Io sto con la sposa

lunedì, maggio 19th, 2014

“Io sto con la sposa”, la storia vera del corteo nuziale che ha beffato l’Europa
Arriva il film che racconta il viaggio da Milano a Stoccolma di 5 siriani e una donna vestita da sposa. Gli autori che li hanno aiutati rischiano fino a 15 anni di carcere. “Un atto di disobbedienza civile”. Per sostenere l’opera e portarla a Venezia al via un crowdfunding
Redattore sociale, 19-05-14
ROMA – Un finto corteo nuziale, che parte da Milano e arriva a Stoccolma, sfidando le regole e i controlli della Fortezza Europa, per permettere a cinque ragazzi in fuga da un paese in guerra di avere un futuro migliore. Si chiama “Io sto con la sposa” il film documentario realizzato da Gabriele del Grande, giornalista e autore del blog Fortress Europe, Khaled Soliman Al Nassiry, poeta e scrittore palestinese siriano e Antonio Augugliaro, editor e regista televisivo, che racconta in presa diretta una storia fantastica, e al tempo stesso drammaticamente vera, accaduta tra il 14 e il 18 novembre 2013.
Protagonisti del film sono gli stessi autori che, dopo aver incontrato a Milano cinque palestinesi siriani sbarcati a Lampedusa, decidono di aiutarli a raggiungere la Svezia. Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri, però, inscenano un finto matrimonio coinvolgendo un’amica palestinese (Tasnim) che si traveste da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che fanno da invitati. Così mascherati, attraversano mezza Europa, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri. Un viaggio, che oltre a raccontare le storie e i sogni dei cinque palestinesi in fuga e dei loro speciali contrabbandieri, mostra un’Europa sconosciuta. Un’Europa transnazionale, solidale e goliardica che riesce a farsi beffa delle leggi e dei controlli della Fortezza con una mascherata che ha dell’incredibile.
Una scena da “Io sto con la sposa”
Gli autori rischiano fino a 15 anni di carcere. “Siamo convinti che Io sto con la sposa possa diventare un film manifesto per quella comunità di persone che credono che ‘il cielo è di tutti’ come dice la sposa in una delle parti più toccanti del film. Di chi crede cioè che viaggiare non sia un crimine e che criminale sia invece chiudere gli occhi di fronte ai morti di viaggio sulle nostre spiagge mediterranee e di fronte ai morti nella guerra di Siria” spiegano gli autori, che per realizzare il film hanno corso personalmente un grande rischio. “Al momento dell’uscita del film, potremmo essere condannati fino a 15 anni di carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina – sottolineano – Ma abbiamo deciso di prenderci questa responsabilità, perché abbiamo visto la guerra in Siria con i nostri occhi. Gabriele come giornalista, Khaled, Tareq e Tasnim come siriani e palestinesi di Damasco. E aiutare anche una sola persona ad uscire da quel mare di sangue, ci fa sentire dalla parte del giusto”.
Una scena da “Io sto con la sposa”
Obiettivo del film è infatti mostrare attraverso questo atto di disobbedienza civile che rispettare le regole della frontiera “non è più una virtù”. “Ventimila morti nel Mediterraneo sono abbastanza per dire basta. Non sono vittime del fato o della burrasca. Ma di leggi alle quali è arrivato il momento di disobbedire – aggiungono -. Per questo motivo ci siamo improvvisati trafficanti per una settimana. E abbiamo aiutato cinque siriani in fuga dalla guerra a proseguire il loro viaggio clandestino dentro la Fortezza Europa”. “Oggi ci autodenunciamo, è un rischio folle quello che ci stiamo prendendo – continuano -. Ma vogliamo credere che esista una comunità di persone, in Europa e nel Mediterraneo, che come noi sognano che un giorno questo mare smetta di ingoiare le vite dei suoi viaggiatori e torni ad essere un mare di pace, un mare dove tutti siano liberi di viaggiare, e dove nessuno divida più gli uomini e le donne in legali e illegali”.
“Quale poliziotto di frontiera fermerebbe mai un corteo di nozze per chiedere i documenti alla sposa?”. L’idea del film è nata da questa battuta, detta alla fine di una cena, mentre Gabriele, Antonio, Khaled e Tareq, stavano discutendo della situazione dei profughi che sempre più spesso arrivavano a Milano. Alcuni erano stati ospiti a casa loro prima di partire senza documenti per il nord Europa pagando cifre da capogiro ai contrabbandieri. Mentre pensavano a come aiutarli è venuta a Gabriele l’idea del finto matrimonio: nessuno avrebbe fermato alla frontiera una sposa e i suoi invitati. “Dopo 14 giorni ci incontriamo davanti alla stazione centrale di Milano – spiegano -. Siamo ventitré, tra ragazzi e ragazze. Tutti amici. Italiani, palestinesi e siriani. Chi coi documenti, chi senza, ma tutti vestiti eleganti come se stessimo davvero andando a un matrimonio. E’ davvero difficile spiegare come siamo riusciti in così poco tempo, e senza soldi, a individuare i personaggi del documentario, a scrivere il trattamento del film e a mettere in piedi una troupe cinematografica”.
Un crowdfunding per andare a Venezia. Gli autori non hanno alle spalle una casa di produzione ma si affidano alla rete e ai cittadini attivi per sostenere Io sto con la sposa. Per chiudere il film in tempo per iscriverlo al festival di Venezia a settembre e per essere distribuiti in sala il prossimo autunno, lanciano oggi un crowdfunding: obiettivo è raccogliere 75mila euro (la metà dei soldi per produzione e post produzione). Si potrà cosi acquistare in anticipo un biglietto del cinema, uno streaming, un download, un dvd o un libro, oppure di prenotare con sei mesi di anticipo una proiezione pubblica del film con gli autori. “In ballo c’è molto di più della produzione di un film – sottolineano – C’è la possibilità di dimostrare che questo amato Mediterraneo non è soltanto un cimitero, ma che può ancora essere il mare che ci unisce”. (ec)

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