Daniel Joffe

venerdì, luglio 9th, 2010

Daniel Joffe. Occhi neri neri, sorriso sfacciato, quei riccioli indomiti in testa e sulla faccia barbuta, gli piacevano un sacco le scarpe a stivaletto, coraggioso, d’intelligenza viva, colto, aperto, diretto. Lo rivedo che avanza per via Ravecca chiacchierando e salutando, come in suk, deciso ed elegante nei movimenti e sempre pronto. Non si sa mai.
A Genova veniva, quando l’ho conosciuto, da un’organizzazione minuscola di studenti, il Gos, ma puntava più alto. Gli faceva allora da consigliere anziano il cugino Sergio Israel. Ma Daniel aveva spiccato presto il volo da solo.
Primissimi anni 70, anni di febbre addosso, di voglia di muoversi, di generosità e mondi da conquistare. I carrugi della città erano i viottoli in cui muoversi, dal carrugio più alto accanto a piazza Sarzano c’era tutto un labirinto più in basso da esplorare e con una Laverda 250 grigia Daniel era in grado di spingersi anche oltre, a ponente, nelle valli del Polcevera e del Bisagno, sulle alture di Oreggina o nel canyon di Lagaccio.
Joffe? Come uno dei compagni di Trotsky…Ricordo che questa parentela alla lontana con uno dei sodali più stretti del capo dell’Armata Rossa aveva riempito alcune discussioni notturne, allora. C’era da ricordarsi di questi tipi che andavano a Brest Litovsk a litigare con i tedeschi, perché il capodelegazione era convinto che non bisognava fare la pace ma semmai continuare la guerra. Finché Lenin non aveva tirato nervosamente le orecchie a questa combriccola di impenitenti rivoluzionari e li aveva costretti a firmare una pace. Ma loro, Joffe in testa, avevano mostrato a lungo la stoffa da giocolieri della rivoluzione: pensate, andando agli incontri, si fermavano strada facendo e tiravano su nella loro comitiva un contadino o un operaio…
Daniel era fiero di questo predecessore. Gli studenti genovesi, e le studentesse, che lo ammiravano (con che occhi lo squadravano), forse neanche sapevano di questo pedigree. Gli bastava il Joffe con quei riccioli fantastici al vento.
La sua Laverda era una moto niente male, però aveva un capriccio maledettamente pericoloso: le marce erano sistemate all’incontrario. Così se non stavi attento invece di passare dalla terza alla quarta, tanto per fare un esempio, magari scalavi dalla terza alla seconda imballando il motore. Quando è successo a me, ricordo che era nel tratto tra San Benigno e Principe, il motore si grippò. Restai come un imbecille guardando la Laverda appena prestata e ora inchiodata a terra dalla mia manovra errata, poi arrivò Daniel e fece le spallucce. Daniel era fatto così, un uomo – anche se allora era molto giovane – davvero generoso, altruista, avventuroso, spiccio. Eravamo molto “palestinesi” allora, Daniel addolciva con qualche storia ebraica, giusto un assaggio per ricordare che le cose erano un po’ più complesse.
Guidava il nostro servizio d’ordine, un affare serio a quei tempi perché spesso c’era bisogno di difendersi da una serie piuttosto variegata di problemi che si sa quali sono stati. Daniel l’ha sempre fatto con intelligenza e con l’orgoglio di difendere un’organizzazione come Lotta Continua. Non eravamo molti, certamente eravamo squattrinati, decisamente altruisti, convintissimi di fornire una via d’uscita ai malcapitati di questa società (che sono e restano tantissimi).
Sto parlando di Lotta Continua a Genova, nei primi anni settanta. Non è il primo di noi di allora che se ne va. Poco tempo fa sono corso a Genova per salutare Amanzio Pezzolo: formalmente non era uno di di Lc, ma era uno di noi, eccome se lo era. Ho cercato di spiegarlo ai camalli presenti, ricordando quella diversità del viceconsole della Compagnia Unica Merci Varie Amanzio Pezzolo dentro un porto che avevamo conosciuto allora come una monocultura pciista. Spero di esserci riuscito, se non altro come risarcimento postumo per lui (don Andrea Gallo salutandomi all’uscita mi pare l’abbia apprezzato).
La prima ad andarsene, anni fa, è stata la Nuccia Baracico che mi aveva ospitato a casa sua e di Sandro all’inizio nel ’69. Rivederla con la sla, che tristezza. Poi Mt, donna intelligente e di sinistra nonostante alcune cattive compagnie come ci ha dimostrato il tempo, poi Antonio Fanciullo che ha scelto di lasciarci in quel modo terribile, poi Olga Panella (anche per lei valeva il discorso fatto per Amanzio), ultimo Antonio Natoli portato via dal suo brutto male.
Daniel Joffe l’ho rivisto in un video e in alcune foto, che come in un rebus mi sono state proposte tempo fa da Antonio Demuro. Mostravano un uomo riccioluto per le strade di Jaffa, in Israele, un venditore di giocattoli fatti con la moglie. Chi sono questi due? mi ha chiesto da Parigi Antonio.
Daniel era cambiato, certo, come tutti noi. Eppure l’ho riacciuffato subito. E anche Danielina, la Daniela Roggeri che firma con Daniel il sito Roggeri Joffe Toys e che soprattutto è stata la sua comnpagna itinerante per tutti questi anni insieme ai due figli.
Sì, Daniel e Daniela, li ho riconosciuti presto. E dal loro sito ho suputo quello che il web oggi ci permette di far sapere, vita, morte e miracoli. Anche la morte, purtroppo, come recita ora nel loro sito la scritta orribile “In memory of Daniel Joffe 1949-2010″ che ho visto oggi, dopo che Mariuccia Cadenasso per caso l’aveva scoperta in mattinata. Ma anche la vita e i miracoli, sì, come quelli compiuti dai Joffe in giro per i mari e i porti del Mediterraneo, con i loro giocattoli autoprodotti e una barca, prima di stanziarsi definitivamente in Israele a Jaffa. Chissà perché Jaffa, forse perché è molto simile al cognome del suo nuovo residente che ora non c’è più.
Che tristezza apprenderlo così, quasi per caso, con la serendipity del web che in questo è così poco serendipity e sembra peggio o forse invece non lo è.
Devo a Daniel molti momenti belli della mia vita, anche litigi certo, ma chi non ha mai litigato? Daniele non si è mai tirato indietro, in questo lo rivedo mentre scende via Ravecca ridendo con quella sua bella bocca levantina, come un cavaliere pronto al confronto. Era nato a Natale, allora ci sembrava uno scherzo, lo addolcivamo ricordando che questa sorte era toccata anche a Mao.
Qualcosa – aveva scoperto un aneurisma e stava per entrare in sala operatoria, stava ridendo…- deve averlo fregato ora. Anzi un mese fa, perché Daniel è morto un mese fa.
Stamani ho chiamato Mariuccia, per sapere come avesse saputo. Me l’ha spiegato. E pensare che allora Mariuccia aveva solo 14 anni! Poi ho chiamato Guia, che prima di Danielina l’aveva conosciuto e amato. Poi ho chiamato Iose, che aveva appena appreso. Poi ho scritto a Danielina. Poi sono uscito e per strada più volte ho cercato in qualche volto i tratti di Daniel.
Mi sono tornati in mente Franco Tornambè che sta in Cina, Tito Capponi con i suoi bellissimi quadri e Sandra, e Adele prima, Maria Grazia alle prese col comune, Lolli e San Benigno, i gemelli Ferrara, Maria Canepa, Renata Canini e Luisa Pettener emigrate nel nordest, Pippo Carrubba nel suo eremo sullo Scrivia, Stefania e sua sorella, Elio e Maria (grazie ancora per la stampa di Quarto), e suo fratello Luciano, Riccardo Fermi perso in Padania, Enzo Masini, Angelo Guarnieri poeta e psichiatra, Paolo Scarabelli e Francesca Gazzani, Mauro Sessarego e quel suo coordinare parrocchie, Angelo Bozzo, Vittorio Cruciani, i fratelli La Paglia, Angelo Moreschi, Renzino Parodi, Mauro Ravasi, Bruno Piotti che ha girato con le ong il mondo, altri ancora…
Molti che ho rivisto da poco, a Genova, in una strana serata garibaldina organizzata dal birraio Iose. Ecco, vi saluto tutti.
E ciao soprattutto a te, Daniel Joffe. All’improvviso non so più cosa scrivere…

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20 Responses to Daniel Joffe

  1. giancarlo says:

    ammazza, che bel ricordo

    • Corrado says:

      Qualche tempo fa, scrivendo pezzi di memoria, avevo così ricordato Daniele. Corrado Cirio

      La voce.

      Sinatra era un dilettante, a fronte di Daniele.
      Quando s’avvicinava al palco, in assemblea, asciutto con quei capelli lunghetti e mossi, il giaccone verde e la barbetta ribelle, un brivido percorreva le liceali e si faceva silenzio.
      Me l’immagino così, l’aula del Senato ancora repubblicano, quando s’alzava il giovane Cesare: d’improvviso tutti in attesa, qualcosa sta per capitare – momenti intimi, magari soltanto sperati, s’agitano in fondo a parecchi- si sentono tutti più importanti, si sta per fare storia, rimpiccioliscono per l’ attimo le beghe.
      Ecco, comincia a parlare, con quella voce da mezzo baritono, ma più calda, avvolgente. Era nella mia classe, Daniele J., l’ho visto ipnotizzare anche le prof suggerendo di sapere quello che chiedevano, parlando invece di tutt’altro. In anni successivi quella voce l’ha usata per fondare Macondo a Milano, poi per diventar santone tra gli arancioni in Toscana, ora mi son fatto l’idea sia in Israele, se è ancora vivo chissà che aspetto ha, magari è ingrassato anche lui.
      Al momento, la voce di Daniele era uno strumento di lavoro per tutti , nella fatica di “gestire l’assemblea”.
      Quello, infatti, era il luogo vero dove succedevano le cose, dove chiunque poteva venire, e contare un pochino. Lì si misurava il Movimento, si scaldavano le anime, in un giorno nascevano e sparivano i leader, si “definiva la linea”.
      Si raccontavano gli arrestati, i feriti del giorno prima, le partecipazioni delle diverse scuole ai cortei, le reazioni -normalmente reazionarie, appunto- dei presidi. Prima e dopo, si litigava come matti sulle alternative, sulle mozioni da presentare, ma lì, durante l’assemblea, la sfida era nel convincere una maggioranza -oggi diremmo destrutturata- , ciascuno dignitoso nella personale certezza del vero e tutti parecchio arroganti, a far gruppo, a concordare su qualcosa.
      Chi ci veniva, alle assemblee, non erano pochi né confezionati né passivi, al contrario: era lì solo chi aveva il suo pubblico, nella sua scuola. Si poteva star sicuri che, se l’assemblea approvava un passo, il giorno dopo sarebbero stati migliaia a fare quel Movimento.

      Più avanti, quando i primi cancelli s’erano spalancati, s’ascoltavano le voci dei diseredati, o degli operai, più avanti ancora dei leaderini di altre assemblee di altre città. Ancora dopo, la cosa è cambiata davvero, con il festival delle sigle.

      Non avevano tempo fisso, gli interventi, era come la corrida: se le cose dette interessavano, s’andava avanti, sennò il rumoreggiare ti rispediva nei ranghi.
      Nessuna legge e regole rispettate : la “mozione d’ordine” serviva per stoppare le derive, per tirar fuori un senso, non se ne abusava.

      In questo era maestro Daniele: ottenuta per carisma e voce l’attenzione, andava al sodo e indirizzava – da vero animale politico lui capiva il momento, sentiva l’umore- sbagliava quasi mai.
      Subito dopo, un altro di noi proponeva la mozione d’ordine, e dunque un intervento a favore e uno contro poi si votava. Vincevamo quasi sempre, grazie al tempismo ed alla voce di Daniele.

      A volte ci si incarogniva, soprattutto i primi tempi, perchè dentro l’assemblea s’era proprio di tutto e di più.
      Al cinema Cristallo, un pomeriggio, era riapparso un gruppetto di fascistelli, tra cui, moncherino al collo, quello che aveva piazzato un mese prima la bomba carta dietro la Casa dello studente, ma gli era scoppiata in mano, ne aveva parlato la città.
      Era iniziata come al solito, interventi brevi , idee diverse, molto diverse quella volta, da far scintille. Andai io, al palco, per dire le posizioni del Doria. Ma iniziai mica tanto bene, apostrofando il monco e dicendogli nel microfono ehi, muzio scevola, dove ti scoppia la bombetta, oggi?
      Non la presero bene, e finì in rissa generale, spintoni e urla, qualche ceffone, non era ancora il tempo delle cose pese, s’era ancora indietro, le cose cambiavano più veloci di noi. Fu l’ultima volta dei fasci in assemblea , loro già percorrevano una via divaricante, preveggente.

      Di colpo Maggio; in tivu Parigi era nel casino, Daniele, internazionalista per cultura di razza e di famiglia, inzeppò la Volkswagen del suo cugino con 5 di noi, si partì credo di venerdì sera, nessun ricordo del viaggio -una bella dormita, immagino- una casa da film di Bellocchio nel quartiere latino, suoi amici francesi senza freni nel raccontare, accesisissimi-lui bilingue, cognome presente nella Storia del 900, e non solo di quella nazione, io invece non capivo una parola- poi si scese in strada, sul tardo pomeriggio, arruffati.
      L’aria pesava forte, si parlottava che i flicks avevano stuprato nei furgoni un po’ di ragazze prese per strada e davanti alla Sorbona, era soltanto una voce – le prove son venute assai dopo, anche se parecchie ne erano più che testimoni, ma da dentro è difficile confermare, prima bisogna uscire.

      Tutto diverso, in quelle strade. Ci sono, ma davvero, le barricate agli incroci, fatte di ogni cosa probabile e no, penso una tradizione di quella città, ogni tot svuota in strada cantine e solai; tanti, tantissimi giovani che s’agitano su e giù, mascelle serrate, decisi, sanno tutti cosa fare, a vederli. Serrande chiuse, qualche bar con tavolini spavaldamente aperto. Sirene lontane. Nessuna macchina nei grandissimi viali, giganteschi così vuoti, ci starebbe per il largo ogni piazza di Genova.
      Dopo poco è venuto il buio, molto buio, le sirene s’ avvicinano in quantità, francamente m’appiccico a Daniele perchè non ho idea di dove sono, questo un po’ m’ impedisce; una francesina mi allunga da un portone un cestello di bottiglie d’acqua minerale, dicendomi imperiosa qualcosa, ale’, pensavo d’aver capito, porta da bere alla barricata un po’ più avanti.
      Non era così semplice, dall’altra parte cominciavano ad arrivare, con traiettorie curve, i lacrimogeni, sembrano lenti ma no, rimbalzano per terra più volte, fischiando attorno fumo cattivo, i flicks avanzavano dietro un muro di scudi, mi bruciavano già gli occhi.
      L’ho portato comunque, il cestello, gli altri con me – controllavo con la coda dell’occhio- e l’ho mollato ad uno dei capi, credo lo fosse, ma magari anche no, merci, vous disposez d’un briquet o roba così.
      Fin lì c’arrivo, oltre ai fiammiferi gli ho anche allungato il pacchetto di nazionali, l’ha sdegnate, chiamava gli altri e distribuiva le bottiglie, poi ha acceso il fiammifero, ogni bottiglia aveva uno straccio in cima, gli ha dato fuoco, si sono arrampicati sulla barricata e le hanno lanciate al di là, esplodevano forte.
      Non è acqua minerale, mi sono stupito, tardo come una tartaruga.

      Quella notte, molto tardi e con i piedi dolenti, ci siamo contati e rimessi in macchina, siamo stati molto zitti, magari pensavamo, vien da dire, invece abbiam dormito di nuovo come massi, raggomitolati in un mucchio sul sedile posteriore.

      Il lunedì, all’assemblea, c’erano un paio di universitari da Valle Giulia, avevano iniziato ad occupare da un po’, poi la solita caciara su come organizzare il corteo per chieder di liberare gli arrestati a quello precedente.
      Per quel lunedì siamo stati solo a sentire, a votare, noi cinque, sparpagliati, anche Daniele senza voce.

  2. pierino e il luppolo says:

    letto e riletto prima bello poi ancora più bello

  3. Angelo Guarnieri says:

    Mi associo alle tue parole tenere e forti. La morte di Daniel ci rattrista, la memoria sopravvive ma testimonia qualcosa che non ci sarà più. Ce ne saranno altre ed io spero che conserveranno sempre un frammento di quella meraviglia. Sapere dei giocattoli autofabbricati, dopo 30 anni di annebbiamento del profilo, aggiunge un ricciolo nero che sfida il vento a quell'ardito sguardo che voleva un mondo migliore. Angelo Guarnieri

  4. Mariuccia says:

    Grazie Paolo. Mariuccia

  5. ANTONIO DEMURO says:

    Caro Paolo, la notizia della morte di Daniele mi ha colto come una mazzata mentre sono in viaggio nelle isole della piccola sonda in indonesia. Con Daniele avevamo scambiato qualche mails un po' di tempo fa. E' una delle persone alle quali sono stato piu' vicino all'epoca di Lotta Continua.
    Probabilmente tu hai dimenticato il particolare, ma io ricordo con precisione un episodio che ci ha visto protagonisti tutti e tre:tu, Daniele ed io. Si tratta di una riunione in casa di Daniele, in vico Croce Bianca. Oltre a noi 3 c'erano Oreste Scalzone e Mario Picco. La posta in gioco era l'adesione del GOS (rappresentato da Daniele, me e Mario) a Potere Operaio o a Lotta Continua.
    Tu e Oreste vi siete affrontati per ore. Alla fine ognuno ha scelto. Daniele ed io siamo entrati in LC e Mario Picco in PO. Il GOS non esisteva piu'. Ed e' stato per me l'inizio di un ben lungo percorso.
    Quel punto di partenza non l'ho mai dimenticato.
    E mai ho potuto dimenticare Daniele.
    Daniele e' una di quelle persone che, chissa' perche', si possono pensare solo vive, una di quelle persone che sono in contraddizione assoluta con la morte.
    Con la sua faccia da bambino, con la sua generosita', con la tenerezza con cui guardava il mondo, Daniele lascia in tutti noi il ricordo di un amico fedele, di un compagno di strada, e soprattutto di un compagno di vita. E questo e' senz'altro vero per me, perche' ho l'impressione che e' insieme a lui che ho scoperto la vita, quella vera….

  6. Anonymous says:

    Di Lotta Contina non soo mai stato, ma delle cose insieme le abbiamo fatte comnque, ultima forse la beffa al processo Pannella, io facevoo lui per ingannare la dlgos e consentirgli di presentarsi libero al processo e visto il segito, l'oggi berlusconiano, forse un po'mi dispiace,…ma Daniele l'avevo conosciuto ben prima nel Gos del centro, quello nel vicolo davanti al comune e ci affascinava tutti anche noi maschietti, magari un po'gelosi del suo sccesso con le donne, chi di noi non gli ha invidiato la bellezza di guia che soffro solo a pensarla… Ciò detto vorrei ricordare di quando, daniele si è sbagliato e questo suo forse ha cambiato la mia vita, perchè il 4 Marzo '72, si era in Pzza per Valpreda, manifestazione vietata, coordinamento dei S.O Daniele responsabile di tutti, Io dei capanniani.Cariche in via 25 aprile, fuga poi occpiamo via San Lrenzo. C'è chi rompe le vetrine Pot.Op. noi perbenisti andiamo via mi seguono la polizia carica tornate indietro…Di corsa torniamo, li prendiamo alle spalle cazzo questa volta ….incontro Daniele Vi siete smarcati bene bene andate a casa, era finito tutto opppure Daniele si sbalgliava…comnque accetto l'ordine perchè mi fa comodo, perchè con la paura ci facevo i conti….così in galera non ci sono finito neppure quella volta e sinceramente ringrazio Daniele per avermi evitato un sacco di casini….
    angelo gualco

  7. Mauro Sessarego says:

    Sì, la scritta nel sito ha dato fastidio anche a me, quando l'ho vista. Probabilmente perché ci sembra una distanza nel tempo da Daniel, e credo tu abbia fatto la cosa giusta nell'averlo ricordato così, come era e come è stato insieme a tutti/e noi. Fascinoso e a volte indisponente, trascinatore e assolutamente originale, unico nelle sue contraddizioni. Magnetico.
    Troppi gli episodi, e i momenti importanti, belli o meno. Hasta la memoria, siempre.
    Un abbraccio a Danielina.
    Il Signore accolga la sua anima.

  8. elena says:

    ho conosciuto daniel, daniela e 2 fantastici bimbi più di quindici anni fa a jaffa.. solo qualche settimane e non li ho più dimenticati..
    sempre nel mio cuore

  9. Edgar says:

    I knew Daniel Joffe and his parents very well. I was incredibly close to them all during Daniel’s first 20 years of life, and I was his contemporary. Daniel never grew up. His approach, his very personality were to be against something, never in favor of anything. He felt comfortable only when he could feel persecuted, part of a minority, in opposition to something, never mind what. He never was comfortable building something, being part of a structure that is permanent and constructive. He liked the term “resistenza”, by itself an indication of the will to resist something, but not to build something where he could feel rooted and comfortable. His psychological problems were probably originated by his family history, with his mother having been imprisoned in a political prisoners’ camp (not an extermination camp)in France during WWII, and having made much of the experience by writing a book and trying to appear like a persecuted heroine. He was undoubtedly very intelligent, but he wasted his life doing nothing and never achieving anything permanent. His story is perhaps another example of kids ruined by the student movement in Europe in the 60s and 70s, and wasting their lives after a dream that was unachievable, beside being wrong. He truly was a Peter Pan, a child who chose to remain a child forever.

    • Francesco Conte says:

      .. and how come were you so close to him and his family, if I may?

      fran
      mail fran.atopos@gmail.com

    • Demuro says:

      I believe that this world offers us many reasons to like the term “resistenza”, or not?
      But you see: finally Daniel has built something where he felt rooted: in the port of Jaffa, in the handicraft market of Tel Aviv. And his love for his wife and for her children, it’s nothing? He was the life he loved, how can it bother you?
      Sorry, but jealousy is sad to see …

      • Edgar says:

        Dear Demuro:

        Thanks for your thoughtful remarks. I knew Daniel many years ago, as we were children and teenagers at the same time, growing up in two families that were close. We were friends as children and for a period we saw each other a lot. Everybody who knew him was convinced he would accomplish a great deal in life: intelligent, witty, handsome, well educated, widely read, mature ahead of his years, multilingual, with just the right mixture of intellectual self-confidence and personal modesty to make people notice him and think him special. We expected him to become prime minister, or a scientist, or a great writer or mathematician, someone famous on the world stage as he was in our circle of friends.

        Fast-forward to today. By chance did I happen to find out about him on the Internet and learn of his death, which saddened me. At the same time I realized that he had not accomplished in life what his potential promised. Yes, he had a wife and family and a sense of roots in Jaffa and the toy stand, but certainly this was a far cry from what we all expected of him. It was not jealousy that prompted me to write my entry, but rather a sense of disappointment and sad resignation that life does not bring you everything you expect, and certainly not everything you could have accomplished. I am afraid this truth applies to everybody, but it is particularly striking in his case, as his natural intelligence and potential were much greater than in most people.

        I remember Manzoni’s famous lines about God’s gifts to Napoleon: “volle in lui del creator suo spirito più vasta orma stampar”. Indeed, Daniel had more gifts than most, and that is why we who knew and loved him early in life feel disappointed.

  10. Mario Poggi says:

    Ho appreso solo in questi giorni la notizia tristissima del commiato da parte di Daniel a tutti noi. Voglio pensarlo come un arrivederci perchè come giustamente afferma un altro compagno, Daniel è di quelle persone che restano sempre vivi nella memoria di chi le ha conosciute. Il mio rapporto con lotta continua, anche se abbastanza limitato,( ero iscritto alla NEGRO del P.C.I) si concretizzava in lunghe discussioni con Daniel e Paolo Brogi.
    Daniel non dimenticava mai di ironizzare sulla mia posizione, ad esempio un pomeriggio che passavo da Ravecca mi incrociò con la sua moto, si fermò e mi fece un prolungato Beeeee Beeeee Berlinguer! Riusciva a farmi riflettere e vergognare anche un pò e alcuni giorni dopo partecipai ad una manifestazione di L.C. che ebbe come culmine un nutrito lancio di sassi contro la sede del M.S.I. in via XX Settembre con successiva carica della P.S.
    Verso la fine degli anni ’70 ho avuto un figlio e l’ho chiamato Daniele per ricordare Joffe. Come secondo nome Paolo per l’amicizia con Brogi.

  11. maria canepa says:

    caro paolo,
    scrivo per chiederti conto di un’ “unica nota stonata” – come mi ha fatto notare non solo un amico ma soprattutto un famigliare di mt – che, spero impropriamente, ti è sfuggita nel bel ricordo di daniele.
    Oltre agli anni da te ricordati, in questi ultimi trenta/quarant’anni ho continuato a frequentare mt. Ti posso garantire che la sola cattiva compagnia che, non voluta, l’ha frequentata è stato questo brutto cancro che l’ha divorata senza mai intaccare nè la sua intelligenza nè la sua capacità di ragionata e intima riservatezza.
    mt non scriveva sui blog ma seguiva tutto e tutti, soprattutto chi aveva condiviso con lei segmenti importanti e significativi della sua esistenza. Realista fino alla spietatezza, era schiva ma sempre presente a tutto, in primis alla sua famiglia e al suo lavoro, ai pochi amici, con la serietà, la ricerca della perfezione e l’impegno che ha sempre posto nel suo fare.
    Le morti, anche quelle attese, ci colgono sempre impreparati e solo dopo si riflette…Le tue riflessioni e le pennellate nel ricordo di tuo fratello, che ho apprezzato e un po’ “conosciuto” tra quei ricordi così bene espressi, mi inducono a chiederti di riflettere sull’impressione che quelle poche ma infelici quanto affrettate parole (“cattive compagnie come il tempo ha dimostrato”) oltre all’incomprensibilità intrinseca possano ferire noi tutti amici di mt, ma soprattutto chi della sua famiglia le ha lette. Non sarà che si continua ad essere vittime di antichi quanto rovinosi errori?
    ciò detto, sono profondamente addolorata per la scomparsa di daniele e, nel ricordo della sua vitalità, abbraccio con affetto la sua famiglia.
    maria canepa.

  12. paolo brogi says:

    Per Maria Canepa: ho scritto solo che Mt era una donna “intelligente e di sinistra malgradoi le cattive compagnie”. Non quelle di poco tempo fa, che non so. Parlavo di alcune di quelle di allora che nel tempo hanno mostrato una brutta anima. Almeno, questa è la mia opinione.

    • Paolo Brogi says:

      Aggiungo per chiarezza. Mi dispiace so ho creato fraintendimenti. Ho detto di Maria Teresa MT quello che penso, l’ho sempre apprezzata per la sua intelligenza e per le sue posizioni che ho riscontrato nel tempo non lontane da quelle di allora e dalle mie. Questo la rafforza nel mio ricordo proprio per la distanza che si è creata con alcune frequentazioni degli anni ’70 che si sono rivelate nel tempo mediocri. Penso che andasse detto.

  13. mauro foglino says:

    vorrei rispondere a corrado cirio che all’epoca del gos in vico del duca
    davanti al comune ho conosciuto non riesco dopo tanti anni a contattarlo se mi leggi la mia mail è mauro.foglino@yahoo.it grazie per l’ospitalità

  14. coluccino ciro says:

    scusate ragazzi ( compagni?? ) va beh dai ragazzi cercando qualche foto di giuliano naria che avevo voglia di vederlo mi sono imbattuto in questo blog del mitico capo paolo brogi belin quanti anni…. purtroppo quindi con molto ritardo ho appreso di daniele joff mitico era l’unico che ci capiva un po’ a noi sballati del servizio d’ordine che volevamo unire l’utile al dilettevole ( ricordo con che sofferenza non riusci a salvarci dalla scomunica per un mese o qualcosa in piu’ che ci inflissero a me,gino di sestri p.,giuliano cannellini di cui non ho saputo piu’ niente e giuliano naria ) facendoci qualche innocente spinello ah ah stalinisti altro che lotta comunista che mangiavano pane e capitale…..che bello ragazzi per me che manco da genova da quasi 40 anni solo leggere i vostri nomi è un’emozione paolo sergio israel antonio demuro mauro ravasi ( responsabile dei studenti medi..) maria canepa guia fedefica pardon federica e riccardo il fratello ( che mi aveva aiutato nel ’76 che ero pieno di casini non per la politica ma per quell’altra cosa che ha distrutto il meglio del movimiento )e quando andammo sul gargano a vieste che stava anche la simonetta e marco masini e giuliano eh? demuro che io venni con la moto e me la fragarono e tornammo col treno passando da avellino da mio nonno fantastico che cazzo eravamo ragazzi beh.. scusate la confusione spero che dentro di voi vita permettendo con le sue difficolta’ siete rimasti come eravate perche’ pensateci bene abbiamo vissuto un’epoca talmente bella che mo mo mi viene da piangere a pensarci…ironia della sorte mentre scrivo sento nel televisore paolo liguori (straccio capo degli sfrattati di s. basilio a roma ) che è diventato opinionista a canale 5 quando si dice….beh paolo ti saluto scusa se ho approfittato del tuo blog per dire un po’ di cazzate chissa’ se ti ricordi di me, cmq io di te si e gli altri ragazzi chi ha memoria batta un colpo io l’ho detto prima sono gino o ginone non ricordo come mi chiamavano…, di sestri ponente roba tosta ..la delegazione dico

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