Pino Pinelli, no quella non è la verità…

martedì, gennaio 7th, 2014

Ho aspettato fino alle 22.52. La morte di Pinelli in  questura a Milano a notte del 15 dicembre del 1969. Il giornalista che esce dalla Questura, il corpo di Pinelli che precipita giù, E su, alla finestra, i poliziotti che gridano: “Si è buttato, si è buttato…”.

Eh no. Questo no. Non sta scritto né documentato da nessuna parte. Così come non sta scritto né documentato che il commissario Calabresi sia entrato dopo nella stanza – come “certifica” invece lo sceneggiato firmato da Diana – e abbia chiesto cosa fosse mai successo.

Eh no. Così non va. Così non è.

Pinelli suicida, non è quello che finora si è faticosamente saputo.

Si sa come possa andare uno sceneggiato tv per Raiuno. Si fa un santino, lo si appioppa sul commissario Calabresi, il resto chissenefrega.

Ebbene, 44 anni dopo, diciamo di no. Non si può raccontare così l’Italia del 1969.

No, quella non è la verità.

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12 Responses to Pino Pinelli, no quella non è la verità…

  1. Bruno Giussani says:

    Non so perché si vogliono fare sceneggiati su fatti contemporanei e poi ci si mette dentro un sacco di invenzioni. O si racconta come é stato oppure si lascia stare. Ho conosciuto persone che hanno avuto a che fare con il commissario Calabresi, non si merita nessuna invenzione sui fatti in cui é stato coinvolto!

  2. paolo santurri says:

    I contenuti, i toni e l’impostazione generale della fiction di Rai Uno evidenzia come si possa trattare di temi scottanti della nostra recente storia, contribuendo a rendere fumosi e poco chiari, o addirittura a falsificando temi già acquisiti sul piano conoscitivo, giornalistico e giudiziario.
    Le stesse modalità prescelte per la conduzione della fiction, con la presenza di una voce fuori scena rappresentata dall’agente di famigla modesta nato a Roma, che diviene collaboratore preferito del commissario Calabresi, anche lui romano, di famiglia “onesta” e “laboriosa”, concorrono ad edulcoarte tutta la vicenda, santificando il commissario ed evitando di entrare nel merito.
    Sull’altro versante, gli anarchici e i militanti di sinistra sono invece presentati come sbandati, viziati o figli di papà.
    Se si focalizza l’attenzione sui falsi e sulle imprecisioni che inquinano la verità storica, oltre a quanto ricordato da Brogi,è opportuno evidenziare l’assenza di ogni riferimento rispetto al ruolo fondamentale, subito assunto da Calabresi nell’orientare le indagini contro la Sinistra e gli anarchici, le falsità sui rapporti esistenti tra Calabresi e Pinelli e il suo sostanziale accordo con il questore ed il capo dell’allora ufficio politico nella gestione delle false accuse contro gli anarchici durante l’intera stagione delle bombe.
    Gli accenni al ruolo del servizio Affari Riservati e dei servizi segreti nei depistaggi non riescono a coprire le gravi responsabilità degli autori della fiction che, come altre opere cinematografiche di recente realizzazione,ripropongono percorsi storici ricolmi di faziosità e falsità.
    Vedremo che ci riserverà la seconda parte in programma stasera. Una cosa è certa: non si contribuisce in tal modo alla ricostruzione di un periodo storico carico di contraddizioni, caratterizzato dalla presenza di forti opportunità in termini sia sociali che culturali e dalla esistenza di uno stato autoritario ed impermeabile alle nuove istanze provenienti dal mondo giovanile

    • giommaria monti says:

      No Sandro. La storia Pinelli si è buttato è quella che la polizia raccontò dopo che Pinelli fu buttato giù dalla finestra. E’ stradocumentato che Calabresi non fosse nella stanza quando Pinelli fu buttato di sotto, ma si trovava nella stanza di Allegra. Due sole notazioni per Paolo Santurri: il ruolo dell’ufficio affari riservati non è “appena accennato”. Intanto c’è l’uomo venuto da Roma, dell’Ufficio Affari riservati diretto allora da Umberto d’Amato. E’ probabilmente Silvano Russomanno, che arrivò subito a Milano per prendere in mano le indagini. Il personaggio nella fiction si vede chiaramente che spinge sulla pista anarchica e si infila in tasca il telex di Padova che parla delle 15 borse simili a quella trovata quel 12 dicembre nella sede della banca comerciale con una bomba inesplosa. Probabilmente le stesse di roma quel giorno e della banca dell’agricoltura. Viene messo a tacere che quel giorno appaiono le scritte di Ordine Nuovo a venezia. Si vede chiaramente che la pista anarchica fu pilotata dall’Ufficio affari riservati, altrochè. L’altra notazione riguarda “la presenza di una voce fuori scena rappresentata dall’agente di famigla modesta nato a Roma”. Quella voce fuori scena per raccontare l’agente cita le parole di Pasolini del “Pci ai giovani”. Sì, proprio la poesia contro gli studenti di Valle Giulia. LA divisa che “puzza di rancio, fureria e popolo”, così come “la madre incallita come un facchino, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità” che la voce fuori campo declama quando il ragazzo torna a Roma con l’idea di lasciare la polizia. Sono i versi di Pasolini. Sì, la figura di Calabresi sarà anche edulcorata. Sì, sarà anche troppo inclemente verso i ragazzi del movimento. Ma il mondo degli intellettuali di quegli anni ebbe un ruolo davvero importante. Quando ho ricostruito la storia del rogo di Primavalle, del 1973, ho avuto tra le mani pezzi importanti di quella storia e le parole che furono scritte e dette. Era l’inizio. Molto si sarebbe potuto evitare. Davvero molto.

  3. piero says:

    troppa gente chesa. in quanto ha preso parte attivamene in quegli avvenimenti, non vuole ancora dire la sua porzione di verità-Mi riferisco principalmente ad esponenti dell’estrema sinistra

  4. Paolo Luigi Collavoli says:

    Io non ho guardato, volutamente, lo sceneggiato di rai 1. Ho evitato di incazzarmi!

  5. patrizia says:

    la figura di Calabresi non sembra un santino ma un fesso onesto messo in mezzo dai suoi capi perché dialogava con gli anarchici

  6. Pippo says:

    Allora quale è la verità? Ci vuole documentare o lasciare soltanto con i dubbi?

  7. antonio says:

    ho circa 72 anni . La storia non puo essere riscritta con verità di parte. Se si vuole raccontarla si facciano i dovuti riscontri.

  8. Guido says:

    Un aspetto che mostra la scarsa informazione, secondo me voluta, è che non si evidenzia che in quel periodo il questore di Milano era Marcello Guida,direttore del confino di Ventotene nel ventennio fascista.
    Questo per evidenziare l’atmosfera di allora e il riciclaggio nell’Italia cosiddetta democratica di gerarchi fascisti.
    Infatti dopo la strage di Piazza Fontana, quando Pertini, Presidente della Camera dei deputati, si recò a Milano in visita ufficiale e, incontrando l’allora questore Marcello Guida, si rifiutò pubblicamente di stringergli la mano.

  9. mauro says:

    Concordo con Patrizia, anche se inevitabilmente le fictions finiscono spesso per disegnare santini.
    E aggiungo, sì, gli anarchici, i servizi segreti, i complotti romani, ecc. Insomma, una botta al cerchio e una alla botte, in mezzo un fesso onesto. Onesto, ma pur sempre al servizio di uno Stato che era l’artefice di quelle bombe! Il giudizio storico e politico assolutamente negativo su quel periodo, Calabresi a parte, rimane tutto, fiction o non fiction.
    Un’ultima cosa, anche alla luce di fatti più vicini a noi – parlo di Cucchi, Aldrovandi, ecc. – , anche fosse così, voi vi fidereste di 5 poliziotti, in una stanzetta della questura di Milano, che dicono che Pinelli si è buttato? Io francamente no.

  10. Zeno says:

    Non è vero che nella fiction non appaiono le scritte fasciste sui muri, anzi viene fatto vedere che vengono fatte cancellare e si parla chiaramente del depistaggio fascista che ci fu e delle istituzioni deviate…Hanno fatto vedere anche che gli anarchici avevano le loro buone ragioni ma non certamente quelle della violenza e degli omicidi…Non mi sembra siano stati fatti vedere come figli di papà ad altro…Il clima era reale ed istigato, questo si, da chi voleva un sovvertimento delle istituzioni repubblicane da entrambe le parti…Come al solito le vittime sacrificali sono i peones ed i servitori fedeli dello stato mentre gli sciacalli intellettualodi poi si riciclano sempre e questo vale sia per i fascisti ma anche per quelli di Lotta Continua…Entrambi sono diventati la futura classe dirigente italiana ed infatti le tragiche conseguenze le stiamo subendo ora…

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