Il Cile e l’Italia ricordano Lumi Videla, la giovane dirigente del Mir che fu assassinata dal servizio segreto Dina e gettata poi dentro il recinto dell’ambasciata che ospitava 250 militanti in fuga dal regime di Pinochet

lunedì, novembre 3rd, 2014

Lumi Videla (nella foto col figlio Dago) è stata ricordata lunedì sera all’Ambasciata del Cile a Roma. Importante iniziativa presa dall’ambasciatore Fernando Ayala. Presenti ambasciatori di parecchi paesi dell’America Latina, Argentina in testa. E presente il sottosegretario agli esteri Mario Giro.

Lumi Videla, 26 anni, studentessa di sociologia, dirigente del Mir cileno, arrestata dalla polizia segreta il 21 settembre del 1974, torturata per un mese e mezzo, uccisa e poi gettata dentro il giardino dell’ambasciata italiana a Santiago dove in quel momento – il 4 novembre del 1974 – erano rifugiati 250 cileni che cercavano di mettersi in salvo dalle efferatezze della dittatura Pinochet scattata ormai da oltre un anno.

Un corpo di una giovane donna assassinata gettato dentro l’ambasciata italiana per permettere a una stampa serva come poteva essere l’edizione del Mercurio di allora – la Segunda – di avviare una orribile campagna di stampa contro i rifugiati nell’ambasciata italiana.

Qual era infatti l’accusa? L’accusa era che Lumi Videla era morta durante un “orgia” dentro l’ambasciata.

Per l’assassinio di Lumi Videla qualche anno fa sono stati condannati all’ergastolo il capo del servizio segreto cileno, la Dina, Manuel Contreras e altri quattro suoi scherani.

Ma allora, nel ’74, i cileni cedettero all’impostura ordita dalla Dina con la complicità della stampa di regime, credettero all’orgia consumata dentro l’ambasciata.

Stasera all’ambasciata cilena a Roma è stato riproiettato il filmato di Rai Storia su quella vicenda. Con l’occasione si sono riviste anche le vignette orribili di El Mercurio e sentito i testimoni di quella brutale vicenda, a partire dal figlio di Lumi,  Dago, che all’epoca aveva solo quattro anni.

Lumi Videla fu torturata a lungo e violentata, dentro la villa José Domingo Cañas trasformata in un luogo di tortura ai danni di militanti del Mir. Con Lumi fu torturato e poi fatto “sparire” anche il suo compagno, Sergio Peres.

Cosa voleva il servizio segreto cileno (la Dina) da loro? Sapere il posto in cui si era rifugiato il segretario del Mir, Miguel Enriquez. Lumi e Sergio a costo della loro vita non dissero nulla.

Lumi era stata tradita da un’altra militante del Mir.

Il Cile ora la ricorda. E in concomitanza con l’iniziativa a Roma se ne è tenuta un’altra a Santiago, dentro l’ambasciata italiana, dove è stata piantata una pianta di ulivo alla memoria di Lumi e inaugurata una scultura, presente il figlio di Lumi, Dago.

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