Tunisia, confusione e squallidi ricatti

venerdì, gennaio 20th, 2012

Che succede in Tunisia? Il ministro dell’interno ricattato con uno squallido video relativo alla sua detenzione passata, la politica boccheggia…Descrive per noi la situazione Raja ElFani:

Trans
di Raja ElFani

Focus sulla Transizione, fase delicata in cui oggi s’impone in più l’iter della globalità. Fine di una intera settimana di sedute pubbliche alla Camera tunisina. Gli eletti fissano gli articoli del Regolamento Interno come fosse la Costituzione, tra scoop e sexgate à la page – remake dell’atemporale copione mediatico transnazionale. Ben Ali risorge tramite le tattiche del suo avvocato libanese mentre si fatica a soffocare i sussulti della corruzione ereditata. Nel mirino il ministro dell’Interno Larayed che, con un video shock della sua passata prigionia, diventa cavia della volgarizzazione di un facile dibattito. Sorprende però la Tunisia: non è scattato l’orrore per la visione sodomita, prova che perfino in un paese arabo la pratica è immaginabile quanto scontata la più squallida detrazione.
Ma le operazioni-calunnia distraggono dalla necessità di vere inchieste come il legame tra Ennahda e le gang islamiste. L’affare Soliman che nell’inverno 2007 ha istruito la Tunisia sugli attentati, fu una retata di polizia atta a tranquillizzare Ben Ali, ieri come oggi ossessionato dai colpi di stato, proprio lui che riuscì il suo contro Bourguiba. L’operazione era la sintesi locale della sorveglianza anti Aqmi, l’Al-Qaida impiantata in Algeria. Raggruppati nelle prigioni di Kasserine e provincia, i banditi sono stati amnistiati, se non erano già evasi, con la rivoluzione. Alcuni sono oggi dietro le proteste religiose dell’università e cercano una reintegrazione per le vie sociali, mescolandosi agli estremisti senza addestramento. Per finire, l’abiura recente di Ennahda dal suo passato terroristico non garantisce una coordinazione totale degli interessi islamisti.
Alla Camera è stata finalmente emendata la Trasparenza nell’art.61, una causa politica internazionale che, più che un’autentica avanguardia teorica, rappresenta la prossima generazione di dirigenti, la forza politica reale che la transizione potrà generare. Da riallacciare alla tendenza, il format del Partito Pirata (impedito di registrarsi in Tunisia come in molti paesi occidentali) movimento internazionale di resistenza alle offensive governative che limitano l’approvvigionamento diretto di dati. Il campo di battaglia quindi è Internet, dove oltre alle azioni Anonymous va concepita e difesa la libertà contemporanea, non solo virtuale. L’FBI oggi condanna e chiude i grandi siti di upload e Sarkozy, affiancato dalla Hadopi, esempio di agenzia anacronistica camuffata dietro la bandiera del diritto d’autore, s’incammina verso i suoi decreti di censura. La Tunisia, dove si sono moltiplicati i workshop occidentali su l’opendata e le tecnologie, è il paese in fermento dove studiare e verificarne gli impulsi. La realtà transitiva offre una visibilità sociologica senza pari.
La politica boccheggia ma per essere al passo con la fluidità, c’è da definire i contenuti di un pensiero planetario, gli standard dei valori condivisi che trascendono le identità. Per ora la civiltà si struttura sulla versione commerciale della mondializzazione, ma l’omologazione non può essere tutto quello che questa prevede.
Alla fine, in una tale cultura dell’ubiquità, l’offshore è diventato uno stadio di coscienza espansa. Gli impianti delle industrie, gli uffici locali delle multinazionali, le basi militari, cave e scavi, tutti segni insomma di una sistemazione radicata, di uno sharing seppur forzato più che mai territoriale, e irreversibile più della vecchia colonizzazione. La guerra in Libia ha rinforzato la presenza internazionale nella regione, tanto che per i recenti sequestri dentro Eni e British Gas in Tunisia è intervenuto l’esercito a differenza del resto delle proteste del paese. Soluzione che dispensa gli enti da qualsiasi confronto. Nessuno disturbi gli operatori della preventiva esplorazione dell’U.S Geological Survey. Termine scientifico per giacimenti. Suon di corno.
Raja ElFani

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One Response to Tunisia, confusione e squallidi ricatti

  1. Il problema è che il ricatto si colloca in una precisa strategia dei movimenti laici per screditare il partito an-Nahda come cricca di omosessuali e pedofili, come dimostrano anche altri episodi (link: Tunisia, il porno-outing del ministro). Il che può diventare un enorme rischio per la comunità omosessuale locale…

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