Marò, il ministro Bonino dà la colpa anche alla legge La Russa (l’intesa con gli armatori per i militari a bordo). Questo blog lo dice in piena solitudine da oltre un anno

lunedì, gennaio 27th, 2014

Finalmente qualcuno al governo se ne è accorto: l’intesa firmata dall’allora ministro della difesa Ignazio La Russa con la Confitarma ha mandato allo sbaraglio i militari italiani senza una precisa catena di comando. Sì, La russa quello che ha la sfrontatezza di andare ora ad urlare “assassini” ai diplomatici indiani…

Chi ha ordinato ai due marò di sparare? Nessuno, loro stessi, la Provvidenza?

L’accordo che mette a disposizione di ogni nave che lo richiede 6 militari (per coprire le 24 ore) in funzione antipirateria istituisce una sorta di legione straniera priva di comando effettivo, dunque alla mercé dell’avventura e dei guai. Lunghe articolesse in questi giorni dimenticano – non lo sanno gli autori? Ma va là… – la sostanza del problema, questo monstrum che è stato partorito nell’indifferenza generale ma che fin dall’inizio faceva prevedere come minimo casini. Se non peggio. Ecco il ministro degli esteri Bonino oggi su repubblica e a seguire un mio post con i rinvii all’intesa con la Confitarma pubblicato nel marzo di un anno fa:

ROMA – Sulla vicenda marò “il problema è anche la legge La Russa, che prevede presenza di militari a bordo senza definire linee di comando”. E’ un attacco diretto all’ex ministro delle Difesa, Ignazio La Russa, quello del ministro degli Esteri, Emma Bonino. “Mi riferisco alla legge La Russa, al decreto missioni. Fu proprio quel decreto che prevedeva inopinatamente militari su navi civili senza stabilire per bene le linee di comando.  Alcuni tra coloro che oggi si agitano tanto sono all’origine del ‘caso marò’. Tutto questo sarà utile rivederlo a conclusione positiva della vicenda”, dice il ministro, intervistata da ‘Mattino 24’. Nel giorno della visita di una delegazione parlamentare a New Delhi per incontrare i due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, la responsabile della Farnesina respinge le critiche di chi accusa il governo di debolezza: “So quello che abbiamo fatto una volta che i due militari sono stati rimandati in India, decisione presa peraltro da un altro governo. Non solo abbiamo perseguito tutte le strade possibili, ma abbiamo coinvolto l’intera Europa che ha cominciato a seguire il ‘caso'”. “La nostra – conclude – è una linea molto coordinata, senza slabbrature e solida anche da un punto di vista giuridico”. La scelta è quella “non degli urli, e con una posizione giuridica solida”.

L’attacco. Critiche  quelle alla legge La Russa che non piacciono a Guido Crosetto, Coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia: “La Bonino, nell’ansia di allontanare le sue tristi responsabilità sull’attuale sorte dei due fucilieri, non dice una parola su chi li rimandò nelle fauci del sistema indiano che prevede la pena di morte e soprattutto fa finta di ignorare che il decreto legge in questione fu a lungo bloccato dalle perplessità dell’allora ministro La Russa e sulla scorta di un disegno di legge bipartisan fu poi presentato dal governo e convertito in legge dal Parlamento da tutte le forze politiche a maggioranza quasi assoluta”.

Ecco l’accordo varato da La Russa, prevede militari in azione senza una precisa catena di comando

www.brogi.info 22 marzo 2013

Come funziona questo impiego di militari italiani in funzione antipirateria? Tutto nasce nell’autunno 2011 con una convenzione varata sotto Ignazio La Russa ministro della Difesa. Ecco i vari passi e le conclusioni da trarne:

L’11 ottobre 2011 è stato siglato un Protocollo d’intesa tra l’ammiraglio di squadra Bruno Branciforte Capo di Stato maggiore della Marina militare, per il Ministero della Difesa, e il dottor Paolo D’Amico, presidente della Confitarma. E’ presente il Ministro della Difesa Ignazio La Russa. Il Protocollo prevede l’impiego di “nuclei Militari di Protezione (Nmp) in grado di assicurare “autonomamente la protezione diretta di navi mercantili da atti di pirateria” (pagina 3).

Link: http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/nmp/Documents/A_101011_Protocollo_Difesa_CONFITARMA_UG.pdf

Allegata al Protocollo d’Intesa è la Convenzione tra il Ministero della Difesa e l’Armatore che intende avvalersi del servizio. Al comandante dello Nmp (Nucleo militare di protezione) vengono attribuite “funzioni di polizia giudiziaria limitatamente alle operazioni  compiute nella repressione di un attacco da pirati” (si fa riferimento alla legge 2 agosto 2011 n.130) (pagina 7). Ma chi decide il da fare? Nella Convenzione l’unico riferimento alla catena di comando è fatto in relazione a quanto l’armatore deve garantire allo Nmp e cioè “servizi di comunicazione in favore dello Nmp, per lo scambio di informazioni con la Catena di Comando e Controllo Nazionale e l’Autorità giudiziaria competente dell’esercizio dell’azione penale sugli atti di pirateria occorsi a danno della nave”. (pagina 3).

Link:

http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/nmp/Documents/B_101011_Convenzione_Difesa_CONFITARMA_UG.pdf

Infine con l’Addendum si quantificano il numero minimo di un Nmp (sei militari) e la spesa per militare impiegato che è di 467 euro al giorno, oltre ai porti di imbarco che prevedono oltre al porto principale di Gibuti anche Oman, Sri Lanka., Mauritius, Seychelles ecc.

Link:

http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/nmp/Documents/C_101011_Addendum_Convenzione_UG.pdf

La filosofia dell’operazione era stata anticipata in una audizione al Senato il 15 giugno 2011 dall’ammiraglio Branciforte. In quella data Branciforte auspicava la creazione di “dieci Nmp, ciascuno composto da sei militari, appartenenti alla Marina Militare, qualificati ed opportunamente addestrati ed equipaggiati, da imbarcare sui mercantili in transito. Ciascun Nmp sarebbe così in grado di operare a protezione di dette unità  con elevata autonomia logistica ed operativa e con contenute necessità di supporto”. Infine “per quanto attiene alla Catena di Comando e Controllo ipotizzata nello studio il personale degli Nmp manterrebbe una dipendenza diretta dalla Difesa”. (paragrafi 6 e 7).

Link:

http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm04/documenti_acquisiti/Intervento%20amm.%20sq.%20Branciforte.pdf

Commento:

come si vede non si capisce affatto come venga esercitata la Catena di Comando, che dovrebbe risalire in teoria al Cincnav (Comando in capo della squadra navale della Marina Militare, sito in Santa Rosa – Roma ), ma di cui non si trova alcuna esplicitazione. I vari accenni all’autonomia vantata per gli Nmp inducono invece a pensare che il comando venga esercitato direttamente sul posto, a bordo della nave, senza consultazione col Comando generale. Il Protocollo lo dice piuttosto esplicitamente parlando di protezione assicurata “autonomamente” dallo Nmp. Lo stesso Branciforte nell’audizione di fronte ai senatori ha sottolineato “l’elevata autonomia logistica ed operativa, con contenute necessità di supporto” del sistema ideato.

Insomma, ecco come l’Italia manda in giro per il mondo i suoi marò… (sotto la firma dell’accordo)

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