Mio fratello Vittorio
mercoledì, ottobre 13th, 2010
Ora hanno ammazzato anche mio fratello. Prima mia madre Bruna, tanti anni fa, per un dottorino ignorante che non aveva capito di cosa fosse ammalata. Poi mio padre Carlo, più tardi, che un pronto soccorso aveva rispedito a casa dopo una caduta nonostante il pericolo di un’emorragia cerebrale…E ora Vittorio, mio fratello, lasciato da solo in una camera di neurochirurgia al Santa Chiara di Pisa dopo un intervento alla colonna. Ci pensiamo noi, dovete andarvene, così ieri sera alle nove hanno allontanato mio nipote Bruno e Giorgetta compagna di una vita di mio fratello. Poi nella notte la telefonata brusca, non erano riusciti a tenerlo in vita. Mentre scrivo Bruno è in un commissariato di polizia, alle quattro del mattino, a verbalizzare una denuncia. E Giorgetta è da sola in quella cameretta d’ospedale a vegliarlo, sconvolta e avvilita. Non si muore così…
Dedico queste poche righe a Vittorio Brogi, una persona per bene, generosa, amante della giustizia, ingegnosa, combattiva e battagliera. Era diventato ingegnere chimico, quando Natta a Pisa avendo inventato il propilene teneva banco. Con la laurea in tasca se n’era andato a bordo di una piccola 500 a Milano, alla Snam quando gli ingegneri negli anni ’60 erano stipati da Mattei a centinaia in un bunker a San Donato Milanese e lì aveva organizzato con altri – ricordo – il primo sciopero di quei colletti bianchi massificati. E poi…poi altre fabbriche, il ritorno in Toscana, la direzione di impianti, l’insegnamento, la libera professione, l’idea di fare la carta in modi nuovi, tante altre idee che aveva cercato di realizzare…
Vittorio si era costruito una casa in pratica da solo, imitando un po’ i moduli di Wright. La casa è ancora lì, in quella fetta di terra lunga lunga, alla periferia di Lucca, a Zone, in mezzo a un orizzonte costellato di pioppi. E da solo zappava e segava, curava il suo orto, gestiva il suo piccolo laboratorio, affrontava i lavori manuali senza tirarsi indietro. A me più giovane di nove anni aveva lasciato la biblioteca Bur con cui mi sono formato da ragazzo, vagando da Cechov ad Apuleio. Credo che mi abbia anche insegnato non tanto a nuotare ma ad uscire in mare aperto col libeccio, come si faceva allora nel pieno delle nostre forze in quelle estati che passavamo in Versilia, a Tonfano. Cose da ragazzi. E il mare gli era rimasto addosso, per come l’aveva cercato a San Vincenzo e a Baratti di cui metto una foto qui che avrebbe apprezzato.
Si chiamava come il babbo del babbo, che a San Miniato teneva in piedi la sua famiglia ammazzandosi di fatica in un orto di proprietà comunale giusto sotto le mura del paese. Vittorio era nato in aprile, come me. E come me aveva un carattere spiccio, diretto, poco diplomatico. Lo sanno bene tutti i maneggioni che nella sua regione se lo sono ritrovato spesso tra i piedi, con le sue famose denunce e i suoi esposti. Cosa chiedeva l’ingegner Brogi? Chiedeva un po’ di regole, ma a volte basta così poco per essere considerati anomali e strani.
Da ultimo era caduto ed era tornato a cadere. Ed era iniziato il giro dei dottori. Ora a 75 anni sperava di poter tornare a camminare bene, con questa operazione che invece gli è stata fatale.
Scrivo queste poche righe per chi lo conosceva, ma voglio sperare che possano essere lette anche da chi non l’aveva mai incontrato. E’ un modo per fare mattina e prepararsi a dargli l’ultimo addio. Tra un po’ scendo, salgo sull’auto e faccio ancora una volta questo tragitto che mi separa da Pisa.
19 Responses to Mio fratello Vittorio
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un abbraccio
un abbraccio forte forte .
un abbraccio, posso solo questo.
Grazie per questo ricordo, anche se non l’ho conosciuto. Un abbraccio.
Io abito qui a zone e la mia famiglia lo conosceva benissimo, quasi quotidianamente era qui a casa nostra, quando non telefonava…
Un grande vuoto che resta per una persona che ci ha sempre aiutato
per risolvere grandi e piccoli problemi contro la burocrazia, gli enti…… e che forse non abbiamo ringraziato abbastanza…
L’ing. Brogi è stato mio professore di Tecnologia Meccanica alla fine degli anni 60 all’ITI E. Fermi di Lucca. Lo ricordo come un insegnante “sui generis” rispetto allo standard dell’epoca. Cercava di trasferire le sua espertienza lavorativa nell’insegnamento della materia rendendola appassionante a noi che portavamo dentro l’inquietudine di quegli anni. Mi ricordo la sua ironia che forse non era compresa da tutti tanto era sottile e garbata. Era un vero signore e come tutti i veri signori poteva apparire un Don Chisciotte. Era piacevole incontrarlo per strada e anche dopo molti anni da quel fatidico diploma si ricordava perfettamente di ognuno di noi. Amava scherzare l’Ing. Brogi.Amava essere un “bastian contrario” con le idee precise e con le carte in regola.
Addio ingegnere
Mauro Pucci Classe 5^B Meccanici Anno scolastico 1969/70
ciao Vittorio, o come ti chiamavo” carta bollata” voglio ricordarti
come quando ci si incontrava ai convegni.
Mi mancheranno le tue telefonate notturne.
ciao
Ti sono vicino. Ciao.
Paolo Santurri
Grazie Paolo, mi ha fatto piacere conoscere tuo fratello.
Ciao Paolo,
ti abbraccio forte
Lorenzo
E lo chiamano destino
ti sono vicino
un abbraccio carlo
Ciao Paolo,
leggo solo ora quanto hai scritto su tuo fratello Vittorio e ti mando un grande abbraccio. Mi sarebbe piaciuto conoscerlo. Citando le parole del suo alunno Mauro della 5^B Meccanici Anno scolastico 1969/70, insieme dovevate essere due bei “bastian contrario, con le idee precise e con le carte in regola”
Caro Paolo, anche da me un abbraccio forte forte. Non sapevo che avessi un fratello, ma è lì, nel ricordo che ci hai lasciato, come se l’avessimo conosciuto. Un abbraccio forte anche a suo figlio e a Giorgietta, la sua compagna. Che rabbia, davvero, morire per incuria. Daniela
mi piace chi come te va dritto al centro delle cose, così come in questo tuo scritto dedicato a tuo fratello. t’abbraccio momi
caro paolo, leggo solo ora. Anch’io toscana, immagino bene come doveva essere tuo fratello e quanto vi somigliavate. Ti abbraccio forte.
Viva chi lotta dalla parte delle regole, buon viaggio Vittorio (e continua a tenere per mano brog)
peccato non averlo conosciuto per tempo…
un bacio,
Paolo
Caro Paolo, bello il ricordo di tuo fratello.
Un abbraccio forte e grande
Daniela
ciao paolo oggi giorno di natale per caso ho letto di tuo fratello vittorio che non conoscevo e non pensavo nemmeno che paolo brogi fossi tu ma poi mi sono ricordato dei libri bur che tu tenevi in quella cameretta del pensionato lanteri di pisa e ho ricollegato tutto mi dispiace di tuo fratello uno che avrei voluto conoscere e che forse avrei conosciuto se avessi continuato a restare al lanteri come forse hai fatto tu ciao r buon natale giancarlo