Bossi-Fini: come è morto Moustapha Anaki nel Cie di Isola Capo Rizzuto?

mercoledì, agosto 21st, 2013
MIGRANTI – CIE CROTONE, INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI CELESTE COSTANTINO (SEL): “FARE CHIAREZZA SU MORTE ANAKI”
«Vogliamo sapere i risultati dell’autopsia e vedere la cartella clinica di Moustapha Anaki, 31 anni, migrante proveniente dal Marocco e morto in circostante ancora non chiarite lo scorso 10 agosto nel Centro identificazione e di espulsione Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto (Crotone)», afferma Celeste Costantino, deputata di Sinistra Ecologia Libertà.
Moustapha Anaki, recluso da un mese nella struttura, si trovava da sette anni in Italia, senza permesso di soggiorno. Quindi per le leggi vergognose (Bossi-Fini, pacchetto Sicurezza 2009) considerato un immigrato irregolare in attesa di espulsione. In seguito alla sua morte i 51 migranti presenti nella struttura hanno protestato rendendo inagibile il centro. Ciò ha portato alla chiusura del Cie e al trasferimento dei migranti in altre strutture italiane. Dall’Ente gestore, le Misericordie, è stato dichiarato che “Anaki soffriva di cardiopatia” e che “la protesta è legata ai tempi di permanenza” e non alla morte del giovane.
«Vorremmo capire perché la notizia della sua morte e della successiva protesta dei migranti sia stata comunicata solo dopo una settimana dai fatti – afferma Celeste Costantino – Per questo motivo stiamo per depositare un’interrogazione parlamentare al ministro Alfano e alla ministra Kyenge per chiedere chiarezza al Governo sull’accaduto».
«Domani la ministra per l’integrazione Kyenge sarà in visita al centro Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto. Ci piacerebbe che in quella occasione rendesse più chiara una vicenda che ha dei contorni decisamente oscuri. E che gettano ombre sulla gestione dell’accoglienza in Italia. Vorremmo conoscere – conclude la deputata Costantino – il motivo della morte di Moustapha, sapere dove sono stati trasferiti i 51 migranti “testimoni” della vicenda, conoscere le condizioni di vita dei migranti dopo la riduzione dei servizi al minimo (21 euro al giorno, il più basso di tutti i centri italiani), apprendere il motivo per il quale la Prefettura nega da mesi l’accesso alla stampa per “ordine pubblico”».
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