Debenedetti, gli ebrei creduloni, l’innocenza

martedì, ottobre 22nd, 2013

Leggere il testo di Giacomo Debenedetti “16 ottobre 1943” in Largo 16 ottobre 1943 è senz’altro un atto poco usuale, coraggioso, importante. E il fatto che ad offrirlo alla piazza gremita siano stati gli Zingaretti, con un forte richiamo alla storia della loro famiglia coinvolta nella razzia degli ebrei, ha aggiunto forza e calore alla lettura, peraltro del testo ovviamente non integrale. Farlo precedere poi da un intervento “politico” sulla memoria da parte di Nicola Zingaretti è servito ad ancorare meglio la serata.

Però.

Però il testo di Giacomo Debenedetti (sopra nella foto), anche in forma parziale, è un testo da leggere e calibrare, da assaporare e vagliare, guai a forzarlo con momenti di recitazione che inevitabilmente concorrono a caricarne le parole, le immagini, le affermazioni, le licenze poetiche.

Il carico in più – tanto per fare un esempio – è stato senz’altro nella sottolineatura del carattere credulone degli ebrei romani, una lente di ingrandimento che partendo da dati anche reali ha portato il letterato Debenedetti – in quel momento un letterato a Roma ma allevato e cresciuto a Torino – a generalizzare e quindi a offrire una lettura che rischia di essere assunta come arbitraria.

E’ questo uno degli aspetti in cui la mano del letterato si lascia andare a qualche forzatura. Il destino ha voluto che questo testo letterario diventasse un testo di storia. Ma così non è, non ci sono mai state le due ore di spari che i tedeschi avrebbero fatto prima di passare a bussare direttamente alle porte delle famiglie ebree. E’ una licenza poetica di Debenedetti, non l’unica.

Debenedetti fine critico letterario e amante di Proust ha scelto l’attualità di quegli anni per elaborare i suoi testi di narrativa, pochissimi a confronto della mole di saggi. 16 ottobre ’43 è senz’altro l’opera sua più nota e riuscita, non esente però dal gusto di incorrere in qualche cliché e di prendersi qualche libertà che non ne attenua comunque il generale impianto di denuncia e di lamento civile. Meglio leggerlo in disparte, piuttosto che recitarlo ad alta voce…Il rischio poi è di sceglierne alcuni accenti che rischiano di diventare stonati.

E così stasera, al Ghetto, qualcosa di stonato qua e là emergeva. Almeno per me. Difficile mettere in scena la razzia di oltre mille persone, uomini, donne e bambini. Tanti bambini, oltre duecento…E più che la condizione credulona vale, io credo,  l’innocenza.

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