Delitto Pasolini: perché l’ebreo russo Misha Bessendorf, unico testimone oculare dell’omicidio, non è stato ancora sentito dalla magistratura?

venerdì, agosto 29th, 2014

Le ultime ore di Pasolini. Abel Ferrara ci ha fatto un film, che si vedrà tra poco a Venezia. In Procura a Roma  è invece aperto un fascicolo, ne è titolare da qualche anno il Pm Francesco Minisci.

Il fascicolo è stato riaperto grazie alle insistenze di un parente di Pasolini, Guido Mazzon, e del suo legale Stefano Maccioni.

E ora veniamo al dunque. Tempo fa ho intervistato un ebreo russo-ucraino, Misha Bessendorf, che vive a New York.

E’ un professore di matematica, sposato con  una rabbina, e mi era stato segnalato dal comune amico Vittorio Terracina, anche lui emigrato a New York. “Sai, qui c’è un ebreo amico mio che quella notte del 1975 era a Ostia e che dice di aver visto il delitto…”.

Ho cercato allora questo testimone (sopra, in una foto del 1975, a Gerusalemme), l’ho intervistato, ho fatto uno scambio di mail, ho pubblicato il tutto sul Corriere della sera. Che cosa dice Misha Bessendorf?

Dice che quella notte si affacciò alla finestra dell’appartamento di Ostia in cui viveva con altri emigrati ebrei russi come lui. Si era affacciato per grida che provenivano dalla spianata dell’idroscalo. Dalla finestra – era da poco passata la mezzanotte – vide tre, quattro uomini sui trent’anni e per terra un corpo. Poco distante un’auto di piccola cilindrata.

Bessendorf dice di essere sceso giù dove c’era altra gente e di lì a poco di essere stato “sentito” da una pattuglia di carabinieri intervenuti sul luogo.

Dopodiché Besendorf – questo sostiene – non è mai più stato sentito da nessuno.

Nota:; in quel momento lui non sapeva niente di Pasolini. Poco tempo dopo Besendorf ha lasciato l’Italia e si è trasferito negli Stati Uniti.

Prima dell’intervista non aveva mai parlato pubblicamente della questione.

Un punto è chiaro: non è stato lui a cercare un giornalista, anzi se ne guardava bene, sono stato io a cercarlo.

Bessendorf non mi è parso in cerca di notorietà, tutt’altro.

C’erano poi alcuni aspetti del suo racconto che ho cercato di fissare in modo chiaro, anche attraverso mail: lui dice che era “late night”, quando è sceso giù, “notte avanzata” e a richiesta ha specificato “dopo la mezzanotte”.

E’ un punto cruciale questo, perché la sua versione contrasta nettamente con la ricostruzione del processo che fa cardine su due fatti chiave: il fermo all’una e mezzo di notte di Pino Pelosi sul lungomare di Ostia a bordo della Giulietta di Pisolini, fermo effettuato da due carabinieri che di conseguenza arrestarono Pelosi per furto inviandolo al carcere minorile di Casal del Marmo, insomma quando ancora non era noto l’omicidio. E poi, secondo fatto, la scoperta del cadavere di Pasolini alle sei e mezzo del mattino fatta dalla proprietaria di una baracca, tale Lollobrigida, che aveva fatto scattare l’allarme.

Bessendorf dice che già a “late night”, poco dopo la mezzanotte, il delitto era evidente.

Aggiungo qui che Bessendorf è il primo testimone oculare che si sua materializzato nella vicenda.

Che cosa ho fatto appena pubblicata l’intervista sulle pagine romane del Corriere della sera? Sono andato a Piazzale Clodio e salito al piano dei procuratori ho bussato all’ufficio del Pm Minisci, dove a una segretaria ho lasciato un mio appunto su tutta la vicenda corredato dalle mail scambiate con Bessendorf (oltre che dei recapiti dove eventualmente rintracciarlo).

Che cosa è successo dopo? Io sono stato “sentito” da carabinieri del nucleo operativo di In Selci, che mi sono sembrati più interessati alla genesi dell’intervista più che dal contenuto della stessa.

Pazienza, si dirà. Il fatto è che per quanto mi risulta Misha Bessendorf non è stato mai sentito dai giudici italiani, che evidentemente se è così non l’hanno reputato degno neanche di una rogatoria. Almeno questo è ciò che ho appreso da New York, dove ho chiesto ogni tanto se qualcuno si fosse fatto vivo col teste.

Spero che le mie informazioni non siano giuste, spero che Misha Bessendorf sis stato invece “sentito”.

Se così non è stato sarebbe davvero una singolare stranezza, senza altro aggiungere.

Ecco il testo dell’intervista pubblicata il 29 marzo del 2012:

“Erano in tre o quattro, sui trent’anni….pere terra c’era un uomo steso”. Ogni tanto quella scena di una notte fosca e terribile gli torna in mente. Misha Bessendorf non vive più da tempo ad Ostia dove era approdato a metà degli anni ’70 come ebreo profugo russo. Allora nel 1975 aveva 25 anni, oggi 62. Insegna matematica a New York dove si è laureato poco dopo il suo trasferimento negli Stati Uniti, nel 1980 alla Brown University. Una rabbina, secondo gli usi meno conservatori che ci sono nella chiesa ebraica newyorchese, è sua moglie. Ha una figlia al college, una piccola attività commerciale a Battery Park, la casa a Manhattan. E ha visto una scena di morte di cui ogni tanto parla a sprazzi ai suoi amici. Così questa preziosa testimonianza ha attraversato il mare ed è arrivata anche a noi.

Un testimone oculare del delitto Pasolini. Il primo. Sono passati 37 anni e da New York, dove vive ormai da tempo, ecco la viva voce di un uomo che quella notte del 2 novembre del 1975 era lì all’Idroscalo di Ostia, alla finestra di una di quelle case che costeggiano la “no man’s land” in cui è stato ucciso Pasolini.

Misha era nella casa in cui era acquartierato con altri ebrei fuoriusciti russi, tutti di Odessa oggi Ucraina. Misha racconta oggi  ciò che ha visto allora, è la prima volta che lo fa, a dire il vero afferma però di aver riferito quella notte ciò che aveva visto a un  carabiniere ma poi di non essere mai più stato interpellato da nessuno.

Che cosa c’è di importante in queste dichiarazioni da testimone oculare? Sicuramente il numero delle persone presenti intorno a un corpo “disteso”, quello di Pasolini. Misha dice “erano tre o  quattro, sui trent’anni”.

Prima di addentrarci nello scambio di notizie che ha fornito, al telefono e via mail, occorre però spiegare come sia stato possibile rintracciarlo. La segnalazione è arrivata da un comune amico, Vittorio T., che vive da anni a New York. Un giorno su Facebook Vittorio mi ha parlato di Misha, detto anche Moishe. “Qui a New York conosco un ebreo russo, un amico, che dice di aver visto il delitto Pasolini?”.  “Davvero? Ma è affidabile? E che cosa ha visto”. “Affidabile? Direi di sì. Che cosa ha visto…Con me è un po’ troppo abbottonato…Vedi tu”.

Da quella segnalazione è passato un po’ di tempo, poi avuto il numero di telefono ho finalmente chiamato Misha, superata l’iniziale diffidenza ecco cosa è uscito da questi contatti formalizzati poi anche attraverso mail.

“Sono passati 37 anni da quell’omicidio – così è iniziato il racconto di  Misha Bessendorf -. Cerco di ricordare i dettagli di quella orribile notte e ho capito che il mio ricordo è un po’ sfuocato. Veniamo a me…Da Roma mi ero trasferito a  vivere ad Ostia. C’erano molti russi di Odessa, sul litorale e ad Ostia. La cittadina ricordava a loro Odessa e gli affitti erano molto più bassi che a Roma. Quanto a Pisolini in quel momento non avevo idea di chi fosse…”.

Prosegue il suo racconto: “Avevo affittato una stanza al secondo piano. Potevo usare il bagno ma non la doccia. Ora come ora non ricordo bene però la casa o la strada in cui vivevo…”.

E quella notte? “Tornando a quella notte….La finestra nella mia stanza era parzialmente aperta. Ho sentito un rumore forte e allora ho messo la testa fuori dalla finestra. Ho visto parecchie persone, credo tre o quattro, sui trent’anni, vicino a una piccola macchina. Un uomo era steso per terra. Allora sono  corso giù per le scale e nel giro di  pochi minuti il posto era pieno di gente della zona e di carabinieri. Uno dei carabinieri mi ha preso il nome e ha trascritto quanto avevo visto. E poi? Non sono stato più sentito da quel carabiniere una seconda volta”.

Misha ha messo nero su bianco, con una mail, questa prima parte del suo racconto. Ne è nato uno scambio di mail per approfondire alcuni punti della sua testimonianza. “Sì, l’uomo che era steso per terra era Pasolini – ha precisato Misha -. Che età potevano avere gli  uomini che erano intorno a lui? Sui trent’anni. Io all’epoca ne avevo 25. A quanta distanza mi trovavo da loro? Circa cento metri. E l’auto? Era una macchinetta di nessun conto (rinky-dinky dice), quella robetta che si guidava allora in Italia.  Che ore erano? Era notte fonda, ma a questo punto non ricordo di più. Sapete che cosa ho pensato? Lì per lì ho pensato che c’erano un sacco di falsi incidenti per prendere soldi alle assicurazioni e che quella poteva essere una di quelle strane scene…”.

Misha Bessendorf  termina qui la sua testimonianza. La sua voce riemerge dal passato, la prima di un testimone che asserisce di aver visto la scena del delitto Pasolini.

Paolo Brogi

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