Vittime e Stato: ora l’ex generale del Ris Luciano Garofano nominato consulente della difesa del mafioso Vito Mazzara, l’ergastolano accusato di aver materialmente ucciso Mauro Rostagno

giovedì, dicembre 5th, 2013

“Nomino il generale Garofano come consulente”. Da due udienze il nome di Luciano Garofano ex comandante del Ris dei carabinieri, ufficio diretto fino al 2009, viene annunciato a Trapani nell’aula Giovanni Falcone  (nella foto) dall’avvocato Vito Galluffo, difensore di uno dei due accusati per l’omicidio di Mauro Rostagno. Vito Mazzara.

L’avvocato non ha annunciato solo in nome del generale, ma nella discussione sulla perizia balistica è già intervenuto nell’ulòtima udienza del 4 dicembre con quesiti che gli sono stati evidentemente suggeriti dal consulente.

Vittime della mafia e Stato.

E’ questo il capitolo scabroso che nel processo che si sta celebrando a Trapani da quasi ormai due anni è venuto già alla luce con grande umiliazione per chi ne soffre le conseguenze e per la società civile tutta.

Vincenzo Virga, il capomandamento mafioso accusato di aver fatto eseguire l’omicidio Rostagno a Vito Mazzara, gode infatti del patrocinio gratuito dello Stato perché ufficialmente “nullatenente”.

Virga ha a disposizione due avvocati e segue dal carcere di Parma dove è già detenuto per altri delitti commessi il processo.

Non godono degli stessi privilegi invece i familiari di Mauro Rostagno, la figlia Maddalena e la moglie Chicca Roveri, che da quasi due anni sono costrette a faticosi e onerosi spostamenti da un capo all’altro del nostro Paese se vogliono assistere alle udienze del processo (giunte ora alla 59° udienza)

Vito Mazzara aggiunge ora a questo quadro avvilente un ulteriore tassello: il pluriomicida condannato all’ergastolo si avvale della consulenza dell’ex capo dell’ufficio di ricerche scientifiche dell’arma dei carabinieri, “il generale Luciano Garafano”, un consulente che essendo ormai da quattro anni in congedo può certamente esercitare questa consulenza che supponiamo sarà ben pagata, ma che ha accumulato tutto il suo sapere scientifico dentro l’arma dei Carabinieri con uno stipendio pagato dallo Stato e dai cittadini italiani.

Funzione che Luciano Garofano ha svolto dal 1978 al 2009 diventando via via noto agli italiani con la sua partecipazioni a indagini come quelle relative al delitto di Cogne, al pluriomicida Bilancia, la strage di Erba ecc.

Garofano partecipa dunque alla difesa del mafioso Vito Mazzara, accusato di vari omicidi e già condannato definitivo all’ergastolo per il delitto Montalto.

Giuseppe Montalto, un agente della polizia penitenziaria, è stato ucciso da lui il 23 dicembre del 1995 all’antivigilia di Natale. Montalto fu ucciso davanti alla moglie e alla sua figlioletta. Un “regalo” ai boss incarcerati col 41 bis. Per questo delitto sta scontando l’ergastolo. Ma Mazzara è stato accusato anche di altri omicidi.

Ufficialmente piccolo imprenditore agricolo, Mazzara è stato un campione nazionale di tiro a volo, uno che camminava armato, semmai fosse stato fermato poteva dire che era armato, con tanto di porto d’armi, perché andava ad esercitarsi a sparare, intanto andava ad ammazzare “cristiani”, uomini, le vittime contro le quali Cosa nostra andava pronunciando sentenze di morte irrevocabili. Tra un delitto e una gara nel periodo in cui era riuscito a farla franca forniva ricotta e formaggi ai supermercati dell’imprenditore di Castelvetrano Giuseppe Grigoli, il “re dei Despar” appena destinatario di una confisca da 700 milioni di euro perché ritenuto socio di Matteo Messina Denaro.

Dal 1996 Vito Mazzara è mantenuto in carcere dalla mafia trapanese, “è un pezzo di storia – furono un giorno sentiti dire due mafiosi di rango di Trapani – dobbiamo aiutarlo se si pentisse siamo rovinati” e quei mafiosi addirittura pensavano di organizzare una evasione per aiutare Vito Mazzara.

Ecco di chi è consulenta alla difesa l’ex generale dei carabinieri Luciano Garofano che da quelle parti ha pure partecipato alle indagini sulla strage di Capaci, quella in cui sono stati uccisi Giovanni Falcone e Francesca Morbillo insieme a tre agenti della scorta.

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