Immigrati e diritti umani, la denuncia dei gesuiti del Centro Astalli

giovedì, maggio 30th, 2013

DIRITTI UMANI per i rifugiati solo una chimera
Famiglia Cristiana, 30-05-2013
PADRE GIOVANNI LA MANNA
Presidente Centro Astalli
Sono 15.700 i rifugiati che in Italia hanno chiesto protezione nel 2012. Uomini e donne scappati da guerre e persecuzioni in cerca di salvezza in un Paese sicuro.
Purtroppo, per queste persone la vita in Italia è tutt’altro che al sicuro.
Le condizioni di accoglienza che il sistema italiano è in grado di offrire sono spesso insufficienti. Basti pensare che, in molte delle nostre grandi città, una famiglia con bambini, anche molto piccoli, può aspettare mesi prima di ricevere un posto letto. Che ancora oggi sono innumerevoli le occupazioni irregolari di stabili da parte di persone che hanno ricevuto una protezione internazionale. 0 anche che, qualunque sia il titolo di studio di un rifugiato nel proprio Paese, in Italia deve ricominciare dalla scuola media.
Per non dire delle inefficienze burocratiche, che rendono la procedura legale una gimcana complicatissima anche per le cose più semplici, come la consegna dei permesso di soggiorno.
Un rifugiato su tre è stato vittima di tortura nel suo Paese, ma questo per la legge italiana non è rilevante. Non dà diritto a un’accoglienza o non permette di accedere a un qualsivoglia percorso di integrazione.
Molti vtvono per strada, senza contatti umani significativi, senza Speranza. Quando il fardello di dolore che hanno con sé diventa troppo pesante, la mente esplode. È cosi che Samir, che non dorme da giorni, cerca di togliersi la vita al Centro Astalli, o a Milano Mada, rifugiato ghanese, in preda alla follia si macchia di un delitto orrendo di cui è autore e vittima allo stesso tempo.
I diritti umani per molti rifugiati in Italia sono una chimera, ma la denuncia non può bastare. Serve la volontà politica di riempire di significato la parola protezione. Urge una presa di coscienza da parte di una società ancora troppo indifferente di fronte ai dolori dell’umanitä in viaggio.

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