Il 45% degli italiani è funzionalmente analfabeta. Un appello ai ministri Carrozza e Kyenge

martedì, settembre 17th, 2013

ANALFABETISMO: PARALISI E CURA PER L’ITALIA

Appello rivolto:

al Ministro dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza

al Ministro dell’Integrazione Cècile Kyenge

e per conoscenza:

alle autorità italiane ed europee che hanno responsabilità nell’ambito dell’alfabetizzazione degli adulti

alle persone, comunità e organizzazioni interessate alla tutela dei diritti umani

Premessa

Esiste in Italia un problema quasi sempre ignorato, che costituisce una reale paralisi per la vita del paese. L’intento di questo appello è quello di far emergere questo problema, indicare alcune delle sofferenze e delle disfunzioni che può comportare sia per i singoli individui che per l’intera collettività e indicare alcune proposte urgenti di intervento.

Far emergere il problema

Secondo l’indagine ALL (Adult Literacy and life skills 2001-2006) realizzata dall’OCSE oltre il 45% della popolazione italiana è funzionalmente analfabeta1, cioè non è in grado di leggere un semplice volantino illustrato e non è in grado di compilare un modulo, operazioni necessarie e molto frequenti nella vita quotidiana. Si attendono per ottobre 2013 i dati completi dell’indagine PIAAC – OCSE (2010-2013); per ora l’indagine pilota colloca l’ Italia agli ultimi posti con un 5% della popolazione tra i 16 e i 65 anni che non è in grado di leggere una semplice parola, cioè è analfabeta totale e un 33% che non è in grado di leggere o scrivere una semplice frase. Per un paese come l’Italia, per la sua vita educativa, sociale, economica, politica e culturale, poter contare su una popolazione che sia in grado di comprendere ed esprimere messaggi scritti dovrebbe essere essenziale. I dati della ricerca ALL ci dicono invece che per oltre il 45% degli italiani è un problema scrivere un biglietto di due righe, ci dicono che un segnale di pericolo con un avvertimento scritto, per esempio: “Altamente nocivo – non utilizzare per il lavaggio stoviglie” può mettere a rischio la salute di molti cittadini se gli addetti alle pulizie in un ospedale fanno parte di quel 45% che quest’indagine segnala come nervo scoperto del paese. La ricerca riguarda l’intera popolazione; gli immigrati che rientravano nel campione corrispondevano alla percentuale degli immigrati presenti sul territorio nazionale.

Una parte consistente di adulti che in Italia non sanno leggere e scrivere ha attraversato la scuola dell’obbligo senza imparare (e questo dovrà essere oggetto di una seria revisione per individuare ciò che non funziona); poco meno della metà di questi adulti è invece costituita da persone che non hanno mai avuto l’opportunità di frequentare la scuola (o l’hanno frequentata solo per un breve periodo), non tanto qui in Italia ma soprattutto nel proprio paese d’origine. Ci sono adolescenti che provengono da altri paesi e che accedono alla scuola secondaria con un percorso scolastico nel paese d’origine che non ha permesso loro di acquisire le competenze necessarie per un’alfabetizzazione di base in lingua madre2.

Sono inoltre molti gli adulti, che solo in piccola parte accedono alla formazione (nei CTP o nel terzo settore)3, che provengono da paesi nei quali il tasso di alfabetizzazione è inferiore al 20%, così come era la situazione italiana dopo l’unificazione del 1861. La situazione è variegata: alcuni non sono in grado di leggere e scrivere né la propria lingua madre né la lingua del paese nel quale sono emigrati, altri sono debolmente alfabetizzati in una lingua con un alfabeto che spesso ha caratteri diversi da quelli latini, altri sono in grado di riconoscere lettere, parole e più raramente semplicissime frasi in italiano (si trovano cioè a stadi diversi di semi analfabetismo) ma queste competenze non sono sufficienti per affrontare i compiti di lettura e scrittura che la vita quotidiana richiede. L’apprendimento dell’italiano come seconda lingua (L2) deve tenere conto di situazioni di analfabetismo e semi analfabetismo che vanno colmate e che spesso trovano impreparati docenti, dirigenti e formatori.

Tra i paesi che hanno deciso negli ultimi anni di individuare e misurare la realtà dell’analfabetismo, alcuni hanno scoperto che le dimensioni del fenomeno sono sconcertanti: in Germania gli analfabeti sono 7 milioni e mezzo (di cui solo 3 non hanno il tedesco come lingua madre)4; più di 5 milioni di analfabeti si collocano tra il livello Alpha 3 e il livello Alpha 25; questo significa che le loro competenze vanno dalla capacità di scrivere una breve lista della spesa ad un massimo di 2 semplici frasi, ma non sono in grado di leggere e comprendere un brevissimo testo con istruzioni scritte relative ad una semplice professione. In Germania i livelli “Alpha” predispongono un percorso graduato, con indicatori di abilità che si collocano al di sotto delle competenze previste dai livelli individuati dal Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (Consiglio d’Europa, 2001), Quadro che considera l’acquisizione delle competenze alfabetiche come prerequisito già posseduto, e che dunque necessita di una consistente integrazione là dove si voglia intervenire, con serie politiche migratorie, a normare tempi e percorsi di apprendimento che tengano conto di coloro che non hanno mai avuto l’opportunità di imparare a leggere e a scrivere nemmeno la propria lingua madre.6

A livello istituzionale la voce “adulti analfabeti” quali risorse riceve in Italia? Quanti insegnanti, quali e quanti percorsi, quante ore, quante classi, quale ricerca, quale formazione, quali materiali didattici? Manca una letteratura sui livelli, sui tempi e sulle problematiche di chi si trova a dover imparare l’italiano come L2 a partire da una situazione di analfabetismo.7

Fino ad oggi in Italia è mancata la consapevolezza politica del problema e si è giunti talvolta a situazioni di vera e propria esclusione istituzionale, dove è stato impedito agli analfabeti l’accesso ad un percorso formativo. Anche là dove non si verifica un’ostilità esplicita, a volte si registrano situazioni di “parcheggio” che, non fornendo strumenti adeguati, conducono le persone all’abbandono dei corsi. E’ inoltre preoccupante che nella definizione di responsabilità e competenze, in diverse realtà si tenda ad indirizzare coloro che più avrebbero bisogno di percorsi strutturati e continuativi all’estemporaneità del volontariato, non in supporto all’offerta della scuola pubblica ma in alternativa ad essa. Coloro che hanno ricevuto pochissime o nessuna opportunità di istruzione dovrebbero ricevere, secondo l’articolo 3 della Costituzione, maggiori opportunità e risorse al fine di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Quali sofferenze e quali disfunzioni può comportare l’analfabetismo?

Vi sono realtà, in zone geografiche molto distanti dalla nostra, nelle quali si può vivere la propria vita familiare, lavorativa, sociale e culturale anche senza saper leggere e scrivere; realtà caratterizzate da una cultura orale. Non è così per la maggior parte dei paesi nel mondo, non è così per il contesto europeo ed italiano fortemente connotati dalla mediazione della lettura e della scrittura per la maggior parte delle operazioni quotidiane. Maria Montessori afferma che la potenza dell’alfabeto, la conquista più importante per tutta l’umanità, non è semplicemente quella di far capire le parole scritte nel loro senso, ma è quella di dare nuovi caratteri al linguaggio raddoppiandolo. La padronanza dell’alfabeto arricchisce l’uomo, estende i suoi poteri naturali di esprimersi, li rende permanenti, li trasmette nel tempo e nello spazio, gli permette di rivolgersi all’umanità e alle nuove generazioni. Aggiungiamo che nel contesto attuale, per ottenere beni e servizi è aumentato il peso del codice scritto: agli sportelli nei quali ci si recava per un’iscrizione potendo interagire oralmente con un operatore, agli uffici che fornivano documenti e riscuotevano pagamenti si sono sostituiti siti e macchine computerizzate con le quali si può interagire solo attraverso la comprensione di un testo che deve essere letto. Non essere in grado di leggere e scrivere significa dover dipendere da altri per molte operazioni quotidiane, e quindi perdere la propria autonomia di adulti per il soddisfacimento dei bisogni elementari: iscrivere un figlio a scuola e seguirne il percorso, pagare il ticket di una visita medica e comprendere le istruzioni relative ai farmaci, acquistare un biglietto per il trasporto pubblico da una macchinetta, leggere le insegne dei negozi, il tabellone delle partenze o degli arrivi dei treni per individuare orari e binari. Vivere in una comunità, valutarne le scelte, eleggere coloro che la governeranno, poter utilizzare la lettura e la scrittura per la crescita ed il benessere proprio e altrui sono azioni altrettanto essenziali alla vita di un adulto. Spesso gli adulti che imparano a leggere e scrivere dopo molti anni nei quali erano stati analfabeti dicono di sé che prima erano ciechi e grazie alla lettura e alla scrittura sentono di vederci; come persone uscite da un tunnel, che acquistano dignità, possibilità di interagire alla pari, uscire dall’emarginazione e dall’umiliazione. Le persone che perdono autonomia motoria o quelle virility pills vp rx non vedenti hanno giustamente diritto ad assegni di accompagnamento e a cure riabilitative. Coloro che non hanno autonomia nella lettura e nella scrittura, non per un handicap invalidante ed irreversibile, ma per una condizione che attraverso percorsi di alfabetizzazione potrebbe essere risolta, nel nostro paese si trovano quasi completamente sprovvisti di un’offerta formativa rivolta specificamente a loro. L’assurdo è che nel non occuparci tempestivamente di questa emergenza, mettiamo in pericolo l’intero paese, costretto a muoversi con una disabilità che impedisce il 45% delle scelte e dei movimenti del corpo e della mente. Paesi come l’ Australia e gli Stati Uniti hanno calcolato che mantenere nell’analfabetismo fasce consistenti della popolazione adulta, oltre ad incidere in modo profondamente negativo sul benessere della vita sociale, ha un costo elevatissimo soprattutto nel settore sanitario e in quello occupazionale. Questi dati sono confermati anche dalle indagini OCSE.8

8 Nota 1

Una sofferenza alla quale molte persone sono sottoposte ingiustamente è determinata dagli obblighi previsti all’interno del “pacchetto sicurezza”: oltre all’ingiustizia subita per non aver avuto accesso alla formazione nell’infanzia, oltre ad emigrazioni spesso forzate da situazioni invivibili per la mancanza di condizioni minime di sostentamento e per la presenza di guerre, la legislazione attuale impone ai migranti il superamento di un test di conoscenza dell’italiano che non tiene minimamente conto dei livelli di competenza alfabetica in ingresso. La legge non prevede in alcun modo oneri da parte dello Stato nella direzione della diffusione capillare di un’offerta formativa funzionale alle diverse esigenze. Una politica che spesso si è macchiata di scelte contrarie agli impegni sottoscritti a livello internazionale in materia di diritti umani e di diritti d’asilo, ha negli ultimi anni condizionato gravemente la finalità istituzionale dei Centri per l’istruzione degli adulti. Con l’entrata in vigore del decreto interministeriale 04.06.2010 e delle successive norme dell’accordo di integrazione (DPR 179 del 14.09.2011) i CTP (CPIA) sono stati travolti da un’attività frenetica di preparazione e somministrazione di test funzionali all’ottenimento dei documenti di soggiorno. Su questi test hanno espresso pareri contrari e per molti motivi differenti persone autorevoli9, poiché è un test che anziché stimolare un processo di acquisizione della lingua funzionale ad un’interazione che innalzi il livello degli scambi culturali e della coesione sociale, di fatto discrimina, penalizza e crea barriere insormontabili per appartenere ad un paese che nella carta fondamentale si è dato appunto l’impegno a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno inserimento sociale dei cittadini-lavoratori10. Ci sono paesi nei quali l’impegno costituzionale a tutela dei diritti dell’uomo vincola la legislazione al punto di definire con estrema precisione quali e quanti strumenti lo Stato mette a disposizione affinché questi diritti siano riconosciuti in modo concreto ed effettivo e non siano semplicemente scritti su un pezzo di carta, senza alcuna corrispondenza con la realtà. I paesi che hanno già rilevato e studiato il problema dell’analfabetismo, segnalano che le persone che imparano per la prima volta a leggere e a scrivere in età adulta necessitano di percorsi di studio di circa 800 ore, estendibili fino a 1200, per passare dall’analfabetismo all’acquisizione delle abilità di base di lettura e scrittura11. In Germania l’offerta formativa dei corsi pubblici gratuiti garantisce agli analfabeti (sia tedeschi che immigrati) 10 moduli orari da 45 minuti a settimana in classi di massimo 10 studenti12. Lo Stato tedesco, mentre da un lato si impegna in un’offerta così ricca, stabilisce anche che lo straniero possa fare ricorso nel caso in cui il Ministero non eroghi le ore previste. Lo Stato italiano, invece, è assolutamente carente nell’offerta formativa, perché i Centri per l’istruzione degli adulti non sono distribuiti in modo capillare sul territorio e spesso hanno liste d’attesa interminabili. Sono due le situazioni dell’istruzione degli adulti che sono in conflitto con l’articolo 26 della dichiarazione dei diritti dell’uomo13. La prima riguarda l’acquisizione del titolo di studio minimo. Il DPR 4.10.201214 considera come primo gradino dell’istruzione degli adulti l’ottenimento della licenza media, ignorando quasi completamente il percorso di alfabetizzazione che la deve precedere. Tutti saremmo scandalizzati se per i nostri figli improvvisamente lo Stato decidesse di non offrire più nulla tra i 6 e i 14 anni se non un corso di un unico anno funzionale all’ottenimento della licenza media. Eppure per gli adulti è così: per chi non ha le competenze alfabetiche e numeriche di base è previsto un percorso formativo del tutto insufficiente15. La seconda situazione riguarda l’ottenimento del livello A2 di conoscenza della lingua italiana, che costituisce la soglia obbligatoria per il soggiorno di un migrante. Nelle nuove linee guida per i

CPIA non vi è alcun riferimento alla situazione di partenza degli studenti: sono indicate 200 ore sia per il plurilaureato che per l’analfabeta, e sappiamo bene che “non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra diseguali”16.

Proposte di intervento urgenti

Come ha sempre sostenuto Paulo Freire, il tema dell’ alfabetizzazione non è neutro e chiede un’opzione politica molto chiara, poiché “dare la parola a chi non ne ha il dominio” significa fare una scelta che realizza il diritto di tutti ad una vita dignitosa. La paralisi di una parte del corpo sociale è paralisi di tutto il corpo, decidere di dare priorità alla cura è scegliere la cosa migliore per tutti e per ciascuno.

Solamente pochi anni fa i disturbi specifici di apprendimento (DSA) non erano riconosciuti; le persone con questi disturbi non erano tutelate e non avevano diritto a strumenti compensativi. Dopo un percorso faticoso siamo giunti ad una situazione nella quale la legge interviene stabilendo chi certifica e a quali strumenti, supporti, semplificazioni, tempi gli studenti hanno diritto. Crediamo che sia necessario avviare un processo simile nei confronti delle problematiche connesse all’analfabetismo. La civiltà di un paese si misura dal modo in cui tratta i soggetti più deboli: un modo non occasionale, ma scelto consapevolmente come legge che tutela la debolezza e come comportamento spontaneo diffuso, frutto di un’educazione e di una cultura solidali.

Chiediamo quindi al Governo italiano, e in particolare:

al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza

al Ministro dell’Integrazione Cècile Kyenge

i seguenti impegni nell’ambito dell’istruzione degli adulti :

1. Diffondere a livello capillare su tutto il territorio nazionale le opportunità formative per gli adulti, in particolare i corsi di alfabetizzazione e di italiano L2 all’interno di un sistema di apprendimento permanente che realizzi le raccomandazioni europee relative al lifelong learning

2. Aumentare il numero dei docenti alfabetizzatori e insegnanti di italiano L2 (potenziandone la formazione) affinché possano rispondere alle esigenze di alfabetizzazione che attualmente non trovano risposte istituzionali, e affinché possano occuparsi stabilmente delle esigenze formative delle quali si sta occupando in modo estemporaneo il volontariato, da coinvolgere positivamente in supporto all’offerta pubblica e non in alternativa ad essa

3. Definire in modo condiviso a livello nazionale livelli di alfabetizzazione al di sotto del livello A1 del Quadro Comune Europeo con descrittori che permettano:

– l’individuazione di tutto il percorso graduale delle abilità e delle competenze necessarie per

passare dalla situazione di analfabetismo totale ad una competenza alfabetica strumentale

prima e funzionale poi

– la creazione di percorsi istituzionali relativi alle competenze alfanumeriche inferiori alla

licenza media

– la predisposizione di risorse, pacchetti orari e formazione docenti adeguati

– la certificazione dei livelli di alfabetizzazione raggiunti

– la trasparenza e l’efficacia dell’ente formatore

4. Rivedere l’attuale legislazione interministeriale sull’integrazione (DECRETO 04.06.2010; DPR 179 14.09.2011) attualmente in vigore che è in conflitto con i principi della dichiarazione dei diritti dell’uomo e della Costituzione italiana, elaborando proposte normative che mirino ad un incremento della competenza comunicativa dei migranti in lingua italiana e che favoriscano un’interazione interculturale che arricchisca il benessere della vita e delle relazioni per l’intera comunità nazionale, nell’ottica di un percorso finalizzato alla piena cittadinanza

5. Potenziare il raccordo tra le Università e i Centri per l’istruzione degli adulti, favorendo la ricerca sul tema e la condivisione delle buone prassi, anche con appuntamenti costanti per l’approfondimento e lo scambio attraverso seminari nazionali e regionali in rete

6. Creare opportunità complementari al sistema scolastico che aiutino la popolazione non alfabetizzata (sia migrante che autoctona) ad uscire dalla condizione invalidante dell’analfabetismo: biblioteche con supporti specifici per la lettura di coloro che sono debolmente alfabetizzati, programmi televisivi dedicati, siti e app creati specificamente per l’alfabetizzazione degli adulti

Reggio Emilia, 05.09.2013

E’ possibile firmare l’appello sul sito www.change.org all’ indirizzo: http://chn.ge/19LWMnl

Per contatti e/o informazioni: paola.casi@italianoperme.it ; reggioliteracy@gmail.com

Tra i primi firmatari, Tullio de Mauro (Univ Roma3) Monica Barni e Carla Bagna (Univ per stranieri di Siena) Graziella Favaro (Centro Come Milano) Duccio Demetrio (Univ Bicocca Milano) Gabriele Pallotti (Univ Modena e Reggio Emilia) Vanna Iori ( Univ cattolica) e Flavia Prodi

Si firma anche all’indirizzo :

http://chn.ge/19LWMnl

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