Caro ministro Pinotti, difenda pure i marò. Ma si ricordi anche del protocollo Larussa…

martedì, dicembre 16th, 2014

Caro ministro Pinotti,

lei mercoledì va alla Camera per i due marò.

Le consiglio di non limitarsi a difenderli nel modo in cui ha fatto finora.

Le consiglio di dire anche che il protocollo Difesa-Confitarma che ha mandato allo sbaraglio i due marò – sì, quel protocollo avventurosamente firmato dal suo predecessore Larussa – è la fonte dei guai.

Abbia la compiacenza di leggerselo se ancora non l’ha fatto e vedrà che il protocollo manda allo sbaraglio 60 marò prestati agli armatori. Nel senso che il protocollo affitta marò senza una precisa linea di comando: chi decide quando usare la forza (topo sparare a un’imbarcazione che si avvicina nel lontanissimo da noi Oceano Indiano) e qual è la catena di comando?

Non si scervelli, caro ministro: non c’è la catena di comando, i marò devono decidere da soli. Per il ministro suop predecessore questo dettaglio era insignificante.

Vede, cara Pinotti: se i due marò avessero sparato a pescatori iraniani a quest’ora sarebbero impiccati da quel dì…

Perciò difenda pure i due marò ma dica anche che quel protocollo tutt’ora in vigore deve essere eliminato. E poi lo faccia sapere alle autorità indiane. Sarebbe un gesto apprezzabile.

Se non l’ha letto ecco il protocollo che è sul web e che questo modesto blog ha pubblicato

Ecco l’accordo varato da La Russa, prevede militari in azione senza una precisa catena di comando

www.brogi.info 22 marzo 2013

Come funziona questo impiego di militari italiani in funzione antipirateria? Tutto nasce nell’autunno 2011 con una convenzione varata sotto Ignazio La Russa ministro della Difesa. Ecco i vari passi e le conclusioni da trarne:

L’11 ottobre 2011 è stato siglato un Protocollo d’intesa tra l’ammiraglio di squadra Bruno Branciforte Capo di Stato maggiore della Marina militare, per il Ministero della Difesa, e il dottor Paolo D’Amico, presidente della Confitarma. E’ presente il Ministro della Difesa Ignazio La Russa. Il Protocollo prevede l’impiego di “nuclei Militari di Protezione (Nmp) in grado di assicurare “autonomamente la protezione diretta di navi mercantili da atti di pirateria” (pagina 3).

Link: http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/nmp/Documents/A_101011_Protocollo_Difesa_CONFITARMA_UG.pdf

Allegata al Protocollo d’Intesa è la Convenzione tra il Ministero della Difesa e l’Armatore che intende avvalersi del servizio. Al comandante dello Nmp (Nucleo militare di protezione) vengono attribuite “funzioni di polizia giudiziaria limitatamente alle operazioni  compiute nella repressione di un attacco da pirati” (si fa riferimento alla legge 2 agosto 2011 n.130) (pagina 7). Ma chi decide il da fare? Nella Convenzione l’unico riferimento alla catena di comando è fatto in relazione a quanto l’armatore deve garantire allo Nmp e cioè “servizi di comunicazione in favore dello Nmp, per lo scambio di informazioni con la Catena di Comando e Controllo Nazionale e l’Autorità giudiziaria competente dell’esercizio dell’azione penale sugli atti di pirateria occorsi a danno della nave”. (pagina 3).

Link:

http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/nmp/Documents/B_101011_Convenzione_Difesa_CONFITARMA_UG.pdf

Infine con l’Addendum si quantificano il numero minimo di un Nmp (sei militari) e la spesa per militare impiegato che è di 467 euro al giorno, oltre ai porti di imbarco che prevedono oltre al porto principale di Gibuti anche Oman, Sri Lanka., Mauritius, Seychelles ecc.

Link:

http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/nmp/Documents/C_101011_Addendum_Convenzione_UG.pdf

La filosofia dell’operazione era stata anticipata in una audizione al Senato il 15 giugno 2011 dall’ammiraglio Branciforte. In quella data Branciforte auspicava la creazione di “dieci Nmp, ciascuno composto da sei militari, appartenenti alla Marina Militare, qualificati ed opportunamente addestrati ed equipaggiati, da imbarcare sui mercantili in transito. Ciascun Nmp sarebbe così in grado di operare a protezione di dette unità  con elevata autonomia logistica ed operativa e con contenute necessità di supporto”. Infine “per quanto attiene alla Catena di Comando e Controllo ipotizzata nello studio il personale degli Nmp manterrebbe una dipendenza diretta dalla Difesa”. (paragrafi 6 e 7).

Link:

http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm04/documenti_acquisiti/Intervento%20amm.%20sq.%20Branciforte.pdf

Commento:

come si vede non si capisce affatto come venga esercitata la Catena di Comando, che dovrebbe risalire in teoria al Cincnav (Comando in capo della squadra navale della Marina Militare, sito in Santa Rosa – Roma ), ma di cui non si trova alcuna esplicitazione. I vari accenni all’autonomia vantata per gli Nmp inducono invece a pensare che il comando venga esercitato direttamente sul posto, a bordo della nave, senza consultazione col Comando generale. Il Protocollo lo dice piuttosto esplicitamente parlando di protezione assicurata “autonomamente” dallo Nmp. Lo stesso Branciforte nell’audizione di fronte ai senatori ha sottolineato “l’elevata autonomia logistica ed operativa, con contenute necessità di supporto” del sistema ideato.

Insomma, ecco come l’Italia manda in giro per il mondo i suoi marò… (sotto la firma dell’accordo)

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