Tra hacker e droni l’Europa alle prese con la guerra ibrida?

L’Europa è già dentro una guerra ibrida, bersaglio dell’uso di strumenti offensivi non convenzionali?

L’attaco concentrico a decine e decine di supermercati europei delle ultime ore, talmente vasto e diffuso in quasi una decina di paesi, impone una riflessione: che cosa sta succedendo? Siamo entrati in una guerra ibrida?

Intanto cosa si intende per hybrid war (guerra ibrida)? Il termine riguarda l’uso di strumenti non convenzionali in cui particolare importanza è assunta dagli attacchi informatici, per creare dal disagio al panico, colpendo servizi e infrastrutture di vario genere di natura essenziale.

Questa guerra comprende dunque attacchi informatici (condotti in genere da hacker) che già da soli comportano una forte dilatazione del campo di battaglia. Include poi interventi più tradizionali come sabotaggi e attentati, omicidi, provocazioni aeree e sconfinamenti, interferenze politiche, perfino l’uso strumentale dei flussi migratori.

Ma che cosa è successo in concreto negli ultimi mesi?

Attentati: si segnalano i casi dei ritrovamenti di ordigni nel Brandeburgo tedesco dove il 1 settembre sono stati trovati ordigni nei pressi della centrale elettrica di Jaenschwalde. Ordigni esplosi hanno danneggiato comunque una linea elettrica, senza però provocare feriti o blackout. 

Incursioni aeree: droni russi sono stati abbattuti in Lituania. A Lipsia, nella notte del 4 agosto, un drone era stato trovato sulla pista di rullaggio dello scalo aeroportuale, accanto ad alcuni Antonov ucraini, mentre un secondo si era scontrato con un aereo Dhl in volo, danneggiandone il muso. Un terzo drone è stato individuato 10 giorni dopo, in un terreno nel Land confinante.

Incursioni aree sono avvenute poi in Romania, Polonia e sui Paesi Baltici, tutte attribuite alla Russia.

Fabbriche di droni colpite: si sono verificate esplosioni nelle fabbriche di droni. Tra il 30 e il 31 agosto è scoppiato un incendio nella fabbrica WB Electronics di Skarżysko-Kamienna in Polonia, dove vengono prodotti droni da ricognizione e kamikaze utilizzati dai militari ucraini. C’è il sospetto di un sabotaggio, anche perché è il quinto caso simile in Europa soltanto ad agosto: è successo agli stabilimenti EMCO in Bulgaria, a quelli KNDS Ammo Italy di Colleferro (Roma) in Italia e a quelli della Milrem Robotics in Estonia, a cui va aggiunto il tentativo – sventato dalle autorità – contro lo stabilimento Skyeton in Slovacchia. 

Jamming: si chiama jamming nei mari ed è l’interferenza con i segnali di navigazione satellitare (GNSS/GPS) e i sistemiu di comunicazione in ambito marittimo. Si riconducono alla guerra ibrida del Cremlino anche le procurate interferenze del GPS nel Mar Baltico e nel Mar Nero, che vanno avanti da anni. 

Interferenze informatiche: rappresentano certamente uno dei livelli più inquietanti, tese come sono a insinuarsi nei gangli vitali della società e del suo funzionamento deviando funzioni, bloccandole o manomettendole pericolosamente.. Nelle ultime ore gli hacker sono riusciti a infiltrarsi nei sistemi di allarme ucraini facendo scattare falsi llarmi di vario tipo, da quello radioattivo a quello chimico.

Intrusioni sono state poi segnalate nel recente passato ai danni di aziende e società varie, comprese le banche, e di mira sono stati presi i sistemi della pubblica amministrazione in vari paesi: in Italia preso di mira anche  il Parlamento che ha sibito la violazione della posta elettronica di numerosi rappresentanti politici.

Difficile capire che cosa possa rientrare però nella guerra ibrida. Alta la pericolosità in ogni caso come ci ricorda il Wanna Cry in cui gli hacker riuscirono a mandare in titlt numerosi ospedali inglesi.

Certamente un caso eclatante, è di queste ore, e la sua natura così estesa sembra richiamare invece la guerra ibrida indicando in ogni caso un salto improvviso di qualità, quando usando il collegamento con internet dei sistemi di raffreddamento dei freezer dei supermercati decine e decine di strutture alimentari in tutta Europa, dalla Svezia al Lussemburgo, passando per Finlandia, Olanda, Belgio, Estonia e Irlanda, sono state manomesse gravemente da remoto comportando lo sbrinamento dei surgelati e portando le temperature delle celle frigorifere fino a 50 gradi..Con conseguente perdita di tonnellate e tonnellate di prodotti alimentari. Chi, se non un nemico in guerra, potrebbe mai concepire un simile intervento distruttivo?

Organismi di difesa: a livello europeo si segnala l’ENISA, Agenzia  dell’Unione Europea per la Cybersicurezza, istituita nel 2004 con sede ad Atene, Heraklion e Bruxelles.

Inoltre esiste la Cert-Ue, squadra di pronto intervento informatico delle istituzioni, degli organi e delle agenzie europee.

 

(Fonti: SkyTg24, Corriere della sera,  www.enisa.europa.eu)

 

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