Il ponte di Sarajevo

martedì, novembre 18th, 2014

GIOVEDI’ 20 NOVEMBRE 2014 ORE 17.00 PRESENTA

IL LIBRO E BRANI IN ANTEPRIMA DEL FILM

IL PONTE DI SARAJEVO

di Giancarlo Bocchi

INTERVENGONO

Alberto Negri, inviato speciale de Il Sole 24ORE

Gigi Riva, capo redattore esteri de L’Espresso

MODERA

Martino Seniga, capo redattore di Rainews24

SALA AUDITORIUM DELL’ICBSA, VIA CAETANI, 32 ROMA

Il ponte Vrbanja, sul fiume Miljacka, a Sarajevo, è il luogo simbolo della tragedia bosniaca e il luogo dove, il 3 ottobre 1993, si compiva il destino di Moreno «Gabriele» Locatelli. Quattro attivisti dell’associazione Beati i costruttori di pace avevano deciso di attraversare il «ponte della morte», prima linea del fronte al centro di Sarajevo, con l’intento di protestare contro l’indifferenza dell’Occidente e rompere simbolicamente l’assedio della città.Sebbene lucidamente contrario all’azione, dettata da fanatismo e volontà sacrificale, Moreno Locatelli aveva all’ultimo momento scelto di partecipare all’avventura che non condivideva per soccorrere, se ve ne fosse stato bisogno, chi sapeva sarebbe stato abbandonato dagli altri.Toccò a lui essere ferito a morte e venne abbandonato dai compagni. Quella vicenda, all’apparenza minore contro lo sfondo immane del conflitto più sanguinoso in Europa dalla seconda guerra mondiale, indagata e ricostruita in questo libro da chi non si è rassegnato alla tesi di un mero incidente in zona di guerra, svela altro. Un volto inedito dell’assedio di Sarajevo, un intrigo di interessi delittuosi,una cortina internazionale di ipocrisia e menzogna, l’assassinio politico e la falsificazione eretti a prassi, a conferma dell’antico detto balcanico che sotto ogni verità si nasconde sempre un’altra verità.

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One Response to Il ponte di Sarajevo

  1. ceccatoluigi says:

    luca berti interviene alla presentazione del libro; chi è luca berti:

    testimonianza di luca berti che vide moreno venire colpito:

    All’una del pomeriggio Luigi, Gigi, Angelo ed io camminavamo veloci verso il ponte, con noi anche Moreno, anche se non era d’accordo su tutto decise di venire con noi. Ci accompagnava una troupe di giornalisti spagnoli, un po’ più indietro c’erano i locali che lavoravano tutto il giorno con noi ed il resto del gruppo che non condivideva l’azione. Arrivammo nell’ultimo container che ci riparava prima del ponte, tutti si fermarono lì, Luigi andò per primo e ad una distanza di 4 o 5 metri uno dopo l’altro lo seguimmo: Angelo, Gigi, io e Moreno. A dir la verità pensavo che il mio posto, data l’età più giovane, fosse l’ultimo (ingenuamente pensavo fosse quello più sicuro) ma vedendo Moreno più incerto di me mi offrii per andare davanti a lui.
    I primi passi sul ponte e l’energia che c’era, facevano subito rabbrividire, come una forte assenza di vita. I primi soldati come del resto gli ultimi, sembravano meravigliati dalla nostra presenza lì e si appostarono nei loro nascondigli.
    Luigi, cantando “Grazie alla vita” arrivò fin quasi in fondo al ponte, Gigi e Angelo erano a metà a mettere i fiori per le prime vittime della guerra, io venivo subito dopo di loro e Moreno aveva appena oltrepassato un pullman frantumato messo di traverso all’inizio del ponte. A quel punto ci fu prima un colpo in aria, poi altri colpi sopra le nostre teste, e vedendo che noi lentamente proseguivamo l’azione ci fu una raffica intimidatoria che scalfì l’asfalto vicino ai nostri piedi e passò tra uno e l’altro.
    Penso che quella raffica era l’ultimo avvertimento e così Gigi, coordinatore dell’azione, decise di tornare indietro.
    Nel ritorno l’ordine delle persone si ribaltò: Moreno primo, io secondo e poi Gigi, Angelo e Luigi.
    Trovandosi per primo, Moreno era un po’ titubante nel guidare il ritorno e ad uno sparo simile al primo che ci aveva accolto si girò di nuovo verso la parte a ciu eravamo rivolti inizialmente. La sua espressione del viso rivolta verso di me fu con un punto di domanda nel non saper ce continuare o meno a camminare e Gigi rinforzò l’ordine precedente di tornare indietro. Moreno, mentre tentava di voltarsi per continuare il ritorno, una raffica di forse 5 colpi, (3 li vidi scalfire l’asfalto prima di lui) fu sferrata contro di lui: cadde a terra con un forte grido tenendosi la gamba e poi rimase lì in silenzio. Io rimasi impietrito da quello che era successo, pensavo che poi sarebbe toccato a me e non avevo più forza per muovermi. Un soldato da dietro l’edificio da cui eravamo partiti mi chiamò gesticolando: presi quel richiamo e iniziai a correre verso di lui senza troppa forza o convinzione, ma era l’unica cosa che riuscii a fare in quel momento. Egoisticamente non mi preoccupai di Moreno, non ne avevo le capacità e mi sono limitato a fare quello che riuscivo. Gli altri mi hanno seguito e ci siamo messi al riparo dietro l’edificio dove i soldati bosniaci ci hanno fermato e messi al muro, bloccando Luigi e Gigi che volevano andare a soccorrere Moreno.

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