Sarà processato per il Piano Condor anche l’uruguaiano Jorge Troccoli. Accusato di strage e omicidio, vive a Battipaglia. Pericolo di fuga?

sabato, dicembre 20th, 2014

Anche Jorge Troccoli, l’ex ufficiale uruguaiano del Fusna (il servizio segreto della marina), sarà processato il 12 febbraio nel processo contro i militati latino-americani del Piano Condor. Troccoli è accusato di strage ed è l’unico tra i trenta rinviati a giudizio che vive in Italia, a Battipaglia. L’ha deciso oggi venerdì 19 dicembre il Gip (giudice per le indagini preliminari) a Roma. Troccoli e gli altri saranno processati davanti alla Terza Corte di Assise di Roma nell’aula bunker di Rebibbia. Il gip ha anche sciolto il problema di una dozzina di accusati uruguaiasni per i quali era stato sollevato il problema di essere stati processati nel loreo paese. Questo non risulta e dunque tutti gli uruguaiani in questione – José Ricardo Arab Fernández, Juan Carlos Blanco, José Horacio “Nino” Gavazzo, Luis Alfredo Maurente Mata, Ernesto Avelino Ramas Pereira, José Sande Lima, Jorge Alberto Silveira Quesada, Gilberto Vázquez Bissio, Ernesto Soca, Gregorio Conrado Alvarez Armellino e Juan Carlos Larcebeau – sarannop processato in Italia in questo processo che si apre il 12 febbraio.

Troccoli era stato già arrestato e poi rimesso in libertà nel decennio scorso. Il nuovo coinvolgimento stavolta ha riaperto però la possibilità di una sua fuga prima dell’inizio del processo. Fuga che Troccoli ha peraltro fatto già in passato dal suo paese l’Uruguay.

Ma chi è Troccoli? Riassumo queste notizie dal web:

“Era l’estate del 1997, quando Jorge Nestor Troccoli fece ritorno per la prima volta in Italia . Indossava l’alta uniforme azzurra della marina uruguaiana e presenziava alla cerimonia per il ritorno a Marina di Camerota del Leon di Caprera, una goletta con la quale il bisnonno Pietro aveva compiuto, con altri due marinai, l’impresa di attraversare l’Atlantico nel 1880, in onore di Giuseppe Garibaldi. In quell’occasione ritirò una medaglia al valore in memoria del marinaio che aveva sfidato l’oceano per inseguire un sogno. Dieci anni più tardi, la notte del 23 dicembre 2007, Jorge Troccoli si è visto recapitare dalla giustizia italiana un mandato di arresto. Troccoli fu infatti arrestato a Marina di Camerota, dopo che si era consegnato alla locale caserma dei carabinieri, e poi detenuto a Roma.

Su di lui pendeva un mandato internazionale e le gravi accuse di torture e omicidio tra l’Uruguay e l’Argentina, nei confronti degli oppositori dei regimi militari. E’ la nota vicenda dei desaparecidos, di attivisti politici o presunti tali che venivano presi dai militari, costretti a parlare attraverso atroci torture e poi sterminati o fatti sparire nel nulla. Jorge Troccoli, che era un dirigente della Marina militare uruguaiana, a capo del Fusna (servizi segreti della marina militare), avrebbe dovuto rispondere di questi atroci delitti, ma il processo in Italia si risolse con la sua scarcerazione il 14 gennaio del 2009, attraverso una sentenza del tribunale del Riesame di Roma.

La vicenda giudiziaria ha avuto anche un risvolto internazionale a causa della richiesta di estradizione da parte dell’Uruguay. Insomma il paese latino americano che sta facendo i conti con la storia voleva processare quel «torturatore» che ora risiede in Italia, prima a Marina di Camerota nel Cilento e adesso a Battipaglia. Il 19 settembre del 2009 la Cassazione rigettò la richiesta di estradizione.

Le accuse di oggi accolte dal Gip sono strage, omicidio plurimo, torture e sequestro di persona, notificate dal Procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo. Accuse pesanti che ruotano intorno a due parole: Piano Condor. Era il piano con il quale sette Stati sudamericani, Cile, Argentina, Bolivia, Brasile, Perù, Paraguay ed Uruguay, in collaborazione con la C.I.A., che forniva loro copertura e denaro, tra il 1976 e il 1983 volevano sulla carta «salvare la società occidentale cristiana dalla sovversione marxista internazionale». Tutti gli oppositori dei regimi del cono sud venivano perseguitati da una feroce  rete di Intelligence nata nel febbraio1974 intorno a Manuel Contreras, capo della DINA, i servizi segreti del dittatore cileno Pinochet. 50mila gli oppositori uccisi, 35mila i desaparecido e 40mila i prigionieri.

All’epoca Jorge Troccoli era poco più che ventenne e decise di arruolarsi nella marina uruguaiana. Ammirava il leader liberale Diego Gestido, presidente dell’Uruguay negli anni ’60, per questo abbracciò con slancio la causa militare del suo paese. Voleva essere, e si è sempre dichiarato, un umile servitore dello Stato, uno che eseguiva gli ordini. Troccoli divenne capo della FUSNA, una cellula del servizio di Intelligence che gestiva lo scambio di informazioni tra i paesi sudamericani: centinaia di  oppositori schedati, braccati e torturati su e giù per l’America latina. Troccoli ne è un esponente di spicco e ne rimane a capo per due anni, nella fase più buia dell’Operazione Condor. Aveva 29 anni. Per tre volte va in Argentina dove partecipa all’addestramento di altri membri dei servizi segreti e dove si svolgono i fatti che gli vengono contestati dalle giustizie italiana e uruguayana. A Buenos Aires sei cittadini  di origine italiana scompaiono dopo essere stati rapiti e interrogati dalla cellula guidata da Troccoli. Sono i coniugi Rossetti, i coniugi Yolanda, Julio D’Elia, Raul Borrelli e Raul Nunez. Jorge ammette di aver partecipato agli interrogatori , ma nega di aver ucciso i dissidenti. Poi, negli anni ’80, cala il sipario sull’operazione Condor e Troccoli torna a vestire, nel silenzio, i panni dell’anonimo comandante di marina. Nel ’92 ripone la divisa e decide di iscriversi alla facoltà di antropologia dell’università di Montevideo, si interessa alla filosofia e alle religioni e lavora come consulente per l’addestramento e la sicurezza  presso molte aziende uruguaiane.

Nel frattempo, intorno a lui e agli altri responsabili delle persecuzioni, il cerchio si stringe. Jorge nel 1998 scrive un libro “L’ira del Leviatano”, dove giustifica i crimini commessi e dove sostiene la tesi che era il suo dovere di ufficiale eseguire gli ordini, di qualsiasi tipo. E’ alla ricerca di una tardiva riabilitazione,  ma proprio  per quel libro, in Uruguay cominciano le indagini che inchioderanno il comandante: lo sa Troccoli di non avere scampo, il tempo è poco. Nel 2002 chiede il passaporto italiano e cinque anni più tardi, nel settembre 2007 sbarca a Marina di Camerota. Non parla bene italiano, ma dice di voler portare la sua famiglia in Italia, perché qui la situazione è «dezente». Da poco tempo si è spostato a vivere a Battipaglia.

Questo il resoconto in spagnolo dell’udienza di oggi a Roma (fonte Mario Orecchinero):

Audiencia del 19 de diciembre del 2014.-

Al comienzo el Dr. Fabio Galliani, representante del Estado de Uruguay, evocó la figura del recientemente fallecido embajador del Uruguay en Roma el Dr. Alberto Breccia, siendo observado posteriormente un minuto de silencio.

Se estableció que non existe “ne bis in idem” por ocho imputados uruguayos por los cuales se habían pedido tales verificas y se asume que el Ministro de la Justicia de Italia concedió el consentimiento a la continuación del proceso . Los imputados son: José Ricardo Arab Fernández, Juan Carlos Blanco, José Horacio “Nino” Gavazzo, Luis Alfredo Maurente Mata, Ernesto Avelino Ramas Pereira, José Sande Lima, Jorge Alberto Silveira Quesada, Gilberto Vázquez Bissio.

Por los imputados Ernesto Soca, Gregorio Conrado Alvarez Armellino y Juan Carlos Larcebeau Aguirregaray luego de una búsqueda en las relativas sentencias uruguayas de 1° y 2° se estableció igualmente la no existencia de “ne bis in idem” tampoco para estos tres imputados.

Todos ellos fueron reenviados al proceso oral y publico que tendrá comienzo el día 12 de febrero de 2015 en la sala búnker del cárcel romano de Rebibbia.

No se ha logrado establecer en el dia de hoy lo concerniente al imputado boliviano Luis García Meza Tejada, por el que se fija una audiencia especifica para el día 6 de febrero de 2015.

En orden a la primera audiencia previa por el imputado Jorge Nestor Troccoli se constituyeron como querellantes el Gobierno de Italia, el Partido Democratico y el Frente Amplio y los familiares de las victimas uruguayas con ciudadanía italiana: Edmundo Dossetti, Ileana Garcia, Julio D’Elia, Yolanda Casco, Raul Borreli y Raul Gambaro.

Al mismo tiempo fueron admitidos como querellantes los familiares de víctimas sin ciudadania italiana. La asociación de ddhh 24marzo onlus en condición de apoderada ha encargado al Dr. Andrea Speranzoni por el caso Guillermo Manuel Sobrino Berardi, al Dr. Arturo Salerni por el caso Miguel Ángel Río Casas, a las Dras. Marta Lucisano y Alicia Mejia en representación de los familiares de Aída Celia Sanz Fernández y los Dres. Mario Angeleli y Andrea Ramadori por los familiares de Elsa Haydee Fernández Lanzani de Saenz.

Jorge Nestor Troccoli fue reenviado junto a todos los demás imputados al proceso oral y publico a partir de la misma audiencia del 12 de febrero 2015

La asociacion 24marzo onlus teme por el peligro de fuga del imputado Jorge Nestor Troccoli, quien ya se ha fugado precedentemente de la justicia en el Uruguay.


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