti di destra nel nostro Paese. Ora ha dovuto rivedere il suo giudizio e in una conferenza stampa a Berlino domenica 13 novembre ha parlato esplicitamente di una nuova dimensione di terrore da parte dell’estrema destra».

Bisogna risalire agli anni ’80 per trovare precedenti. Un grave attentato avvenne nel lontano 1980, quando una bomba piazzata fra le tende dell’Oktoberfest di Monaco aveva fatto strage di 13 persone, causando anche 216 feriti. Pochi anni dopo la caduta del Muro, vi erano stati casi di singoli assalti brutali e di attacchi ad abitazioni e dormitori in cui risiedevano cittadini stranieri.
Il più sanguinoso fu quello di Solingen, nel maggio 1993, che costò la vita a cinque donne di origine turca, tra cui tre bambine. “Ora molti cominciano a realizzare che per anni, in clandestinità, un gruppo di fanatici ha seminato terrore e morte in tutta la Germania, compiendo i suoi omicidi in totale silenzio – ha scritto Del Spiegel -. Il contorno di questa cellula è ancora oscuro, ma un indizio è emerso dalle indagini: i tre accusati si sono descritti come militanti di un’organizzazione denominata  Nationalsozialistischer Untergrund (Nsu), una rete di camerati che ha deciso di passare dalle parole ai fatti».
La scoperta è avvenuta grazie al ritrovamento di un dvd, sul quale i terroristi avevano anche riprodotto i filmati delle loro vittime dopo gli assassinii. Copie del filmato sono state recapitate nei giorni scorsi alla sede del ministero dell’Interno della Baviera e nell’ufficio della Linke della Sassonia-Anhalt.
Scrive Stefano Galieni su Corriere immigrazione, oggi 16 dicembre: “Per ora dunque, nella prima fase del processo che si sta tenendo a Monaco, gli omicidi accertati sono 10. Ma, alla fine, potrebbero risultare molti di più. I media avevano parlato anche di una banda del kebab perché a essere colpiti erano quasi esclusivamente cittadini di origine turca o orientale. Ma, a quanto pare, la faccenda è più complessa e più ampia e potrebbe essere collegata a ben 756 casi irrisolti di omicidio e tentato omicidio registrati in Germania negli ultimi 20 anni. Almeno 200 i possibili affiliati alla rete terroristica. Il governo federale tedesco ha istituito una commissione di inchiesta su quello che è ormai definito “terrorismo bruno”. Il ministro dell’Interno e il Capo della Polizia hanno confermato il sospetto che l’omicidio di una giovane poliziotta ad Heilbronn, nel 2007, possa essere stato il frutto di una vendetta trasversale: la vittima sarebbe stata uccisa dall’Nsu per colpire alcuni membri della sua famiglia, collegati ad un altro gruppo neonazista concorrente. Ma c’è altro: nell’appartamento preso in affitto da tre membri della cellula Nsu di Zwickau sono stati trovati 2 passaporti falsificati con le stesse tecniche utilizzate dai servizi tedeschi”.

Ancora da Corriere immigrazione: “Secondo quanto riportato dal quotidiano Frankfurter Allgemeinen Zeitung, un agente dei servizi segreti esperto di contrasto ai movimenti neonazisti, fu testimone dell’omicidio del 21 enne turco proprietario di un internet – caffè, nell’aprile del 2006. Sempre secondo il quotidiano, l’agente venne rintracciato solo una decina di giorni dopo l’omicidio. La sua testimonianza fu reticente e depistante tanto da farlo sospendere dal suo incarico. Poco dopo si interruppe la catena di omicidi di cittadini stranieri proprietari di attività commerciali, mentre ripresero le rapine ai loro danni. Quest’ultimo aspetto è stato posto in rilievo da un altro quotidiano che si è interessato al tema Bild. Interessanti anche le dichiarazioni, da verificare, dell’ex capo del controspionaggio del Lander della Turingia Helmut Roewer, secondo cui in passato, le istituzioni avrebbero versato ingenti somme di denaro ai dirigenti dell’estrema destra per convincerli a divenire informatori dei servizi. Difficile capire a quanto corrispondano al vero tali affermazioni (Roewer lavora oggi per una casa editrice vicina all’estrema destra) ma si elencano le somme versate ad un leader del Npd (Partito Nazionaldemocratico Tedesco) e al suo vice. Il primo avrebbe operato come informatore, il secondo alla realizzazione del movimento Thuringer Heimatschut (Difesa della Patria in Turingia), responsabile di aggressioni e pestaggi a immigrati fino a quando non ha scelto la clandestinità con il passaggio di suoi militanti alla Nsu. Sempre dalle pagine, finora non smentite del quotidiano Bild si afferma che solo in Turingia fra il 1994 e il 2000 ai neonazisti furono versati l’equivalente di 1,5 milioni di euro. Sono emersi anche elenchi con oltre 10 mila nomi di persone, considerate di sinistra, da controllare”.

Infine Corriere Immigrazione conclude: “Recentemente è stata accolta con sdegno la dichiarazione del ministero della giustizia secondo cui nel governo si sta predisponendo il risarcimento di 10 mila euro da erogare ai familiari di ogni vittima del terrorismo bruno. Una cifra ritenuta ridicola. Da almeno 13 anni intanto sono in corso procedimenti per mettere fuorilegge l’ Npd, presente con propri rappresentanti in alcuni parlamenti locali, anche Angela Merkel ha ripreso ufficialmente tale progetto. Questo partito non ha mai superato la soglia del 5% necessaria per entrare nei parlamenti dei Lander. «Gas geben», ovvero dare gas, come ad Auschwitz campeggia nei loro manifesti, come risposta ad ogni problema reale o presunto da affrontare. Ovviamente i problemi sono gli stranieri residenti nel paese, circolano anche videogames in cui si vince in base a quanti più turchi o non comunitari espelli. Torna poi prepotente l’antisemitismo. Considerate per la maggioranza dei tedeschi, inaccettabili criminali, queste per ora piccole forze, che raccolgono consensi soprattutto nei Lander dell’Est, sono comunque un pericolo quotidiano da cui è difficile difendersi e che sembrano godere di appoggi inquietanti nelle forze dell’ordine”.

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