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Turchia, in dieci si autoaccusano per i giornalisti arrestati di Cumhuriyet

TURCHIA, SOLIDARIETÀ CON I GIORNALISTI DI CUMHURIYET

In dieci si auto-accusano

Gariwo- La foresta dei giusti

Firematari

Dieci personalità del mondo culturale e politico turco hanno chiesto di essere sottoposte a processo per aver dichiarato il loro sostegno agli articoli pubblicati sul quotidianoCumhuriyet da Can Dündar ed Erdem Gül, in segno di solidarietà ai due giornalisti incarcerati con l’accusa di aver rivelato notizie riservate a danno della sicurezza dello Stato.

Nell’istanza presentata alla Corte di Giustizia del distretto di Çağlayan a Istanbul i firmatari, tra i quali figurano Sanar Yurdatapan, artista e attivista dei diritti umani, e Rakel Dink, vedova del giornalista turco-armeno Hrant Dinkassassinato nel 2007, hanno chiesto al pubblico ministero di depositare una denuncia penale contro di loro per aver dichiarato il sostegno alle notizie incriminate, per la cui pubblicazione è stata chiesta la pena dell’ergastolo e 30 anni di carcere a carico di Dündar e Gül, rispettivamente direttore e caporedattore della sede di Ankara del quotidiano. I firmatari hanno scritto di essere pronti ad assumersi qualsiasi responsabilità penale possa emergere analoga a quella dei due giornalistl.

Dündar e Gül, detenuti nella prigione di Silivri, sono stati arrestati il 26 Novembre 2015 nell’ambito di un’inchiesta sul presunto spionaggio commesso rivelando documenti riservati e come membri di un’organizzazione terroristica. I due giornalisti avevano pubblicato nel 2015 foto e video di camion appartenenti al Servizio di Intelligence turca (MIT), che nel gennaio del 2014 erano stati intercettati in due occasioni dalla polizia dopo la segnalazione alla magistratura di presunti trasporti illegali di armi in Siria, forse destinate a gruppi estremisti. Il governo turco aveva respinto questa ipotesi dicendo che si trattava di forniture di aiuti ai turkmeni siriani e definito l’intervento della polizia come un atto di “tradimento” e “spionaggio”.

“Se l’atto compiuto (da Dündar e Gül) è da considerare un reato, allora noi chiediamo che la stessa procedura sia avviata contro di noi. Il pubblico ministero dovrebbe farlo perché la Costituzione prevede l’uguaglianza di tutti i cittadini. Siamo in tribunale per dimostrare che eravamo complici nel crimine apparentemente commesso da Dündar e Gül. Hanno solo fatto un lavoro giornalistico, ma sono stati accusati di ‘rivelazione di segreti di stato e di spionaggio,’ “ ha detto Yurdatapan, citato dal quotidiano Today’s Zaman.

Intanto continuano le denunce per reati di opinione a carico di giornalisti e professori universitari. L’ultimo caso riguarda Reşat Barış Ünlü, docente della Facoltà di Scienze Politiche all’Università di Ankara, accusato di “propaganda terroristica” per aver chiesto agli studenti, durante una prova d’esame, di confrontare due scritti di Abdullah Öcalan, il leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK, dichiarato fuorilegge) in carcere da anni. Ünlü rischia sette anni di prigione per aver sottoposto agli allievi un documento del 1978 (‘Il Manifesto del Cammino della Rivoluzione del Kurdistan’) e un altro datato 2012 (La Modernità Democratica nella Realizzazione dei Sistemi Locali nel Medio Oriente’) per confrontare le rispettive posizioni in merito a concetti come colonialismo, nazione-stato, violenza rivoluzionaria e democrazia. L’atto di accusa contro Ünlü afferma che la sua domanda rappresenta un tentativo di “legittimare” le idee di Öcalan e quindi equivale a “propaganda terroristica”.

A Istanbul invece è stata chiesta la condanna di Özgür Mumcu, editorialista di Cumhuriyet, a quattro anni e otto mesi di prigine per “insulti” al Presidente Recep Tayyip Erdoğan. Mumcu iè sotto processo per un editoriale del 18 maggio 2015 intitolato “Tiranno e codardo”, in cui deplorava le critiche di Erdoğan a Hatice Cömert, madre di Abdullah Cömert, una delle vittime delle proteste a Gezi Park. “E’ ben noto che i tiranni sono timorosi. Sono così timorosi che potrebbero perfino presentare una denuncia contro la madre di Abdullah Cömert” diceva l’articolo.

Oggi, nella prima udienza del processo presso la Corte di Giustizia del distretto di Çağlayan, Mumcu ha negato che l’articolo contenesse alcun insulto. L’articolo era un testo critico riferito alla denuncia [del presidente Erdoğan] contro la madre di Abdullah Cömert, dopo le dichiarazioni di quest’ultima a seguito della morte del figlio. L’articolo è stato scritto a seguito della denuncia di Erdoğan, che era stata ampiamente riportata dai media “, ha detto Mumcu al processo, secondo il giornale Hürriyet Daily News. “Come un cronista, ho esercitato il diritto di critica”, ha aggiunto.

di Viviana Vestrucci

2 febbraio 2016

 

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